Andare,  Arte,  Tradizioni antiche

Un piede e una passeggiata sul Palatino

Share

Alle volte ci sono dei pensieri che restano dentro dentro, come se si trovassero in un labirinto da cui non riescono ad uscire. . E’ il caso degli oggetti a forma di piede: perché? perché proprio il piede? Caso vuole che da  Subert Antiquari, mi sia imbattuta in un calamaio di maiolica -manifattura di Faenza- del 1500.  Allora averlo significava essere davvero alla moda, “cool” come diremmo oggi,  perché questi tipi di oggetti  pescavano nell’Antica Roma.

C’era la febbre della scoperta.

Dunque il piede: per i romani aveva tutta una sua ragione d’essere che spesso prendeva forma nelle lucerne, ulteriormente decorate con occhi, visi, falli. La ragione è che i piedi sono le nostre radici ed il terreno sulla quale si cammina racchiude energie non sempre benevole. Quindi associare il piede alla luce ed ad altri amuleti significa che il nostro corpo è inviolabile, che si scacciano le tenebre.
Allora perché non fare lo stesso, magari usandoli per una passeggiata sul Palatino?

Propongo di ripercorrere la processione che nel 204 portó una pietra di nera (probabilmente un meteorite) sul Palatino. Siamo al tempo di Annibale, durante la seconda guerra punica. E per immedesimarsi nell’atmosfera bisogna immaginare la ferita più grande che si porta dentro, qualcosa che non passa mai, poi trasferirla a tutta la città. Morte, paura, totale e persistente senso di Minaccia.

Roma era stremata tanto che il senato decide di consultare i libri Sibillini, cosa del tutto eccezionale.

Ma a proposito di loro: si dice che un giorno la Sibilla Cumana decise di vendere i suoi vaticini su Roma. Allora va da Tarquinio il Superbo proponendoli ad un prezzo esorbitante. Il re rifiuta e lei cominciò a bruciare i libri, che da 9 si ridussero a  tre; e sarebbe andata avanti se Tarquinio il Superbo non li avesse pagati come l’intera collezione.
Nel caso di specie la predizione diceva:  “Roma potrà vincere se accoglierà la madre dea”. E chi mai avrebbe potuto essere se non Cibele, la madre degli dei Olimpici?. Detto, fatto, mandarono un ambasciata in Frigia che tornó con la famosa pietra nera. 

E qui arriviamo noi:

1- Immaginate la nave che arriva da Pessinunte e attracca al  Porto Tiberino con il prezioso oggetto. Noi, come nel 204 A.C.  ad aspettare nel Foro Boario, il luogo più antico di Roma. Qui ci fu il primo mercato ed il primo luogo sacro.

C’è una leggenda secondo cui: Ercole, dopo la sua decima fatica, durante il viaggio di ritorno  si stava riposando da quelle parti. Se non fosse che il Palatino e l’Aventino abitava il Gigante Caco. (Me lo immagino come Animal dei Muppets).

Infatti dal Velabro (la palude dietro il Foro Boario, dove si incagliò la cesta di Romolo e Remo e dove presumibilmente c’era la grotta dove furono allattati dalla lupa), c’era un sentiero che portava alla sua grotte e partiva dal Velabro (dietro il Foro Boario, un tempo una palude dove si arenò la cesta con Romolo e Remo) c’era un sentiero, la Scala di Caco, Che portava alla sua casa (pareche un pezzetto possa coincidere con l’attuale Via Santa Prisca, sull’Aventino). In tutto, anche il Gigante doveva vivere, così rubó i buoi a Ercole. Pur mettendoci ogni cura – li fece entrare nella sua grotta all’indietro in modo che non lasciassero impronte- venne tradito dal fatto che cominciarono a muggire. Così Ercole trovò la grotta, la distrusse ed uccise il gigante. Sotto la  chiesa di Santa Maria in Cosmedin -non visibile, interrato- c’è l’antichissimo altare usato da Ercole per rendere grazie agli Dei. Il quale che nel frattempo è diventó  protettore dei mercanti quindi anche  della parola data e via così.

2 – Parte la processione: e se riuscissimo ad attraversare il tempo, probabilmente dal Velabro prenderemmo presumibilmente la Scala di Caco e poi dritti fino al tempio. Oggi dobbiamo prendere Via Dei Cerchi costeggiare il circo Massimo e  girare verso Via San San Gregorio. 

Parte la processione: e se riuscissimo ad attraversare il tempo, probabilmente dal Velabro prenderemmo presumibilmente la Scala di Caco e poi dritti fino al tempio. Oggi dobbiamo prendere Via Dei Cerchi costeggiare il circo Massimo e  girare verso Via San San Gregorio. 

3- Arrivati al  n. 30 entriamo nel Parco Archeologico e ci dirigiamo al Tempio di Cibele. Bisogna dire che la dea ha il suo carattere. Si racconta  che si fosse innamorata di un certo Attis, un umano già promesso in sposo. Lei era talmente gelosa da esaurirlo al punto che andò in trans e si eviró. 

4- Idea per tornare verso il foro o allungare il giro: Amori & Litigi

Si cammina verso la Via Sacra, che porta al foro, è lunghissima, veniva usata per i trionfi. Nel mentre saltiamo nel periodo della Tarda Repubblica, quasi duecento anni dopo.

(Parto dal fondo: si sarà prima dove si suppone fosse la casa dí Cicerone)


Cesare, una volta diventato Pontefice Massimo ebbe la possibilità di trasferirsi nella Regia. La moglie che aveva un pessimo gusto in fatto di uomini -ma è la mia opinione- aveva una storia con Clodio, abitavano vicini, lui sulla Via Sacra. Costui era un’aruffa popolo, aveva bande di teppisti al suo soldo, quello che desiderava di più era il potere. A proposito pur di diventare Tribuno della Plebe, lui di famiglia più che aristocratica si fece adottare da un plebeo. E come tutte le persone del suo stampo aveva un bel seguito. Quando morì, ucciso da una banda rivale tra i tumulti che scoppiarono a Roma vi fu l’incendio del Senato. I suoi seguaci vi portarono il corpo improvvisando una pira funebre usando quello che capitava per alimentare il fuoco. Ma il punto della storia che qui interessa è che una sera s’intrufoló a casa della sua amante, travestito da donna, con la scusa di partecipare a dei particolari riti. Venne scoperto e processato, il reato era gravissimo perché se gli dei si offendevano sarebbe stato un problema per tutti. Morale Cicerone testimoniò contro di lui. Clodio si salvó solo perché corruppe i giudici e brigó per ottenere vendetta. Fece approvare una legge per cui nessun cittadino romano poteva essere ucciso senza essere processato e Cicerone aveva appena risolto per le spicce un problema con Catilina. Conclusione: lo fece esiliare ed al posto della sua casa erisse un tempio dedicato alla Libertas (da Cicerone). Po lui -Cicerone- si fece ricostruire la casa a spese del Senato.

Quanto alla moglie di Clodio, una volta rimasta vedova sposò Marco Antonio: erano una coppia al potere (quando lui s’innamorò di Cleopatra, Fulvia morì -letteralmente- di dolore). Lei fece giustiziare molti nemici. Si dice che tenesse la testa mozzata di Cicerone, in casa, accanto ad uno spilla per pungergli la lingua per malvagità che disse sul suo conto. La figlia di Fulvia e Clodio, Livia, sposò Ottaviano.

Elisabetta Guida
–
Parco Archeologico del Colosseo. E’ possibile fare i biglietti online.

– Subert Antiquari

–