Arte,  Casa,  Forme

Risonanze. Rita Sabo, Palazzo Bembo e il ‘De Philosophia Occulta’.

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Sopra Palazzo Bembo. La fotografia è di @DidierDescouens, wikipedia.it.
Di fianco ‘Atlantide X Lyra’ di Rita Sabo.

Sembra che tutto il mondo sia un puzzle in movimento. Come se ci fosse un altra Gravità oltre a quella che non ci fa volare nello spazio infinito.

Ma ci tiene ancorati a cose, luoghi e persone che ci permettono un confronto. Le nostre soglie.
Forse ,in questo caso, con Rita Sabo e Palazzo Bembo – il nove maggio aprirà la sua personale ‘Unison- The fusion of high culture’- è stato fatto apposta. L’artista lavora sulla risonanza, il palazzo è uno snodo, un luogo di passaggio usato spesso nelle esposizioni per il fuori biennale.
Lei è un artista sulla cresta dell’onda non per i premi o per la critica. E credo ancora meno per i mi piace o meno. Perché i suoi quadri sono come una brezza leggera che un po’ avvolge, un po’ colpisce. Rita Sabo dipinge la vibrazione. L’idea é che le culture, i grandi sistemi del sapere dell’umanità, coesistono.

Li guardo e sembrano essere i primi piani di onde radio. Come se nel loro aspetto ondulato nascondessero immagini di galassie lontane. Ed è come se si muovessero e attraversassero l’aria come fa la musica. E ci arrivassero dentro, come se fossero quelle parole sulla punta della lingua che sfuggono e all’improvviso, riappaiono. Magari quando si cerca di mettere insieme concetti inusuali; dire qualcosa che non è ancorastata detta. E a proposito, Rita Sabo ha intitolato la sua personale ‘Unisono’.

Di fianco ‘Arabisque Kultur’ di Rita Sabo.

Un fenomeno che accade quando più voci si fondono così perfettamente che ne percepiamo una. In tutto questo la cosa interessante è che in questo meccanismo perfetto c’è un incrinatura, un punto in cui il dispositivo si rompe. La soglia per andare avanti, progredire, sbagliare.
Più di un mese fa mi ero imbattuta in una copia del 1500 del “De Occulta Philosofia” di Cornelius Agrippa, nella Biblioteca Trivulziana di Milano. La cosa piu curiosa è stato il suono che facevano le pagine quando le giravo, la consistenza particolare, le sottolineature del tempo,le scritt e a bordo pagina. Quel modo di conoscere per assonanza, cercando il sapere, chiedendosi perché, sperimentando.

Quattro pagine del “De Occulta Philisophia”. La copia appartiene all’Archivio Storico Biblioteca Trivulziana. Copywright @Comune di Milano. Tutti i diritti sono riservati. La riproduzione delle mie fotografie è vincolata ad ulteriore autorizzazione da parte dell’Ente.

Le opere di Rita Sabo hanno questo modo di porsi.
Penso a Faggin, alla sua idea mettere insieme scienza e essere. Spero nella fine di un sapere nozionistico che ripete e rassicura senza costruire.
Dall’altra parte c’è Palazzo Bembo che non è mai veramente cambiato. Sulla facciata si vede un’antico dio che regge un disco solare: tempo, movimento, energia.
Se si srotola il tempo lo si vede nascere come casa-fondaco.

A Venezia si chiamavano cosí le case con sotto il magazzino e i Bembo erano mercanti; commerciavano in
spezie e tessuti preziosi. Per questo costruiscono il palazzo sul Canal grande, dove le merci arrivano,
vengono stoccate e poi ridistribuite.
C’era un sistema politico preciso che governava il come. Resta che
Palazzo Bembo è un crocevia di cose. A un certo punto nasce Pietro, l’umanista, che aggiunge alle merci le
idee: diventa un luogo di passaggio anche per loro.

Di fianco ‘Roman Empire’ di Rita Sabo.

Ci sono voci (Pietro Bembo fu segretario di Leone X che era un Medici), ma non confermate da alcun documento, che intorno al 1510 ci avesse soggiornato Giuliano de Medici a Venezia per curare la tubercolosi.
Oggi è ancora così: un Palazzo multiforma. sede espositiva, hotel, spazio residenziale.
Tra queste mura Rita Sabo ha creato: la sua radio cosmica.

Di fianco ‘Dogon x Orion’. I dogon hanno un sapere curioso. Loro credono di arrivare da Sirio, la stella. La cosa incredibile è che la loro cosmologia ha particolari di quel pezzo di cielo impossibili da osservare ad occhio nudo.

Elisabetta Guida