Graphic NovelMurder MisteryUno sciame di vespe

Uno sciame di vespe. Capitolo 3, due pr indagano…

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Ondina e luce salutarono Chic con una colazione nella pasticceria più rinomata di Milano. Ma i discorsi non verterono certo, sui bei vecchi tempi.
“Ondina hai sentito che hanno usato le bacche del vischio?”
“Si l’ho letto ”
“A me l’ha raccontato Anna Laura, la figlia di Marella”.
“Ahhh… dimenticavo che ho davanti l’Ansa in persona. Comunque è la conferma che non possono essere stati quei due schiocchi. Lo zio di Celeste ha un impresa, fa finiture, per lucidare i metalli usa la stricnina. E’ un mio cliente e lo so bene. Perché avrebbero dovuto usare le bacche di vischio? Suonano complicate e rischiose, non trovi? E poi come avrebbe fatto ad entrare? Nessuna delle ragazze era ammessa.”
“Si dice che all’ingresso abbia detto che aveva un documento importante per Chic. Il tuo cliente ha confermato che si sono visti”.
“Federico Dominioni cuor di Leone. Luce, ti  va di vederci chiaro?”,
“ Eccome. Mi sto annoiando terribilmente. 
Ieri un cliente mi ha fatto una scenata perché il campionario che gli ho restituito era rovinato,  mancavano cose; insomma il solito. Sanno benissimo che quella è roba che do ai giornalisti perché la portino un po’ giro. Sono oggetti che devono considerare persi. Io dico che glieli presto… ma sai…
Invece parliamo di cose belle: a proposito delle  nostre indagini… nel pomeriggio sono stata convocata da Barelli, di Onda Verde…”. 
La vipera velenosa non perde tempo, magari l’asasssina è proprio Luce, capacissima, pensó Ondina,
“Aggiornamento tra una settimana?”. 

Ondina andò dall’estetista: non una qualsiasi ma Adelina che aveva un piccolissimo salone. Ovvero la seconda  casa di Chic. Lei ci andava di rado, troppo lontano da casa, preferiva la soluzioni più veloci. E questo era un problema: doveva indurla a parlare, creando fiducia in una manciata di minuti. 
Cosa meglio del denaro, pensó per stabilire un legame evidente con Chic?
”Per caso hai dei conti in sospeso con Chic? Dimmelo che saldo subito, ho l’autorizazzione della famiglia”. Fu rischioso…non sapeva cosa aveva fatto il marito… ma assieme alla maschera “sono una di voi” funzionó. 
Adelina si disse convinta che l’assassina fosse Celeste. 
Chic passava tutti i suoi appuntamenti al telefono, con questo, quello, i punti delle varie situazioni dallo studio. 
“Sembra…“ pausa…poi  “scusa se te lo dico, so che è un tuo cliente, ma se non fosse riuscita a portarti via Gnam gli avrebbe tolto il part-time e questo come minimo perché parlava anche di licenziarla”. 
“Celeste sai come ha reagito?”
“Sinceramente quando veniva a fare qualche trattamento era felice. Si sentiva già socia dello studio di Chic. Raccontava che l’aveva portata fuori a pranzo in questi posti super lusso e via così. Probabilmente non si è resa conto che camminava su un filo. Poi quando la realtà le si è palesata, metti anche che si è innamorata del tipo, i figli, il marito che da quello che diceva era noiosissimo.., ha perso la testa”.

