Sulle tracce di un bestseller rinascimentale. Isabella Cortese, le tipografie clandestine e Venezia
Importante: una parte dell’articolo è impaginato su due colenne. Se mi leggete da un cellulare credo che scompagini tutto.
Questa è la storia di un sapere segreto e di una passeggiata tra le tipografie clandestine di Venezia.
In pieno rinascimento Isabella Cortese scrive un bestseller: Secreti. Stampato più volte, vendutissimo.
Il Canal Grande da Fondaco dei Tedeschi. La fotografia è di Luca Esenco.

Ma che solo a Venezia avrebbe potuto entrare in circolo. Tra l’altro Isabella Cortese è una delle alchimiste a cui Kiefer ha dedicato l’ “Opera” monumentale a Palazzo Reale. Il mio articolo parte da qui, dalla copia dei “Secreti” che ho cercato e trovato alla Biblioteca Trivulziana di Milano.
1- Il Libro.
2- Il Viaggio.
Venezia funziona come una scollatura: la logica del vedo non vedo. E come se non si riuscisse mai ad afferrarla mai. Come se se ne sentisse solo il profumo. Ma la Venezia vera, quella al di là dei circuiti turistici fosse sempre avvolta dalla nebbia. Allora un escamotage potrebbe essere uscire al tramonto e tornare in hotel la notte.
La copertina dei Secreti. conservata all’Archivio Storico Civico e Biblioteca Trivulziana di Milano, Fondo Morando (Mor. L.184). Archivio © Comune di Milano – tutti i diritti di legge riservati.
La copia che ho avuto tra le mani è del 1588, ma sembra che la copertina sia stata cambiata nel 1700. La cosa che mi ha colpito di più è stato quanto fosse piccolo. Una rivoluzione.

Certo la stampa é la rivoluzione.
Ma se prendete la Bibbia di Gutemberg -il primo libro a stampa a caratteri mobili in Europa- é imponente, quasi sacro. E così si é andati avanti. La verità è che ci è voluta Venezia, esattamente Aldo Manuzio per fare qualcosa di veramente dirompente: il tascabile. Fu nella sua start-up ante litteram: la Aldine Press. Una rete di editori, correttori, distributori.
E con questa mossa fa diventare il libro, da oggetto dell’élite, a bene personale. Si smette di leggere in gruppo, ad alta voce, ma per conto proprio.

Perché a fronte di “Probabilmente esiste ancora l’edificio ma è impossibile identificarlo con certezza” si rispondereste con la stessa moneta.
La Merceria, wikipedia. L’autore è Mark Longair, flickr.com
E chissà che la città non spalanchi la sua porta più segreta.


Se interessa un’idea dove stare potrebbe essere l’hotel “Nani Mocenigo Palace”. É nella stessa area del caso bruno ed era uno dei Palazzi che appartenevano alla famiglia Mocenigo. Lo consiglio perché corti interne, un giardino nascosto, permette di sentire Venezia senza il filtro turistico.
Da qui si potrebbe cominciare da San Samuele, dove in uno dei Palazzi dei Mocenigo fu ospitato Bruno ed arrestato. In zona c’è Palazzo Malipero, una delle case piu antiche abitate.
Ci si fa un’idea personale, nasce l’opinione pubblica. Il sapere diventa condiviso. I libri possono modificare i comportamenti. Grande problema per chi é al potere e in particolare per la chiesa. Non quelli di Manuzio, sempre molto ufficiali -la sua tipografia è a Sant Agostin, vicina al potere-. Però, involontariamente, crea un sistema.
Tascabile significa economico, facile da trasportare, facile da nascondere.

Una stratificazione di persone e storie.
E forse la rappresentazione concreta che a Venezia è tutto mischiato, tutto più opaco. Vale anche per le tipografie.

L’idea centro: ‘lecito’, periferia: ‘clandestino’ non vale.
La differenza la fa la funzione, le persone che ci abitavano il passaggio.
Pare che Jacopo Simbeni avesse la bottega nella zona Rialto/ Mercerie dove i libri arrivavano venivano stampati o ristampati.
C’era grande richiesta, era un ambiente multiculturale.
A Venezia ci sono centinaia di tipografi.
La clandestinità non è un luogo ma un sistema diffuso, invisibile, integrato nel legale. É una geografia nascosta: corti interne, piani alti, stanze chiuse dietro magazzini. Soprattutto botteghe che di giorno sono altro. Venezia è troppo grande, troppo commerciale, troppo interconnessa per essere realmente controllata. Se un testo esiste prima o poi passa da Venezia.

C’era Fondaco dei Tedeschi, sul Canal Grande.
Un magazzino dei mercanti tedeschi, arrivavano libri, stampe, idee.


Copernico ed il suo sistema solare.
Sembra che nonostante fosse stato messo all’indice il “De Rivolutionibus Orbium Coelestium” di Copernico fosse letto in città.

Su ‘The Italian Renaissance Book’ e ‘Printing in Renaissance Venice’ indicano la zona tra Rialto e San Marco i luoghi dove librai e stampatori si concentravano.
Certo non è paragonabile ai libri da ‘zona grigia’, per i quali la censura c’è ma fino ad un certo punto. Perché la stampa è economia, i libri sono commercio, bloccarli sarebbe come perdere denaro.
Per capire: due processi dell’inquisizione.

Prendete in considerazione: Calle della Frezzeria; Calle dei Fabbri; Ruga degli Oresi.
Il primo vide protagonista uno stampatore: Daniel Bomberg.

