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Storie di cene

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Questo articolo è diviso in due capitoli perché mi sono arrivati due punti di vista diversi.

Il presupposto: l’ultima cena di Roots Foundation. Una fondazione che  cerca una connessione con la natura,  ma al di là delle parole quello che adoro è la ricerca di nuovi materiali, le collaborazioni con artisti pensano al di là del confine. 

Capitolo 1- Connessioni


Alla fine del 1400 Cosimo de Medici (oh Cosimo ❤️) fece tradurre da Marsilio Ficino, Ermete Trismegisto, la summa di tutto il pensiero pagano di ieri e di oggi. Gli disse “senti, smetti di parafrasare Platone e comincia con il Corpus Hermeticus che non voglio morire prima di averlo letto”.

Deep Breath

Fu la consacrazione dell’idea che il pensiero unico professato dai cristiani non esiste. Magari poi mischiavano tutto, paganesimo, religione ufficiale ma di fatto cominciarono a legittimare (anche solo a se stessi) la ricerca di risposte differenti. Rimane che il pensiero cristiano non è mai stato l’unico ed il solo. Lo stesso Carlo Magno che obbligò i sassoni a convertirsi battezzò

i suoi figli con riti di questi ultimi. Le persone più umili non furono da meno. Certo seguivano la religione ufficiale perché era il potere (fermo che l’universo cristiano è un universo variegato – prendete i mistici, si trovano manoscritti del XIII secolo non firmati in modo da correre il rischio di finire su un rogo-) esattamente come l’imperatore.

Ma tornando a noi, (però pensateci quando qualcuno si presenta come il portatore della verità) una delle teorie in voga ai tempi di Leonardo era la signatura rerum. Cioè l’idea che esista una firma su ogni cosa celata che ne rivela il suo potere. Leonardo Da Vinci cercava l’essenza di persone, cose, paesaggi. Associava il sistema fluviale di un luogo all’apparato venoso dell’uomo e via così. Cercava una legge dell’universo che spiegasse tutto ma attraverso la carne del mondo.

La sua tecnica di pittura era lo sfumato. Parola d’ordine: nessun contorno, nessuna riga. Il risultato doveva essere  ottenere l’ambiguità,  meglio il movimento. Perché la natura non divide ma connette e sfuma. Dunque quello che bisogna fare è badare a cogliere l’anima piuttosto che l’aspetto fisso delle cose. Leonardo detestava l’immobilismo, i dogmi, la separazione  tra corpo e anima, la violenza di essere definiti.

Fare tutto questo su un affresco fu impossibile. Non che lo fosse ma Leonardo invece di usare il procedimento a fresco sperimentò una tecnica a secco per dipingere sul muro. Certo arrivò comunque all’obiettivo l’excamotage fu dipingere l’emozione (diversa per ciascuno)  che trapela dall’anima quando Gesù annuncia che qualcuno tra loro lo avrebbe tradito. 
E a me tutto questo più che “L’ultima cena”  di Root Foundation mi sono sembrate le sculture/ alveare (difficile definirle perché è una collaborazione tra le api e l’artista, si tratta di una casa delle api vera a cui entrambi lavorano) di Tomáš Libertíny. Sul sua pagina web racconta che cerca una connessione tra uomo e natura quindi forse la sua “Signatura Rerum”.

Capitolo 2- Il tempo scorre avanti oppure “dentro”?

Mentre mi aggiravo per l’esposizione di Roots Foundation non ho minimamente pensato all’ultima cena. L’insieme mi ha fatto pensare a un gioco che faccio mentre studio: “a cena con”. Perché credo che Federico II (in verità l’unico e solo ma poi avrei paura rimanere “appesa” -sarebbe troppo fantastico-) piuttosto che Lorenzo il magnifico o Cangrande della scala (che a dispetto del nome e dell’aspetto ha un bel perché -Dante, sebbene appartenesse alla fazione opposta, si rifugiò da lui-) avrebbero apprezzato questo allestimento. Intanto i piatti. E la ragione é che  sono indescrivilibili, viene più facile pensarli come un concetto. E quello giusto è niente meno che: sincronia.  

Loro (parlo al plurale ma questi piattisono tutti diversi) rappresentano un insieme tra l’energia del luogo dove si trovava il materiale di cui sono fatti; quella del ristorante o della casa dove verranno usati e per ultimo quella dei cibi che andranno a portare. Insomma un incantesimo. Mi sono piaciute le alzate con muschi, piante, o ampolline di profumo tipo “Deep Breath”. L’idea riguardo quest’ultima è connettersi con i primi organismi hanno abitato il nostro pianeta. Viene da chiedersi se il tempo scorra per davvero in avanti oppure attraversi strade che in realtà sono“dentro”. Perché se solo immagino di trasportare l’allestimento di questa ipotetica cena in un luogo,p  ci sarebbe la sala da pranzo di Augusto  il cui tetto girava e lasciava cadere petali di rose. Oppure rimanere nel 2025 ed andare all’Adam Look’out: qui si cena su una torre mentre il ristorante gira su se stesso. Qualche giorno fa mi è arrivato un comunicato di Vitra con tavolo e sedute molto Re Artù, semplici, essenziali, bellissime. Perfette sé si volesse restare a Castel del Monte. Però il punto corsi e ricorsi della storia? Secondo me più un discorso di consapevolezza che diventa sempre piu profonda. 

Elisabetta Guida

Didascalie:

  • Roots Foundation, Instagram: @Rootsexhibitions
  • Thomas Libertiny
  • Caetano Mendes Diaz (per deep breath)
  • Roos Van de Velde (le posate)
  • Basse Stitgen (i candelabri)
  • Merging matter (i piatti)
  • la seggiolina “Origami” è di Dodi.