Sulle nature morte. Un’indagine ad Haarlem e un paio di viaggi.
Che rumore fa una stanza quando non è abitata?

Perché è quella sensazione di presenza che assale, come se le cose avessero una vita segreta. Come se
ascoltando una natura morta fosse possibile scoprirne la traccia.
Si pensa che gli oggetti servano a questo o a quello: ma se fosse solo una parte che interpretano? E se
invece ‘ gli strumenti’ fossimo noi? Immagino l’umanità come tante folate di vento che permettono alle cosedi spostarsi o quei tali elementi che gli permettono di trasformarsi a seconda del bisogno. Chissà.
In Giappone c’è una teoria: il ‘ki’, qualcosa che in certe condizioni appare e mostra l’anima delle cose. La nebbia, il vapore che sale da una pentola che bolle, la vibrazione di un luogo.
Proprio lei: la vibrazione. E nelle nature morte la vera protagonista è l’aria, il disegno di un atmosfera; forse di un campo magnetico.

Forse senza rendersene conto gli artisti olandesi avevano capito. Magari inconsapevolmente, forse
credendo le loro scelte fossero causa di una congiuntura economica. In Olanda a comprare erano i mercanti che volevano vedere sulle pareti di casa quello che erano riusciti a conquistarsi.i
La fotografia di Lara Schipperen licenxa Unsplash, la torre dell’orologio.
Così le nature morte diventano un genere autonomo e osserva/disponi/dipingi oggi e osserva/ disponi/
dipingi domani avevano intuito qualcosa. Poi, tutto un altro paio di maniche, dimostrare se un bicchiere, un limone o un piatto siano capaci di pensare, possano prendere decisioni, vogliono.
La soluzione è pedinarli.
1- “Natura morta con coppa”, 1630 circa, Pieter Claesz, Haarlem.

Intanto l’artista ha tutto un suo perché.
Di base funzioniamo così: il cervello semplifica, sorvola sulla quotidianità. Lo fa per economizzare sforzi e
lavoro. Pieter Claesz mette in scena l’esatto opposti: rallenta, isola. Non aggiunge, non migliora: siamo
obbligati a guardare anche quello che non vediamo.
Si aggiunga il sospetto: Claesz sapeva. A guardare bene i suoi dipinti quasi tutti, “natura morta con coppa” non fa eccezione, c’è un oggetto defilato, quasi nascosto. Una chiave appesa ad un nastro.
Forse un segreto rivelato?


Per scoprirlo bisogna raggiungere la Haarlem del XVII secolo. Alloggiare all’Hotel 1635, una vecchia casa
del 1600 appartenuta ad una famiglia di mercanti – I soffitti dipinti sono originali- é un’opportunità per
attraversare il tempo.
Una volta ‘dentro’ bisogna adattarsi ai ritmi di un’altra epoca, alzarsi presto, essere al
porto sul fiume Spaarne già all’alba.
Momento in cui era più probabile che arrivassero le navi (le chiuse venivano aperte, l’acqua era calma).

Per quanto riguarda la “natura morta con coppa” bisogna aspettare l’arrivo di olive e limoni dal mediterraneo e quella del bicchiere ‘Romer’ dalla Germania. Non si tratta di un calice raffinato come potevano esserlo quelli veneziani (la presa, punterellata, è fatta per non farlo scivolare quando si usa con le mani bagnate), il vetro non è trasparente, porta con sé residui di qualche bosco Boemo. Ma ad Haarlem non si deve essere perfetti per esistere.
Riguardo a limoni e olive, loro sono merce pregiata, esotica, forse in arrivo dall’Italia o dalla Spagna. Prima
scaricati ad Amsterdam o Rotterdam, poi da lì messe su una nave più piccola e fatte risalire i canali fino ad
Haarlem.

Le olive per affrontare il viaggio sono state trattate, probabilmente arrivano in salamoia o sotto
sale, stipate nei barili. Allora viene da chiedersi, se avessero una coscienza, perché scegliere di affrontare
tutto questo? Per di più nel quadro sono poche, secondarie rispetto al resto. Ma la risposta è proprio questa: ad Haarlem possono semplicemente ‘essere’ non devono essere mangiate per esistere. Devono
semplicemente rappresentare l’altrove.
Vale lo stesso per i limoni. Bastava il suo profumo o la buccia tagliata a spirale per dare movimento, dare
forma al tavolo. Indubbiamente un bel sollievo.
Una volta arrivata la merce, andrá al mercato centrale che nel 1600 era al Grote Markr, la piazza centrale
della città.
L’immagine é di DannyBonte licenza Unsplash

Sará facile imbattersi Pieter Claesz in persona aggirarsi tra i banchi, comprare il pane, inoltrarsi
per le altre vie del centro, le Gouden Straatyes, -le strade d’oro-, alla ricerca della coppa d’argento.
Ad Amsterdam si ostenta, Haarlem non vive sotto i riflettori. Sembra essere questo l’elemento che ha attirato tutti.
Se si prosegue per la Gouden Straatyen e si torna all’Hotel passando dal ponte Gravestenenbrug si capisce il coltello. Lui divide e ad Haarlem non c’è mai un dentro o fuori, le cose, gli Stati sono uno dentro nell’altro. I confini sono sottili.
La fotografia del ponte Gravestenenburg è di Dimitriiely licenza Unsplash


Prima di lui nel quadro di Claesz gli oggetti erano dispersi, la scena era continua, poi c’é una direzione, un ritmo, una tensione. Sembra il direttore d’orchestra. Forse ha fatto, organizzato. É la regia dietro il quadro.
2- Due opere senza titolo di Paul de Pignol, dipinto tra il 2010 ed il 2020.


Finora la domanda sulla vita segreta rimane aperta. Si spiega tutto con il caso, la coincidenza, le proiezioni.
Ma con Paul de Pignol é un altra storia.
In questo caso l’hotel giusto è l’hotel Staats, una ex scuola vicina alla stazione. Visto che metronomo, uovae pesci passati oltre non fanno che sottolineare il concetto di tempo.
Eppure nel quadro è sospeso. Gli oggetti vivono senza tempo.
Ormai il commercio è globale, per trovarli e mettersi sulle loro tracce bisogna andare alla stazione nelle ore di punta, camminare nelle vie affollate. Poi, all’improvviso lasciare tutto, per la tranquillità assoluta del fiume.
Se metronomo, pesci e uova avessero la capacità di intendere e volere, la ragione della scelta sarebbe
quella di smettere di battere il tempo di altri o servire a qualcosa.
Non che la tartaruga,il limone e i filo alla ricerca di un equilibrio abbiano un altra idea.
Loro si rintracciano lasciando il centro, dirigendosi verso le case lungo fiume. Eppure l’uccello ha la chiave,
può liberare tutti dalla fatica, ma non lo fa. Nel momento in cui sceglie ogni oggetto riprende la sua funzione, entra nel flusso.
Ricapitolando: che rumore fa una stanza quando non è abitata?
Elisabetta Guida



