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Riesling, sole e idrocarburi

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Se l’economia mondiale  è appesa allo stretto di Hormuz e il petrolio “ l’erba voglio” del momento con un infinito lavorio di diplomazie, accordi commerciali, tentativi del governo di spuntare con l’unione europea il massimo aiuto possibile per spuntare i prezzi al consumo… al Riesling basta crogiolarsi al sole. 

Perché è tutta una questione di abbronzatura.

(la fotografia di copertina è di Foto di Zbynek Burival su Unsplash)

Intanto il vitigno, un incrocio di piante antichissime avvenuto nel Medioevo, la crema solare, ce l’ha naturalmente: i carotenoidi. L’acidità estrema innesca il processo e ci si trova davanti alla molecola della benzina.

Certo spesso serve tempo, non dico centinaia di anni, come il Riesling conservato nella cantina dell’ospedale di Strasburgo. Nel medioevo le case di cura accettavano come pagamento o donazione, anche terre, così arrivarono a possedere grandi estensioni di vigneti.

La fotografia è di Sophie Backes su Unsplash

Oggi della vendemmia del 1472, per via dell’evaporazione ne è rimasta una piccola parte. La botte dove è custodito questo vino alsaziano, viene rabboccata con vini d’epoca, ma é il più vecchio al mondo, chimicamente stabile, dunque bevibile. 

Fu servito solo in occasioni specialissime: offerto al Generale Leclerc per avere liberato Strasburgo nel 1944, usato per brindare alla posa della prima pietra del nuovo ospedale dopo un incendio nel 1716. E nel 1576 per celebrare l’alleanza tra Strasburgo e Zurigo, una sorta di  “protestantesimo contro il mondo”.

Pare che iI sapore sia paragonabile all’aceto. Il pH misurato tra 2.2 e 2.28 è paragonabile ad una fetta di limone. Ma il profumo è un’altra storia. Si parla di miele, cera d’api, nocciola tostata, vaniglia, sfumature agrumate.


La fotografia è di VisitStrasboug.fr

Ma niente sentore di idrocarburo: in 500 anni le molecole responsabili si sono trasformate in altri sapori.  Altri profumi. Cosa che comincia a succedere dopo 30/40 anni d’invecchiamento. Anche se delle volte ci sono particolari sinergie che rallentano le reazioni chimiche.

Il Clos Sainte Hune è un vino leggendario, considerato il più grande Riesling secco al mondo.   Da tredici generazioni, a partire dal 1626, lo fa la famiglia Trimbach, indifferente a qualunque moda imponga il mercato. 

La fotografia è di Tribach.fr

Addirittura non scrivono sull’etichetta neppure Grand Cru. Non sono bisognosi di nessuna approvazione. 
Tanto più che la classificazione è arrivata con la Napoleone per i Bordeaux nel 1800 e in Alsazia negli anni 70/80 del 1900, anni dopo la nascita della loro creatura. E il risultato è un vino senza compromessi: assolutamente secco e senza l’ombra di fermentazioni malolattiche che danno morbidezza.
Poi c’è il terreno. Il clos grande solo 1,7 ettari é sostanzialmente un agglomerato di fossili marini; calcare, formatisi duecentocinquanta milioni di anni fa, quando in Alsazia c’era il mare. 

Poi c’è il terreno. Il clos grande solo 1,7 ettari é sostanzialmente un agglomerato di fossili marini; calcare, formatisi duecentocinquanta milioni di anni fa, quando in Alsazia c’era il mare. 

Allora succede che le radici delle viti per prendere acqua e nutrimento devono scendere molti metri in profondità. L’effetto è voglia di leggerezza che si traduce in un sapore sapido e gassoso che va a mischiarsi con il sentore di idrocarburo.


Da accompagnare con:
Per me Clos Sainte Hune è perfetto con “Confort Zone”, il progetto fotografico di Tadao Cern. Le persone considerano la spiaggia uno spazio protetto dovev ognuno può essere se’ stesso senza la paura del giudizio degli altri. Allora l’artista si chiede: perché nel ‘mondo’ valgono regole diverse? Il Riesling di Clos Sainte Hune insegna ad allargare la Confort Zone.
(Il L’artista si trova su Instagram: @tadaocern. La sua pagina web: tadaocern.com)

È la meraviglia della complessità. 

C’è un Riesling in Germania, che a proposito, è imbattibile. 
Fino alla fine del 1700 nelle regioni del Reno non si poteva vendemmiare prima di avere l’ordine scritto ufficiale del Principe-Vescovo di Fulda.

Ma a Schloss Johannisberg le uve erano mature, mentre il corriere tardava. Alcuni dicono  per una sosta in una locanda che prolungó oltre misura; altri per un rapimento.

La fotografia è di Garda Arendt, CC0, via Wikipedia


Resta che è uve cominciarono a marcire per via della muffa. I monaci, disperati, vendemmiarono comunque quell’uva. Il risultato fu un miracolo. Ancora oggi la vendemmia, faticosissima -si raccoglie chicco per chicco – si usa uva che sembra marcia. Ma il risultato quando si apre una bottiglia di 10/vent’anni é un sapore in equilibrio tra un pezzetto di albicocca candita e lo zafferano, un’acidità altissima e poi quel po’ di oscurità rappresentato dall’idrocarburo. Insomma è come indossare un abito da sera.

Certo nella valle del Reno il sole è delicato, le viti per prendere più insolazione sono piantate a 60/ 70 gradi di pendenza, il terreno di ardesia cerca di amplificare il calore.

In tutto, anche i chicchi d’uva sembrano avere le lentiggini. 

Da pensare come:
L’incontro di due opposti come la spiaggia tra mare e montagna di Cala Goloritsei in Sardegna. Qui per andare (sconsiglio vivamente l’alta stagione).

La fotografia è di SardegnaTurismo.it


Un altro discorso se attraversassimo  l’oceano del 1830 sulla barca dei  protestanti  tedeschi che scappano dalle persecuzioni religiose. Chissà, forse qualcuno di loro ha posto le premesse perché si producesse proprio quella bottiglia di Riesling che il papá di Jeffrey Grosset portò a casa per cena. Ne rimase folgorato. L’obiettivo diventò creare un Riesling che potesse competere con quelli europei.

Studió enologia, viaggió, a ventisei anni già in una posizione dirigenziale si licenziò e comprò un piccolo appezzamento di terra.

la fotografia è di Grosset Wine.au

Isoló due vigne e cominciò a lavorare sul terroir. Per lui niente blend come era in uso in Australia, ma due suoli opposti – Polish Hill e Watervale- due vini. vino fatto esclusivamente con quelle uve. Quindi coinvolse altre 13 produttori per mettere fine al monopolio economico del sughero. Fu una battaglia culturale e per la purezza del Riesling. 

Niente doveva sporcarlo e tanto meno rovinare  il 10/ 11 per cento delle bottiglie.
Perché il tappo a vite ha un segreto: la capsula, attraverso il quale il vignaiolo può decidere quanta aria può entrare nella bottiglia. 

Da bere con:
un misto di frutti di mare saltati in padella con olio, aglio, peperoncino. Accompagnati con crostoni di pane.

la fotografia è di Edward Howell su Unsplash


E soprattutto non lascia sapore. Il riesling è il vino che sa della terra da cui proviene più di ogni altro. Ed in questo caso il sole dell’Australia sviluppa subito il sentore di idrocarburo. 
(La vera benzina siamo noi).

Elisabetta Guida