Luce andò al suo appuntamento da  Onda Verde.
Quando Lorenzo Barelli dovette pensare ad una sede milanese per il suo progetto scelse un’antica villa che ha in giardino un piccolo specchio d’acqua con un gruppetto di fenicotteri.
Bisogna sapere che Milano è una città nascosta, dietro i portoni dei palazzi, nelle vie  che si allontanano dal via vai del centro, ci sonopiccoli boschi; stalle ottocentesche conservate in qualche giardino condominiale, garage che erano vecchi refettori affrescati e che qualche condomino ha restaurato.
Certo l’intenzione per Onda Verde non era la poesia, al contrario il marketing, stabilire una relazione tra immagine ed identità. Fu Chic ha consigliare il posto. Così come consiglio’ di considerare il personale come il follower di un social. Bisognava averne un certo numero per mostrare il mondo il successo. Per gli stipendi c’erano sempre gli aiutini della politica e comunque ne avrebbe avuto un ritorno per conseguenza della reputazione che Onda Verde si sarebbe fatta. Il problema è che persone validissime si trovavano parcheggiate a fare nulla, l’impresa di Barelli si occupava di allestimenti floreali, aveva montagne di lavoro, ma ad evento.
Morale serviva una persona che tirasse  fili, dotata di una forte sensibilità politica, con tutto quello che queste parole possono signicare. Lorenzo Barelli trovó questa persona Iris Colombo. 
Dopo i primi conenevoli Iris chiese a Luce: “ Pensa di lasciarci una collaboratrice ? Glielo chiedo giusto perché Chic ci aveva mandato Celeste…Sinceramente dopo quello che è successo noi  ci siamo colpevoli: lei è Dominioni si erano conosciuti qui”.
“Veramente?” Chiese Luce.  
“Lui era venuto per L’evento da Gnam. Poi  spesso la veniva a prenderla dopo il lavoro… Io ho parlato chiaro con Celeste”, “Qui c’è gente che da il cento per cento… questa è un -azienda- che crede ancora a certi valori… ma è finita com’è finita.” 
(In realtà accadde che sia questa Iris che Barelli erano ad osservare l’accadere degli eventi  per capire se potevano utilizzare la cosa in qualche modo.)
Poi raccontó che proprio per questo fatto il Dottor Barelli non propose a Ginevra di venire a stare nell’appartamento che avevano ricavato nella villa, dopo l’arresto del marito. Era come avere sotto gli occhi il tradimento.
”Andiamo dal dottor Barelli?”

Luce fu ricevuta da Lorenzo Barelli in un terrazzo coperto sul tetto della villa..
”Ha visto la nostra sala riunioni?”
“E’ bellissimo… e le farfalle“
“pensi anche questa fu un’idea di Chic…”
“Scusi l’impertinenza ma… lei e Ginevra  vi conoscevate già…?”
”Eravamo amici inseparabili, beninteso anche con  Chic : il gruppo fiorentino a Milano.”
“Poi cosa è successo?”
“oh ci fu una questione antipatica legata al danaro…una casa… insomma ci perdemmo di vista e lei sposó Dominioni. Le dico la verità, se non fossi stato gay l’avrei sposata io.

Ondina passava nello studio di Chic due pomeriggi a settimana. I clienti, dopo il terribile fatto, le chiesero di aiutare le sue collaboratrici con le fasi di passaggio. Ondina aveva casa piena di scatole di cioccolatini e panettoni che ogni tanto qualcuno le regalava. Ne prese una a caso  e la fece diventare il pensiero di Natale per il  portiere di via San Vittore 888.
“Oh Grazie… non doveva disturbarsi. A proposito ho visto la signora, al funerale di Chic… quanti anni…”
“Ma a chi si riferisce?”
“La signora Ginevra”
“la conosce?”
“Sii Abitava qui… proprio nell’appartamento dove adesso c’è lo studio”
“Ah si? “
“Ci fu lo sfratto, la signora chic per non vedere se ne andó per qualche giorno”
“Stiamo parlando della stessa persona? La famiglia di Ginevra è una delle più ricche di Milano!”
“ Mah, sono cose che non so. Quando gli chiamai il taxi sentii che chiese di essere portata in un hotel di lusso. Mi sembró tutto strano. Neanche mai si interessò delle cose che aveva lasciato. “

Ondina entró in studio, chiuse bene la porta della sua stanza e telefonó a Neri Bacci.
“Si… ci fu di mezzo un gioiello di famiglia… sai che la famiglia di Chic ha una piccolissima casa d’aste… Ginevra  problemi di soldi…”
“Ginevra? Ma io sapevo che era ricchissima…”
“Non mi fraintendere… era giovane e pensava di essere un po’ al di sopra delle regole comuni, tipo pagare l’affitto. Quando arrivò il decreti ingiuntivi lei la prese come un offesa personale, mi pare distrusse un decoro antico.. o una cosa del genere”
”Ma la sua famiglia non intervenne?”
“Probabilmente neanche lo sapevano, poi stavano comprando degli ipermercati in Belgio. 
Ginevra non si è mai dovuta preoccupare del denaro, sinceramente non gli dava peso. Poi a quei tempi era  impegnata in un suo progetto, non ricordo bene cosa. Comunque, l’idea di dare in pegno l’anello della nonna fu di Chic. Probabilmente Ginevra lo prese come uno scherzo. Ma sappiamo chi è Chic e quanto ama i gioielli… che effettivamente sia passato alla casa d’aste non ci metto la mano sul fuoco…visto che Chic si tenne il gioiello, ne fece una cavigliera, forse l’hai vista.. Non che Ginevra abbia accennato a restituire quanto prestato. Ci fu lo sfratto e quando i proprietari vendettero, comprai io, come regalo di nozze a Chic. Ma tranquilla, probabilmente si facevano ancora il regalo di Natale.”

