Una passeggiata per la Milano alchemica.

Milano è una città alchemica travestita da capitale finanziaria.
Una svista dovuta al fatto che lei sperimenta, produce, trasforma. Ma basterebbe una mappa e l’apparenza si diraderebbe all’istante. Certo è tutto un discorso di stratificazioni, bisogna leggere la cartina come una torta a strati con un punto di partenza temporale: gli Sforza.


La prima sfoglia è la materia. Quella grezza che arrivava dai navigli; piuttosto che i corpi intaccati dalla malattia. Cá Granda fu il primo ospedale pubblico organizzato scientificamente di fine 1400.



Le fotografie sono mie. L’ultima è stata scattata alla Milan Academy Of Art, durante il corso di Figura dal Vero.
Poi c’è il fuoco; la seconda sfoglia, l’elemento che consente la trasformazione. Gli alchimisti allo scopo, avevano un forno che chiamava “Athanor”. E se lo si volesse vedere tramutato in luogo, ai tempi sarebbe stato il Castello Sforzesco. Qui c’erano ingegneri, architetti, artisti, scienziati, medici. Anche se gli esperimenti e le metamorfosi, per via del rumore, della polvere, del fumo, oltre al rischio di incendi, erano dislocate per la città. Se capita di camminare per le vie attorno al Duomo, i nomi richiamano le officine ducali: Via Spadari (si facevano spade), Via Armorari (si facevano armature), Via Orefici (c’erano le gioiellerie) eccetera. Mentre intorno agli ospedali, nei conventi c’erano gli orti, gli speziali, i distillatori, che creavano farmaci, unguenti. A Brera c’erano le botteghe degli artisti. (La fotografia è di Giovanni Dall’Orto / Wikipedia)

L’obiettivo era pietra filosofale, che nella pratica ha un significato che coincide solo in parte dalla trasformazione del vile metallo in oro. Oggi sappiamo che il piombo e l’oro hanno una struttura chimica diversa. Ma allora si credeva che i metalli crescessero nella terra come organismi e che dividessero la stessa natura.
Quindi sarebbe bastato accelerare il processo naturale per ottenere la materia compiuta. Questo però significa anche che se l’oro resiste alla corruzione, esiste un’essenza incorruttibile . E per trovarla bruciano, distillano, fondono. A partire dalla scoperta della chimica si è visto c’è sempre un altro strato che rende la perfezione imperfetta.
Nel 900 si è scoperto che anche gli atomi si possono dividere.
Forse un tentativo ci particella incorruttibile, potrebbe essere considerato Duomo: un cantiere durato due secoli (tempo) , la pietra portata verso la perfezione (trasmutazioni continue).
Il terzo strato, non è una sfoglia ma un ingrediente invisibile presente in quasi tutte le torte: il sale. Che nel caso di Milano sono i segreti custoditi nella rete delle biblioteche private dei Palazzi Nobiliari, dove a volte si trovavano opere messe all’indice. Il confine tra scienza e magia era sottilissimo.
La passeggiata alchemica che voglio proporre si muove dentro questa Milano. Come dicevo ognuno deve resuscitare da qualcosa e questo secondo me il percorso per farlo bene.
1- Si comincia dalle viscere della la terra; il punto più antico di Milano, dove secondo alcuni storici tutto è cominciato. La Cripta di San Sepolcro.

Non leggete, non usate audioguide, non badate troppo alle opere intorno. Solo entrate, e sentite la stratificazione del tempo. Focus sul pavimento: Le pietre su cui sono poggiati i vostri piedi sono quelle dell’antico foro romano.

Quando vi troverete in Piazza Cardinal Ferrari, di fronte alla Pinacoteca Ambrosiana, girate a destra. Invece tornate da Sinistra per ritrovarvi sulla stessa piazza. In pratica fate il giro. La metro è Cordusio. Non dovete entrare nella Chiesa di San Sepolcro per scendere nella Cripta. E’ a pagamento, costa 8 euro, non credo convenga l’ingresso prioritario. Insisteranno per farvi acquistare il biglietto cumulativo del museo, ma se seguite la mia passeggiata non ha senso.
2- Poi si passa all’incontro con la morte! San Bernardino delle ossa che più che una cappella, è un’ampolla alchemica. Sotto ossa, morte, polvere, (letteralmente); sopra l’affresco con le anime che salgono verso la salvezza.


