Salon, champagne raro (& patate fritte)

La casa d’aste Pandolfini ha compiuto cento anni, e per l’occasione, il mese scorso, nelle due giornate di aste dedicate al “fine wine” (fruttate più di un milione di euro) ha offerto la degustastazione di uno Champagne che più di nicchia non si può.
E arrivando le feste, ho pensato di pubblicare la storia di questo rarissimo Blanc de Blancs, che mi ha fatto ricordare le bottiglie di Veuve Clicquot trovate sul fondo del mar baltico dopo un naufragio avvenuto nel 1800.



Si tratta del Salon e a proposito bisogna cominciare col dire, che è la prova provata per cui se una persona vuole fare bene qualcosa, l’opzione è: fare da sé.
Infattti, il fondatore, un pellicciaio, ad un certo punto della sua vita decide di produrre lo champagne perfetto. Consigliato dal cognato, che era chef de cave, comprò i terreni sulla Côte de Blancs, nell’ Épernay, vicino a Reims. Fondamentalmente perché qui il terreno ha una composizione (argilla, rocce composite e gesso) che permette al calore del giorno diffondersi durante notte. In più i produttori della zona avevano il 100% del prezzo stabilito ogni anno dal Comité Interprofessionel du vin de Champagne.

Morale, nel 1905 comincia a lavorare al suo Blanc de Blancs (l’unico Champagne che questa piccola realtà produce e produrrà), mirando alla massima qualità.

Immaginate che nello scorso secolo è stato prodotto solo 37 volte. La prima fu nel 1910.
La sua particolarità è provenire da un unico vitigno (lo chardonnay), cresciuto nello stesso terroir -microclima, composizione del suolo, microfauna ecc…-, precisamente Le Mensil-sur-Oger, e da una sola annata.
Pensate che il Blanc de Blancs di Ruinard, i più antichi produttori di Champagne al mondo -esistono dal 1729- ancora in opera , è fatto con uve Chardonnay di varie annate, provenienti sempre dalla zona dell’Epernais, ma mischiando vitigni cresciuti sulle montagne e quelli sulla Côte de Blancs ed ha un etá di non più di dieci anni, al contrario del Solon per cui alcune bottiglie superano i vent’anni. Piuttosto che al Blanc de Blancs di Don Perignon.
Solon resta lo Champagne più raro ed esclusivo.

Mi piacciono loro, perché tutt’a questa rarità fa rima con autenticità. Il Signor Solon non ha badato al “tanto fanno tutto così” e piano, piano, con intelligenza, ha creato un progetto unico. Chiaro è capitato in un posto dove le persone erano in grado di apprezzare. Resta che la parte principale della sua idea era fare.

Ma la cosa che ho adorato di più è un abbinamento. Oh i soliti crostacei, i formaggi a pasta molle eccetera, eccetera. Invece, questo preziosissimo Blanc de Blancs dà il meglio di sé se sorseggiato mentre si mangiano le patate fritte. Basta sovrastrutture.
La fotografia a fianco è di @donnaHay.com.au
Elisabetta Guida


