Uno sciame di vespe. Capitolo 2, Dopo.
Dopo
Il marito di Chic, arrivò a Milano quando ormai era spuntata l’alba. (Entrambi erano originari di Firenze dove peraltro vivevano – almeno ufficialmente per quanto riguardava Chic).
Mai persone erano state più diverse.
Lui, Neri Bacci, amava numeri e concretezza, dicevano che era la reincarnazione di suo nonno, il quale aveva dato origine alla dinastia. Erano i proprietari della friggitoria più antica di Firenze. Ed ora stavano studiando di aprire dei franchising in tutta Europa con le specialità fiorentine.
Chic, era Chic. Erano un cliché ambulante dell’espressione “gli opposti si attraggono”. Forse entravano in gioco i lati oscuri… chissa. niente di più falso.
Resta che si amavano.
Neri rimase nell’appartamento di Chic per il tempo di appoggiare il bagaglio. Sapeva che sua moglie era costantemente in studio (era al piano di sotto). Si sedette alla sua scrivania, chiuse gli occhi e cercò di sentire il suo profumo.
Più tardi sarebbero arrivate “le ragazze”. Nessuna delle collaboratrici, di nessuno studio era ammessa all’evento da Gnam. E se non avessero visto un telegiornale appena alzate, oggi sarebbe stato come come qualunque altro giorno.
Luce, dopo quello che era successo, non ci provó neanche a dormire. Cosa poteva fare se non il suo lavoro?
Accese il computer e progettò un piano di comunicazione per Onda Verde, il maggiore cliente di Chic. Studió: bilanci, competitors… Al suo posto Chic avrebbe fatto lo stesso.
Poi verso le 8, suonò l’IPhone: era Anna Laura, la figlia di Marella (una giornalista di “Quid Fiet”, l’aveva fatta entrare al quotidiano con uno stage. Ma a detta di tutti quella ragazza si sapeva muovere molto bene.)
Le propose un caffè ad un chiosco del Parco Montanelli.
Era perfetto a due passi da Onda Verde e mai mettere limiti al caso..
Inforcó la bici e via.
Quella con Anna Laura fu una conversazione curiosa.
Nel senso che in tutto il suo fiume di parole, disse che aveva appena scoperto che il veleno che uccise Chic era il succo di 12 bacche di vischio messo nel daiquiri.
Poi certo:“Luce ti prego aiutami, questo lavoro è la mia vita, ti va di raccontarmi i retroscena della serata?”, che era l’obiettivo era l’obiettivo. Sapeva che era amica di Ondina e Chic.
“Senti, credo che tu ne sappia più di me. Ma te l’ha detto il tuo fidanzato?”
-fidanzato da questa notte- pensó Chic. Ormai anche i sassi sapevano del povero Ludovico, il figlio del medico legale che si occupava del caso, innamorato di lei dai tempi del liceo. (Chi conta, borghesia ed alta borghesia si conisce tutta”.
Poi aggiunse “scambiamoci le informazioni ti va?” Anna Laura credette di uscire vincitrice. Povera ingenua. Luce poteva mangiarsela a colazione.
La giustizia si mosse.
Ondina Savoldi fu chiamata a rendere interrogatorio.
La pr si immaginava un interrogatorio da film.
“Se credessero che l’ho uccisa per tenermi il cliente?”
E a dire la verità Gnam era stato una benedizione, la possibilità di allargarsi al food ed al mercato dell’arte.
(Lei faceva design, i suoi clienti parlavano continuamente di innovazione, eccetera, eccetera… spesso erano grossi nomi -e per fortuna: chi li avrebbe pubblicati se no?- ma era un continuo omaggiare chi nel passato: c’era riuscito a fare a raccontare un’epoca. Questi creavano con il piano di marketing a fianco. Oh certo le imprese che investivano ed innovavano, instancabilmente, esistevano. Ma arrivarci era difficile. In genere avevano la pr interna e non il solito parente bisognoso dello studio esterni ma una professionista che sapeva il fatto suo. Avevano proprio un diverso il modo di incedere. Ad esempio Ondina aveva un paio di studi di architettura nomi altisonanti ma senza soldi. Per avere due righe doveva movimentare ogni conoscenza e se li teneva giusto come biglietto da visita. Ma da qui ad uccidere una persona…ce ne correva. E poi avrebbe dovuto trasformarsi in una killer professionista, perché l’andazzo nel suo lavoro era quello. era pane quotidiano.
Beh la pensavano così anche gli inquirenti, perché Ondina quasi non riuscì a togliersi il cappotto.
Intanto non c’era neanche il pubblico ministero. Si trovó di fronte un commissario che voleva sapere unicamente se fosse a conoscenza “della relazione tra Federico Domignoni e Celeste Villa?”. Li, per li, non collegó questa Celeste Villa con la dipendente di Chic. Non poteva credere alle sue orecchie.

Ondina era in uno dei suoi momenti perfetti.
Aveva una filosofia a proposito: i giorni difficili gli avevano insegnato che ovunque nel mondo erano disseminati dei luoghi incantati. Un hotel a cinque stelle, panorami, abiti, quadri, un cappuccino, persone sconosciute… Chiunque o qualunque cosa che abbia le chiavi del tempo perché costoro hanno il potere, per una manciata di minuti, di trasportare nell’Olimpo, dove tutto è grazia e armonia.
