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Quando un soufflé…

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Un soufflé è un’abito da sera. 

Sarà questo uscire dallo stampo e quella sensazione di aria rarefatta. Perché non è solo una questione di morbido e vaporoso, ma proprio di…  sollevarsi. Immaginate  una nuvola di profumo appena accennata, la forma perfetta;  tutto un’ insieme seducente e  allineato all’Essere..

E poco importa che il soufflé sia un edificio o la portata di un pranzo, si tratta più di uno stato dell’essere, o di un’armatura contro il conformismo.

Penso all’architettura di Kengo Kuma a Sidney in Australia (in un intervista ha dichiarato che l’idea era creare un edificio che fosse un punto di riferimento per il quartiere). O a Curves, un’architettura usata come punto di arrivo o partenza per crociere in mare, di Louis Pedro Silva a Mathosinos in Portogallo. Ma anche una piccolissima pista da sci, in Svizzera, nella Valle de Joux, idea di un orologiaio, Piguet, che ha stabilito da quelle parti hotel e museo. Certo ognuno ha il suo demiurgo e le ragioni che lo inducono a fare. 

Ma personalmente in tutto questo ci vedo un leggiadro levitare… gli strati di pasta, che si gonfiano, si alzano. Credo che se potessi immergerci un cucchiao ci troverei l’interno dell’Auditorium Giovanni Arvedi di Cremona, dove sembra che poltrone e gallerie danzino una musica tutta loro. “Lascia tutto e seguiti” diceva Battiato, ecco credo sia il mantra di ogni soufflé.  Anche se si dice che il loro segreto sia la cottura che deve essere fatta a bagnomaria (e per carità non aprite il forno).

A proposito ci sono chef stellati, come Gualtiero Marchesi, che sostengono (almeno… così dice Wikipedia) che, la crema di farina e uova, possa essere sostituita dallo zabaglione, oppure da uno sciroppo di zucchero mischiato a biscotti e frutta, senza per questo inficiare il risultato.  Questo significa (a prescindere che preferiate o meno la tradizione come me) che a dispetto di quanto si pensi,  lievitare è facilissimo. E deve essere davvero così, considerato che quello che fa un soufflé è librarsi sopra i luoghi comuni ed esprimere la propria individualità nel mondo. 

Elisabetta Guida