Arte,  Feste

Una festa scatenata a Palazzo Bagatti Valsecchi. (Depero space to space)

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Per molti  Depero è apertura, energia in espansione. Io ci vedo violenza. Ed è così pura che rende evidente il meccanismo, come se segnasse  un andata ed un ritorno. Questo articolo segue il mio punto di vista. 

La colonna sonora di questo articolo è su Spotify e su Apple Music.

Sembra che quello che  vediamo sia un ombra proiettata su un piano, non la realtà.

Prendete Palazzo Bagatti Valsecchi, il giorno della conferenza stampa. E’ stata l’ufficialitá. 

L’Assessore alla Cultura del Comune di Milano, Tommaso Sacchi, i delegati di Daniela Santanché, Camilla Bagatti Valsecchi felice come non l’ho mai vista, la folla di noi.

Ricordo un gatto che ogni tanto miagolava. Ci dissero che era la registrazione per  una installazione. Eppure, se qualcuno di noi avesse seguito  quella voce, incamminandosi proprio su quell’onda acustica,  si sarebbe trovato arrivati nel mezzo di una festa scatenata, immersa in un eterna notte.

Il gatto è un acquerello di Yutaka Murakami. Tutte le altre fotografie sono mie.

Stessa casa, armature, cassoni lombardi, boiserie, ferri battuti, vetri, arazzi. Stesso gatto, stessa traversa di Via Montenapoleone. Ma lì,  nella sala da pranzo, con il grande camino monumentale, non ci sarebbero state persone sedute ordinate. Ma il punto in cui la festa esplode. Gente che balla, che si muove in sincrono, quasi in una trance ipnotica. Il battito del cuore  che si muove in simultanea con il “kick”. Sapete quel “tum, tum” della musica elettronica?  Spesso il vero filo conduttore del brano.  Ogni tanto, dal nulla, nuvole di “fumo” colorato che profuma di limone e fa sentire d’essere altrove, d’avere superato una soglia. Strano per chi lo ha già fatto davvero. 

I corridoi e le altre sale della casa affollati di domestici con vassoi ricolmi di cocktails e finger food. Impossibile entrare nella sala principale, troppa ressa. 
I fratelli Valsecchi con Fortunato Depero (l’anima della festa), invece della cena hanno  scelto  un aperitivo rinforzato.

Autore dell’illustrazione sconosciuto.

Ma, a proposito dell’artista, era il più cercato della serata. Il maggiordomo non sapeva più cosa dire per giustificarne l’assenza. Dopo, per fortuna entravano e l’energia di Depero li travolgeva: la curiosità, i perché e i per come, diventavano un eco lontano. Inzuppati in un miscuglio di stupore, meraviglia e voglia di fondersi con la musica; evitando di pensare. Solo sentendosi vivi in quel turbine di energia.

A destra: mostra “Depero Space to Space”, Sala della stufa valtellinese. Ph Elena Datrino. Mentre di fianco “Cavalli sulla corda” 1948, Mart, Museo di Arte Moderna e contemporanea di Trento e Rovereto – Fondo Depero. @FortunatoDepero, by SIAE 2026. Sopra, come tutte quelle senza didascalia, è una fotografia mia, scattata durante l’anteprima per la stampa e raffigura un maggiordomo.

Però, ad un certo punto succede che Fausto e Giuseppe Valsecchi cambiano ritmo. 

Loro sono abituati, lo fecero anche con la casa di famiglia. All’epoca in cui decisero di restaurare, andarono nella direzione opposta rispetto alla Milano che correva, che cominciava l’industrializzazione. I fratelli scelsero il rinascimento, anche  abbinato alla modernità. Infatti il Palazzo Bagatti fu tra i primi edifici ad avere la luce elettrica, allora simbolo di modernità e prestigio. 

Ed anche gli eredi che si sono susseguiti nel tempo non sono gente che si allinea. Invece di vendere e capitalizzare hanno  donato il Palazzo alla collettività.

Di fianco e sopra i fratelli Bagatti Valsecchi. Le fotografie sono del museo.

Ma dicevo, a un certo punto Fausto e Giuseppe spezzano la trance. 

L’autrice dell’opera a destra è Edith Carron, espone presso Slow Galerie a Parigi. Di fianco invece l’autrice è Victoria Semykina.