Le fotografie sono entrambe di Giovanni Dall’Orto / Wikipedia.

Secondo me fate Via Spadari e le vie interne. Passate dal Duomo al ritorno.
Questa cappella, con le parati fatte di tibie, teschi e varie altre ossa umane, nasce da un esigenza reale. Nell’XI secolo nellolo spazio dove adesso c’è Palazzo Reale è una parte di Via Larga, fino a Piazza Santo Stefano era occupato dall’Ospedale di Brolo. Si trattava di una zona aperta, periferica ma attaccata al centro della città, -Il nome “brolo” significa orto-. La struttura accoglieva: malati, poveri, pellegrini, bambini abbandonati. Fu uno degli ospedali più importanti della città fino a che gli Sforza non costruirono Cá Granda. Resta che nel medioevo la mortalità era altissima, le epidemie continue. Immaginate in un ospedale.

Nell’ossario si entra dall’edificio di fianco alla chiesa
I cimiteri spesso piccoli e vicino alle chiese -credevano che aiutasse l’anima- si riempivano immediatamente, spesso dovevano diseppellire quello che rimaneva dei corpi per fare posto ad altri. Così nacque l’ossario. Nel 600 divenne famosissimo, c’era la moda di adottare simbolicamente i teschi e pregare per la loro salvezza. Ma questa era un altra epoca, noi stiamo con gli alchimisti. Quando sarete lì, guardatevi intorno e chiedetevi, come potreste attraversare la luce dipinta nell’affresco. La risposta è nella terza tappa.
3- La Sala delle Cariatidi e Kiefer. Se leggete l’articolo dopo il 27 settembre, mi spiace perché indipendente che la mostra vi possa piacere o meno: si sente la vibrazione. Immaginate palazzo reale sotto, a modo di Athanor, il forno alchemico, e ‘l’ampolla’ San Bernardino delle Ossa sopra. Et voila, les jeux sont fait.

Perché Kiefer è un maestro a combinare sostanze, distillare i liquidi, far reagire metalli e minerali. È un’artista costruttore di mondi.

Ad un certo punto della sua vita negli anni ‘90, Kiefer si trasferì in Francia, compró un area industriale dismessa a Bariac, circa 70 kilometri da Avignone, e ci ha costruito un villaggio alchemico sotterraneo che trasformó nel suo studio. Quaranta ettari di una rete di tunnel complicatissima, cripte, biblioteche di piombo – in alchimia materiale di partenza, l’inizio- torri instabili come fossero rovine future. L’obiettivo era costruire un luogo dove la materia può invecchiare e dunque trasmutare. Se fate caso: la Ribaute – il nome che ha dato alla sua tenuta- funziona come la Sala delle Cariatidi. Entrambi, in modi diversi, hanno attraversato la distruzione. Entrambi sembrano in cammino verso perfezione. È come se fossero strutture in movimento. (Mi hanno ricordato la serie su Netflix 1899, ma traslata sulle archietture). E chi espone o chi guarda è completamente dentro. Kiefer ultilizza la situazione per aumentare ancora di più l’impatto.
4-

Da Palazzo Reale, tornate in Cordusio e prendete Via Dante. La strada più breve è Via Meravigli, ma non è un granché.
Quindi tutta via Dante e poi Largo Maria Callas, San Giovanni sul Muro e poi la pasticceria davanti a voi.
Arrivati a questo punto della camminata la materia di cui forse vi volete liberare è disgregata. Bisogna farla riposare. Evitate i caffè intorno e dirigetevi verso Corso Magenta, una via dove il tempo è rimasto sospeso. Proprio all’inizio c’è la Pasticceria Marchesi. Fu aperta nel 1824 e gli arredi del negozio sono originali. Entrate e mentre vi rifocillate sentite sulla pelle quel campo magnetico che si crea quando c’è educazione ed eleganza.
5- Proseguite verso Santa Maria delle Grazie, raggiungete Leonardo. Superate Palazzo Litta, la casa dove aveva una piccola vigna (si può visitare), arrivate al cenacolo e respirate armonia. Anzi respirate rinascimento e godetevi la resurrezione. Anche senza entrare in chiesa, come galleggiando nel cortile prospicente.
Elisabetta Guida



