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Ci sono artisti che rimangono dentro, sembra di averli dimenticati, poi succede qualcosa, e senti un movimento tra lo stomaco e il cuore, come se i polmoni fossero le ali di una farfalla che a un certo punto deve riaggiustarsi per ritrovare l’equilibrio.  
Monica Chulewicz ritrae gli invisibili, cioè meglio: la fragilità, la tensione tra passato e futuro con una vita che ti sta scappando via, perché il corpo ha smesso di dare le risposte giuste. 
Il dolore, il senso di esclusione, l’amicizia lo rende attraverso fiori, piante, simbolismo vittoriano; si ritrae solo attraverso i negativi delle fotografie o attraverso altre donne in abiti vintage. 
Trovo che il risultato è corale, non c’è la plastica del politically correct, si percepisce tutto il sottile, cioè quegli sguardi, atteggiamenti… insomma quei campi di forza dentro cui capita di muoversi e fanno sentire sbagliati.
Monica Chulewicz, di origini polacche, è nata e vive a New York, è giovanissima ed ha una malattia cronica e progressiva che dice ‘non le permette di distrarsi dal dolore -come del resto molte persone disabili’-, ma afferma anche che proprio questo disagio è il motore della sua arte. Perché a pensarci è una benedizione: nessuna zona di confort. 

Qualche settimana fa mi è arrivato il comunicato di Foresta Liquida -sarà alla design week di Milano nello spazio di Rossana Orlandi- ed io ho pensato a lei. 

Certo visioni  diverse.  Foresta Liquida consiste nella scoperta di alcune alghe che si nutrono di anidride carbonica, restituiscono ossigeno e producono biomasse, già usate, al posto del combustibile, per fare navigare un vaporetto è una barca ibrida di Veritas (la società che ha messo in piedi  il laboratorio. Il progetto è dell’Universita Iuav di Venezia e l’idea è stata di metterne la massima concentrazione possibile in cilindri di vetro alti 10 metri. Pare siano più efficaci di una foresta di alberi: per ogni centimetro cubo ci sono un miliardo di nanopiante che crescono in sole tre ore. Così con la Regione Veneto ed il Comune di Venezia si è pensato di metterle sotto le ciminiere del Porto Marghera facendo diventare ‘il progetto Phoenix’ realtà. Si è interessata alla Foresta Liquida anche l’Agenzia Spaziale Europea, che le sta sperimentando per farle crescere nelle stazioni spaziali. 

Ma quello che Monica Chulewicz e tutti coloro che hanno contribuito a foresta liquida hanno in comune  è pensare diverso, vedere un problema e trovare la soluzione con quello che sanno fare meglio.

Elisabetta Guida