Qualcuno li segue, molti no delusi che la musica si stia affievolendo quasi seguendo i ribelli.. Tutti, dalla strada,  sentono voci, canti, suoni di strumento antichi. I passi di  un folto  gruppo di persone si sta avvicinando. Forse un evento  dell’hotel di fronte.  A  No, sono  diretti proprio  a Palazzo. Entrano declamando versi scritti dal magnifico,  che cammina tenendo il braccio infilato in quello  di Fortunato de Pero, che fa la sua comparsa.
Si accendono la luce, le pareti di Palazzo Valsecchi sono  ricoperte da  carta da regalo. 
I fratelli cominciano a strapparla invitando gli invitati a fare altrettanto.
I camerieri portano cesti di forbici. 

Mentre parte “nessun dorma”, Lorenzo e Fortunato si guardano soddisfatti. Finalmente il viaggio di ritorno, il disinnesco del meccanismo: macchina, violenza, spersonalizzazione dell’individuo.

Sopra a destra “Abiti”, mostra “Depero Space to Space”, camera rossa. Ph. Elena Dattrino. Di fianco “Teste e tubi”, forme simultanee, 1945, Mart, Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto. Fondo Depero. @FortunatoDepero, SIAE 2026.

E una volta scartato il Palazzo gli invitati si ritrovarono dentro un altra festa, a Firenze, a casa di Lorenzo. Certo a dire la verità non proprio tutti festanti. vicino alla sua cupola che troneggiava in cortile e non su Santa Maria del Fiore,c’era Brunelleschi che guardava tutti in cagnesco: gli inviati, i musicisti che si avvicendavano. Ma bisogna capire.

Di fianco l’opera è dell’artista giapponese Koji Nishioka.

Ai tempi se l’era presa male perché Cosimo preferì il progetto di Michelozzo a suo, riguardo il progetto del palazzo. Adesso s’è ritrovato con una processione di gente a casa che gli chiedeva di spostare la cupola, per la quale aveva sudato l’acqua del battesimo, dalla cattedrale a quella casa costruita dal concorrente. Si voleva che rimanesse  lì per il tempo  della durata della mostra “Depero space to space” a Palazzo Bagatti Valsecchi.

L’idea era usare un oggetto pesantissimo per modificare lo spazio / tempo per mandarci un messaggio o forse un avvertimento: pensare con la propria testa, vivere secondo i propri desideri, togliersi le maschere. Ma  serviva che le dimensioni fossero il più vicino possibile: bisognava modificare lo spazio tempo. Saremo riusciti a percepirlo? Chissà.

Elisabetta Guida

Ps: Credete che mi sia inventata tutto?

1- considerate  un cubo, si pensa abbia quattro lati e bla bla bla. Tutto un po’ noioso. Ma basterebbe guardarlo attraverso la quarta o  la quinta dimensione e ci si troverebbe di fronte  una figura intricata, complessa. (C’è in quasi tutte le mostre sulla matematica)

2- Depero:” l’artista manipola la realtà a suo gusto e stile, allungandola, accorciandola, violentando proporzioni e prospettive (….).”

L’opera è “Flora”, 1946, Fortunato Depero, Mart, Museo di Arte Moderma e Contemporanea di Trento e Rovereto, Fondo Depero. @FortunatoDepero SIAE 2026

3- Lo spazio – tempo di Einstein. 

In genere si pensa lo spazio è misurabile e quindi oggettivo. Il tempo è legato al fatto che noi umani siano limitati. Invece no. Spazio e tempo sono come due elementi dello stesso tessuto. Ci si confonde perché la velocità umana è così bassa che parliamo qualche decimo di secondo. Per averne contezza pratica dovremmo muoverci alla velocità della luce. 
Bisogna immaginare lo spazio tempo come un tessuto. Un oggetto pesante piega e attira quello più leggero (il nostro pianeta e la luna). Domandona: allora perché non si inventano un sistema per non invecchiare mai? morire sì per carità, intendo propria la seccatura di diventare le brutte copie dei noi stessi. E la risposta è la seconda legge della termodinamica. Ma con l’articolo non c’entra.

L’autore di quest’ultima fotografia è sconosciuto.