Graphic NovelMurder MisteryUno sciame di vespe

Uno sciame di vespe. Capitolo 1, I’assassinio.

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 Cosima Cappellini Ciampi, detta “Chic”, lasciò questo mondo all’evento dell’anno. 
La prima cosa saltava agli occhi ad incontrarla era il suo  aspetto in contrasto con il suo atteggiamento. Intenso quest’ultimo proprio nell’insieme delle energie che sprigionava; l’allure, direbbero i francesi.

Infatti a fronte di un corpo magrissimo, sproporzionato e da lineamenti così duri da sembrare cattivi, lei, si sentiva niente meno che la Venere di Botticelli. Associatelo al suo bisogno di stare sul palcoscenico e al non essere abituata ad essere contraddetta. Certo, a proposito, niente è come nascere in una di quelle famiglie da 5 nomi e 4 cognomi, perché c’era sempre una convenienza a farsela amica, ad essere compiacenti. .
Eppure, massima  contraddizione, era una pr con un talento naturale. Nessuno, avrebbe potuto vincerla. 
Il suo lavoro era parte di lei, tanto che sarebbe stato difficile dire, se lavorasse sempre o mai. All’inizio una parte delle indagini percorse questa strada, pensando che movente ed assassino si trovasse qui.
Ma non anticipiamo i tempi.

 Al supermercato Gnam gli invitati cominciavano ad arrivare.  
L’idea  era dichiarare al mondo che:  sculture, disegni, fotografie d’autore non sono differenti da pane, pomodori, pesce  carne e tutto quello che si può mangiare. Semplicemente servono a vivere. Insomma, uno schiaffo agli intellettualismi.
Ci sarebbero state gallerie d’arte, collezionisti, giornalisti di quotidiani e riviste. Legioni di pr, perché chiaro ognuno aveva la sua.  
Ed a coordinare il tutto lo studio di Ondina Savoldi, assunto dall’amministratore delegato fresco di nomina, Filippo Dominioni.
Da quando tra gli addetti ai lavori cominciarono a trapelare  indiscrezioni sull’evento, si favoleggiava sul catering. Girava anche voce che gli inviti fossero numerati, quindi divenne il più ambito della stagione.
Bisogna dire che Ondina Savoldi questo evento aveva dovuto sudarselo. Filippo Dominioni avrebbe preferito qualcosa… “per tutti”
Ma il lavoro di Ondina pretendeva fosse una funambola.  Badget sempre più limitati, pretese sempre più assurde;  Delle volte arrivavano a darle la colpa anche dell’insuccesso commerciale di un prodotto, come se l’avesse progettato lei! Dunque ogni evento era un puzzle di conoscenze e favori da coltivare per ottenere pubblicazioni gratuite o al minor costo possibile. Lei con questo lavoro si guadagnava da vivere, “facile  parlare di etica quando te lo puoi permettere” ripeteva spesso.