Sopra il Talmud Babilonese. Il testo era al centro, il commento intorno.
Era fiammingo lavorava a Cannaregio, nella zona ebraica. Succede che stampa il Talmud. E quando lo fa ha tutte le autorizzazioni. . Poi passa il tempo e la Chiesa di Roma, si sente sempre più minacciata, da chi propone alternative alla sua visione del mondo.
Diventa illegale, fanno roghi pubblici. Ma a trovarsi davanti al Santo Ufficio non è Bomberg.
Al tempo stampó con autorizzazione e poi Venezia protegge i suoi imprenditori.
Sul banco degli imputati c’era solo il Talmud.
Per andare da Manuzio incamminatevi proprio su Ruga degli Oresi, poi, Calle dei cinque e vi troverete a Campo San Polo. Da qui Rio Terá Secondo ed eccovi a Sant Agostin, dove é nato il tascabile ‘colto’.
Per andare ancora più sul pesante (ma è il commerciale che cambia il mondo), Il posto giusto è Cannaregio, la zona ebraica dove lavorava Daniel Bomberg.

Qui le vie dell’editoria sono: 1- Calle della Madonna dell’orto; 2- Misericordia 3- Strada Nova.

I luoghi del controllo su quello che avrebbe dovuto essere lecito oppure no, erano per la Repubblica di Venezia Palazzo Ducale -dove aveva sede Il Consiglio dei Dieci (a loro arrivavano le denunce anonime messe nelle bocche di Leone)-. Mentre l’inquisizione era accanto al Convento Domenicano dei Santi Giovanni e Paolo.
Poi Volendo c’è una tipografia contemporanea che mostra come si stampava. E’ in zona Frari, si tratat si c’Arte Museo Diffuso della Carta e della stampa. Ma ci dovete andare di giorno.
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Il secondo caso a contrasto riguarda Giordano Bruno. Lui arriva a Venezia già molto chiacchierato. Le sue idee circolano in tutta Europa. Lui stampa all’estero. Bruno è a Venezia perché invitato da Giovanni Mocenigo incuriosito dal sapere occulto del filosofo. Ma questo sapere è talmente dirompente da spaventarli e denunciarlo all’inquisizione. A questo punto Venezia non può fare altro che consegnarlo a Roma. Se lo proteggesse rischierebbe un conflitto politico religioso con la chiesa. Bruno è troppo grande per Venezia, il suo è un pensiero sistematico pericolosissimo.

Conclusione la libertà a Venezia è un esercizio di equilibrio.
Allora accade che libri come i Secreti di Isabella Cortese nonostante siano terribilmente sospetti, riescano a superare la censura.
Oggi un libro così sarebbe “niente di che”, forse addirittura considerato “il solito”. Perché alla fine contiene solo ricette alchemiche per la preparazione di cosmetici, preparazioni mediche. Il punto invece è proprio questo. Per la prima volta il sapere viene diffuso. E in una forma che non è ‘credi’ o ‘studia’ ma: fai. E questo è cambio di prospettiva. Chiunque sapesse leggere ed avesse la capacità economica di acquistare poteva sapere. E si sa, da pensiero nasce pensiero. Ci sono elisir che allungano la vita, ma allora di chi è la vita se posso manipolarla? Il libro contiene ricette per la fertilità, ciclo mestruale, gravidanza. E questo è pericoloso perché tocca la sessualità, la capacità di generare escludendo il controllo medico ufficiale.

L’olio contro il veleno:
-olio vecchio, -iperico, -bagnomaria, -esposizione al sole, -aggiunta dei fiori.
Funziona su ferite cutanee e irritazioni noncontro i veleni nonostante all’epoca venne provata du due condannati a morte. Uno morì, l’altro no!!
Profumo:
muschio, -ambra grigia, -zibetto, olio di Gelsomino. E’ crudele assolutamente contrario al politically correct ma funziona. Perché queste furono i primi fissatori della profumeria. Agiscono sul mondo, senza teoria. La stessa parola Secreti nel Rinascimento significa formula che funziona.
Le pagine 18 e 19 dei Secreti. Copia conservata all’Archivio Storico Civico e Biblioteca Trivulziana di Milano. Fondo Morando (Mor. L184) © Comune di Milano – tutti i diritti di legge riservati -.
Poi mistero nel mistero: lei, l’autrice, Isabella Cortese. Oggi la teoria più accredita é che non sia mai esistita. E che il libro fu l’operazione commerciale di qualche editore. Perché l’unico documento che ne attesti l’esistenza è proprio il suo bestseller. Altri credono che dietro la sua identità si nasconda una speziale piuttosto che una nobildonna che si dilettava con l’alchimia -e ne sapeva-.
Se si segue questa ipotesi allora Isabella Cortese, sulla base di fiori, animali, erbe e sostanza varie indicate negli ingredienti dei ‘Secreti’, sarebbe vissuta tra Milano, Brescia e Ferrara. Così avrebbe senso anche la scelta del tipografo “Heredi Jacopo Simbeni”.
Lui, il fondatore della Bottega da Salò emigró a Venezia dove lavorava nella zona area Rialto Mercerie. Qui c’era molto flusso, possibilità di vendita. I suoi libri erano pratici, facili da vendere. E quando subentrano gli eredi semplificano e commercializzano ancora di più i contenuti.
Poi discutere e confrontarsi… é un altro paio di maniche, ma questa è un altra storia.
Elisabetta Guida
Grazie alla Biblioteca Trivulziana. in particolare alla Dott.ssa Loredana Minenna.



