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Un quadro di Rembrandt per guida turistica. (La ronda di notte)

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Stavo parlando con un’amica di cosa faccia la grandiosità di un artista. Secondo noi la risposta è la capacità di mettere l’infinito nell’opera. Cioè quell’eternitá che ti permette di identificarti, dunque di amare ma anche detestare perché è come se l’ eternità e l’identità andassero di pari passo e servisse l’una  per capire l’altra ed ogni artista avesse la sua particolarissima specializzazione.

Ma il punto in questo articolo è Rembrandt, con la sua “Ronda di notte”.

Intanto il potere speciale dell’artista è il dramma. Non che la cosa fosse -all’epoca-  universalmente riconosciuta. Proprio i protagonisti di questo ritratto di gruppo ebbero qualcosa da dire visto che pagarono 100 fiorini (un operaio ne prendeva in un anno 250) e molti non ritrovarono nel primo piano che desideravano piuttosto che accanto a personaggi insignificanti (loro erano alto borghesi del secolo d’oro). Poi il quadro in questione. 

Proprio questa settimana il Rijksmuseum ha mandato il comunicato stampa riguardo l’inizio del restauro. 

L’idea è usare “La ronda di notte” per farsi guidare attraverso ad Amsterdam. Così tanto per fare un viaggio nel tempo.

Intanto più che la ronda di notte è la parata delle guardie civiche per l’occasione scendevano in strada i notabili che si dilettavano con moschetti, archi e balestre. In olandese si chiamava Schutterij, e finiva a tavola con un pranzo a base di birra e carne. Partiamo da qui, perché ad Amsterdam c’è un ristorante ispirato a Rembrandt, si chiama Omber, il nome di quella particolare tonalità di marrone che usava l’artista. 

Bisogna sapere questo  posto è all’interno di quello che era la sede delle guardie civili, luogo che fu la prima sede del quadro e che oggi è un Hotel cinque stelle, il Tivoli Doelen. 
Ora, trovato dove passare la notte o semplicemente andare a cena (ma anche una pausa cappuccino nel caffè giusto per curiosare) pensiamo alla giornata.

Si potrebbero seguire le vicissitudini del quadro, quindi  andare  andare a Piazza Dam. Lì, quello che oggi è conosciuto come Palazzo Reale in origine era il municipio e tra due porte, in quella che era la sala del consiglio di guerra venne appesa “La ronda di notte”. Tuttavia l’opera non piaceva, fu addirittura tagliata per farcela stare nell’angolini. Ma al tempo dell’occupazione di Napoleone spuntò al Trippenhuis. 

Casa curiosa questa, perchè prima di dei lavori per farlo diventare l’istituto di Scienze, lettere e belle arti e poi ancora la prima sede Rijksmuseum, era una semplicissima abitazione; anzi due,  ma con un unica facciata. Se la fecero costruire i fratelli Tripp, dopo essersi arricchiti in patria, la Svezia, con la loro società decisero di andare a vivere ad Amsterdam. Così creando la facciata più grande della città.

(la fotografia è di Patrick NouhIller’s CC BY SA 3.0 via Wikimedia Commons)

E per continuare seguire  il personaggio principale che commissionò l’opera: Banning Cock, un personaggio non mi sarebbe piaciuto per niente. Quella falsa modestia che lo rende ancora più tronfio. D’altra era un politico, la sua bussola era il potere. Figlio di un farmacista, studió giurisprudenza in Francia da qui fece i classici due anni nella guardia cittadina per potere accedere a ben altre  prestigiose cariche. 

Resta che ereditó un’abitazione da sogno, “La Casa dei Delfini”, non credo per merito della sua famiglia ma del primo proprietario, un letterato. La fece costruire da Hendrick de Keyser, il vecchio, uno degli architetti olandesi più importanti del periodo, tra l’altro per lui fu la prima vera commissione.

(L’immagine sotto è di “https://www.amsterdam.nl/kunst-cultuur/monumenten/”

A tutto questo però c’è un alternativa. Nella Ronda di Notte c’è un personaggio femminile introdotto per equilibrare i colori del quadro. si sì, i critici non sono unanimi e bla bla bla,  ma questa è la mia interpretazione preferita che per me significa: al diavolo la realtà io mi voglio esprimere. Dunque: Fare quello che ci pare il consiglio migliore di tutti.

Elisabetta Guida