Dentro, Ondina si stava confrontando con Dominioni per definire gli ultimi  dettagli. 
All’ingresso c’era Luce Villa Chen, un altra pr,  che con il marito aspettava di entrare. Davanti a loro, c’era una giornalista di un femminile, “Pulcherrima”, con il suo gruppo di amici. La pubblicazione era tra le più importanti del settore. Dunque che avesse o meno l’invito non faceva la differenza, da sola o con venti persone al seguito..
Ma quella volta le ragazze di Ondina furono irremovibili. Luce approfittó dell’occasione. Un contatto in quel giornale poteva venirle decisamente comodo e l’Universo glielo stava offrendo su un piatto d’argento. 
A Ondina squillò il telefonò, vide il numero di Luce.
“ Ciao… scusa, lo so, sei impegnatissima, mi odierai…ma ci sono dei problemi con una sua giornalista”. Pensó : brutta impicciona, intrigante, qui non hai clienti, i sei soltanto il più uno di tuo marito”
Ma rispose: “Sono all’ingresso, tra un secondo”.
“Ondina… cosa dici li facciamo entrare in cambio di una fotografia sull’Instagram di Pulcherrima?” La pr di Gnam fingendo di soppesare la situazione “ beh… per questa volta, visto chela super blogger ha declinato l’invito…’ E Luce: “Oddio ti prego i blog…” in quel suo modo come se dicesse: “oh guarda, un fiocco di neve sul cappotto”, ma si vedeva che gli rodeva,  con il marito giornalista che scriveva per “Supellex”  in contratto di solidarietà.
Ondina abbracciò la giornalista strettissima e disse “ma secondo voi vi lascio fuori”? 
Intanto in fondo alla fila spuntava Chic  vestita Chanel da capo a piedi. Era con  Lorenzo Barelli, titolare di un impresa di Floral design, conosciutissima. Gli allestimenti da Gnam erano opera  sua. E non sapeva più come fare per distogliere l’attenzione dal suo cliente sulla performance di Luce. 
Pensava: che  non gli venisse in mente di farsi rappresentare da quella 
Ma per fortuna scoppiò un altro tafferuglio,  questa volta era la “banda del panino”. Essenzialmente la questione girava tutta intorno a  “perché loro si e noi no?”, considerato che erano giornalisti con tanto di tesserino? Il problemi erano:
1- si trattava di persone andate in pensione e senza collaborazioni.
2 – ad Ondina erano utili perché li invitava ad eventi a cui nessuna voleva andare. E i clienti vedevano tanta gente ed erano contenti, ma non era il caso di Gnam.
Così per tenerseli buoni, dopo  avergli giurato che gli ingressi sono numerati, si produsse in  un “io vi voglio bene” accorato e gli fece portare le pizze”.

La serata procedeva secondo scaletta. 
La Sindaca era solita arrivare come minimo un ora dopo per poi fare discorsi lunghissimi. Situazione che aveva già previsto.
Decise di fare partire lo spettacolo.
Gli ospiti dovevano essere distratti e lei aveva bisogno di una pausa.
Andó a cercare chic.
Perché sì, per un cliente in più, avrebbero fatto le peggiori cose. Ma erano amiche per la pelle. 
La vide mentre metteva in atto quel suo strano modo di fare stringeva forte il bicchiere, e beveva con così tanto impegno che gli si formavano le fossette, come se volesse cancellare qualcuno dalla faccia della terra.
“Ciao Chic, ti avviso che Luce a parcheggiato suo marito dalla sua fidanzata, ed è in giro a rubarci tutti i clienti. Conoscendola da domani saremo disoccupate”
”Ah ecco perché Lorenzo Barelli non torna”. 
“Chic… ma stai bene cosa succede?”
”No…  ho la nausea e mi stanno venendo dei dolori fortissimi allo stomaco “
”Ti chiamo un taxi e qualcuno che ti accompagna a casa”.

Ondina, mise Chic, nelle mani della sua inseparabile sorella, Elettra e la raccomandò di accompagnarla a casa e non lasciarla mai sola. Si sarebbero sentite al telefono. 
Poi guardando con orrore il piatto di crostacei, che la sua collega stava mangiando, si diresse in cucina come una furia e pretese di vedere le bolle di consegna.
Per precauzioni proibì alla cucina di servire altri frutti di mare, chiedendo che i gusci di quelli già serviti non venissero buttati  i resti di quel piatto.
Ancora nessuno poteva immaginare che il veleno era nel Daiquiri.
Chic, in taxi,  non aveva più il controllo sul  suo corpo. 
Non riusciva a distinguere se parlava o pensava, se la voce era la sua o quella di qualcun altro. Percepiva tutto lontano distante. Ogni tanto puntava col dito uno spazio indefinito tra il sedile del passeggero ed il parabrezza. La voce di Elettra era diventata come fosse stata un eco lontano. Intanto il taxista che aveva appena preso via Crispi -le tre pr abitavano tutte in zona Sant Ambrogio- fece inversione e la portò all’ospedale degli eroi. Territorio dei Radical Chic della città, d’altra parte era il Pronto Soccorso più vicino. 
Quando arrivarono Chic respirava a stento. 
Spirò sulla barella intorno alle 11 di quel martedì sera. Elisabetta Guida

@ testo e disegni sono miei.