Ed ognuno di noi ha una mappa interiore che permette di scovare i propri momenti perfetti.
Per Ondina uno di questi era il terrazzo di casa. Li si mise a pensare. Era chiaro che i sospettati erano Dominioni e Celeste.
Ma non aveva senso. Quale sarebbe stato lo scopo? Due cuori ed una capanna?
Per prima cosa Dominioni sposando Ginevra Costantini Bianchi aveva trovato l’isola del tesoro. La famiglia di lei era nel ramo dei supermercati, e di sicuro, lui era bravo quanto si vuole non sarebbe mai riuscito ad arrivare dov’era.
Per non parlare di Celeste… aveva tre figli! e mai sarebbe riuscita a trovare un altro lavoro. Il padre ex giornalista di “Gloria Mundi” era in pensione da anni, quale influenza avrebbe potuto vantare? Non avrebbe mai più trovato lavoro; ecco.
Ma forse a pensarci, perché di fondo erano due pusillanimi, abituati a stare sotto l’ombrello della “Famiglia” che fa, ottiene, protegge, era esattamente queso il motivo per cui erano diventati amanti. Avere un po’ di libertà senza pagarne il prezzo. Una parentesi, in vite vincolate all’interesse e al comodo.
Arrivò il giorno del funerale.
Le due pr non mancarono

Particolare l’odore dell’incenso, non ha una via di mezzo o lo si ama, o lo si odia. Nube di buio e dolore che ti sta piovendo addosso? oppure, mistero e magia? Luce lo adorava, era come sentire il profumo di una sfida intrigante. Associava quell’ odore pungente ad un percorso. Andava pazza per le consorterie, l’insinuarsi in ambienti chiusissimi, tutti quei do ut des mascherati dalle più sottili strategie politiche.
A volte le capitava di guardarsi attorno e non capire come le altre persone non vedessero il mare di possibilità da cui erano circondati.
Luce, non si perdeva un funerale, se i defunti erano giornalisti o imprenditori. Occasioni uniche per allargare il proprio patrimonio di conoscenze. “Permesso..”, “Oh mi scusi”, “ciao come va? …che occasione”, “vuole un fazzoletto di carta? Che tragedia…” “tu sei una giornalista vero? Mi sembrava di ricordati “ Ti do il mio biglietto da visita, vediamoci per un caffè nei prossimi giorni… dai…”. Chi muore giace, chi vive di da pace.
Chic sarà stata anche una sua amica: ma forse poteva resuscitarla? Le avrebbe reso omaggio poi.
Per ora ascoltava il pettegolezzo bisbigliato dai più “ hai sentito dell’amministratore delegato e della dipendente di Chic?” “Erano amanti, sembra che l’abbiano uccisa loro”, “Ah davvero?”.
Ondina era in piedi, vicino alle navate laterali. Amava osservare il modo in cui le persone interagivano.
Aveva letto che il lavoro dei traduttori fosse qualcosa di assolutamente creativo. Perché lo stesso significato di una parola tradotta in lingue diverse porta in luoghi differenti. Allora cosa c’è dietro un movimento stereotipato, quale meccanismo, quale strada percorre prima di incanalarsi in una cultura? Qual’era la sua vera forma? Davvero il corpo non può mentire?
Di fatto stava guardando una cosa curiosa: non riusciva a capire dove cominciasse la moglie di Dominioni e dove finisse Lorenzo Barelli di Onda Verde… avvinghiati come erano. E poi sempre lei, Ginevra Costantini Bianchi, la moglie di Dominioni, seduta in prima fila assieme alla famiglia di Chic?!?
Al contrario il suo cliente che avrebbe avuto tutto l’interesse a mostrarsi affranto ed estraneo ai fatti ed ai pettegolezzi sembrava fosse “non pervenuto”.
Federico Dominioni era un tipo di persona che pensa, soppesa, riflette … e particolarmente quando è in gioco il suo interesse. Ma ad un certo punto ruppe gli indugi e quella telefonata decise di farla.
Erano entrambi nel cortile interno della basilica di Sant Ambrogio, ma parlarsi, farsi vedere assieme non sarebbe stato prudente. e
“Celeste io non me la sento più di andare avanti”
“Certo. Non è più conveniente stare con me”
“Ma ti rendi conto? Chic è stata assassinata. Hai idea di cosa può succedere se viene fuori che siamo amanti? E questo solo per prima cosa. Poi ti ho mai fatto intendere che avrei lasciato mia moglie? Poi proprio tu Celeste: hai tre figli. Ragiona”.
“Secondo me il problema vero è che hai paura di Ginevra. Se ti lascia tu devi smettere di giocare a fare l’amministratore delegato”
“Senti, facciamo rimanere tale, una cosa che è stata bella.p”
Seguirono diversi francesismi, fino a che Celeste decise che erano sufficienti e gli sbatté il telefono in faccia .
Il giorno dopo, all’alba, furono arrestati.
Elisabetta Guida
(testi ed immagini sono miei. @elisabettaguida)