Federico Dominioni, ottenne gli arresti domiciliari. 
Quella sera, il palazzo di Via della Spiga dove risiedeva,  fu teatro di un icendio devastante. 

Luce e suo marito Marco Bianchi erano nel privé del Flor, con la Sindaca e sua moglie.
Per una volta il protagonista sarebbe stato il marito di Luce, anche se era una vittoria per entrambi. Si trattava di una cena che funzionava come l’ultimo colloquio per una posizione molto ambita: il comune cercava un nuovo pr. E da che Marco Bianchi cominció a lavorare per “Supellex” … era infelice, frustrato. Detestava il lifestyle; si vedeva fatto per la politica, l’economia, gli intrighi di potere. Ma, ai tempi  la capacità d’influenza della sua famiglia gli  permise di arrivare solo ad una rivista di design. (Sempre premesso che Supellex è la rivista del design). Poi però sposó Luce, che grazie ai fili che abilmente aveva intessuto, gli offrí questa nuova possibilità.
Ma mentre si apettava il dessert alla Sindaca squilló il telefono. Era preoccupata, disse “dobbiamo tornare a casa?”  e poi “ma non si era trasferita in hotel?”.
Venne fuori che era il portinaio,  che esordì come “non si spaventi se trova tutte le persone in strada”. Successe che nel palazzo di fronte a casa loro c’era stato un incendio e sembra che qualcuno  avesse visto Ginevra, la moglie di Dominioni, appena prima che accadesse il fatto, scappare. 

Luce suonó il citofono di Ondina quasi mettendoci le dita dentro.
“Ma ti sembra l’ora di fare visita a qualcuno? E’ quasi la una. Mandale un messaggio se proprio devi dirle qualcosa di urgente”.
“E se gli inquirenti stessero intercettando il telefono di Ondina?”
“Ti senti mentre parli? Per caso nella tua famiglia ci sono stati caso di malattia mentale?”
“… Ah ecco sta rispondendo… Ondina ti devo vedere subito”
”Sali”

“E’ stata lei, Ginevra”,dissero all’unisono.  
“Come  ho fatto a non capirlo? ” disse Ondina: “L’idea del catering -Coctail più piatto di portata- e’ stata di Ginevra dice che la presa dal suo viaggio a New York. Lo scopo era nascondere il sapore delle bacche di vischio che tra parentesi hanno significato  il tradimento…” “Era Ginevra che Chic ha visto… ecco spiegata la sua espressione.”Ondina e Luce Erano felici.
“Vado a prendere lo champagne” annunció Ondina.
“Scusate… non vorrei spegnere l’entusiasmo” intervenne il marito di Luce “maadesso cosa avete intenzione di fare?Se viene fuori il vostro nome, potete anche chiudere i vostri studi.”.
Ma Luce aveva la soluzione “Potremmo dare  la storia in esclusiva ad Anna Laura.. Santo Cielo, non l’ho più richiamata chissà cosa penserà… ti dico lei perché è alle prime armi ed il suo posto al giornale è assicurato fino a che arriva qualcuno più raccomandato di lei. Già lo stage è un brutto segno se si è figli di giornalisti, quindi è manipolabile”. 
“Mi sembra ottimo”, “però -aggiunse Ondina- dobbiamo decidere cosa vogliamo fare:Ginevra in carcere non fa bene a nessuno. Giusto? Cosa dici chiamiamo un avvocato e diamo una ripulita? pensa la sua povera famiglia… trascinata in questo scandalo… e  lei ha sofferto tanto. Dominioni mi ha detto che l’hanno scorso ha perso mamma”.
Luce “Marco, chiama la sindaca; raccontale tutto nei dettagli… certo prima qualche mese in clinica con un forte supporto psicologico…potrebbe essere un buon candidato per le europee. Il simbolo delle donne che risorgono dai propri errori”.

Il lieto fine, però, fu un altro..

Terminate le incombenze degli ultimi clienti, lo studio Chic venne chiuso definitivamente. La famiglia decise di locarlo. 
“Luce, a te piace ancora questo lavoro?”
“Oddio Ondina…”
“Affittiamolo noi l’ex studio di Chic…mettiamo un agenzia investigativa sotto mentite  spoglie. Tanto Celeste non troverà mai più lavoro, l’assumiamo noi come segretaria con un contratto capestro nel caso riveli che dietro il progetto ci siamo noi”.
“Sai che l’idea mi piace, potremmo chiamarla agenzia investigativa Chic”…
E fu così che andò. 
Ondina e Chic Inaugurarono agenzia a suon di Champagne.

Fine.