Quando il tempo si attraversa.


Palazzo Visconti non prende il nome dal ramo delle famiglia di Ottone e tutta la sequela, ma quella di un ramo cadetto, gli eredi del fratello del Signore di Milano noti come Visconti di Somma (dove avevano il castello).
Poi, secoli dopo, esattamente nel 1683 ci fu un matrimonio dove un Visconti sposò una Modroni, da qui nacquero i Marchesi di Vimodrone. Mia nonna Maria l’avrebbe raccontato meglio, era un drago con la storia delle famiglie. Comunque per capirci Luchino Visconti di Modrone, il famoso regista, apparteneva a questa dinastia.

Ed eccoci a Palazzo Visconti, il quale a sua volte richiede una premessa. In realtà la proprietà in via Cino del Duca si chiamava Palazzo Bolagnos, perché fu Carlo, il nobile spagnolo che faceva parte del patriziato Milanese a costruirlo. Morto lui passò al figlio, che era anche proprietario dei terreni dell’ospedale maggiore. Seguirono altre famiglie, ma la più curiosa di tutte era quella dei Tinelli, Luigi era un rivoluzionario che per riuscire a comprare il palazzo, dovette usare il fratello come prestanome. C’è da dire che arrivarono a miti consigli infatti al pianterreno installarono una fabbrica di porcellana che successivamente diventò la Richard Ginori. Infine eccoci ai nostri Visconti e alla magia.
Perché durante il Fuori Salone é stato come se il tempo se le pieghe del tempo avessero smesso di sovrapporsi ma si fossero fuse. Ho avuto l’impressione di entrare in una vera e propria casa, abitata, viva







Ho adorato vedere sul comodino il trattato di Adolf Loos (un architetto austriaco che ha usato la sua vita per fare una crociata contro la decorazione, a lui piacevano i cubi di cemento. Tanto che i viennesi dissero del suo edificio- costruito in pieno centro a Vienna- il palazzo senza sopracciglia. Io l’avrei arrestato e condannato -considerata l’attenuante degli interni favolosi- a vivere per un paio di reincarnazioni in periferia) che propugna l’esatto opposto di qualunque atomo sia composto Palazzo Visconti. E che adesso a rivedere le fotografie mi sembra che Neutra si sia un po’ ispirata al modo decorare gli interni di Loos, questi contrasti, queste cromie che fanno da contrappunto con il fasto del palazzo.


Partirei da qui, dalla camera da letto, perché la sensazione è stata quella di una casa sospesa, quasi addormentata nella quiete delle prime ore della notte. Magari dopo un giorno in cui gli ospiti sono partiti ed i Marchesi hanno finalmente dei momento da dedicare a loro stessi. La casa appartiene ai Visconti dal 1800 ma per me i protagonisti della storia sono Giuseppe e Carla Erba (la nipote di Carlo, il fondatore della casa farmaceutica e i proprietari da Villa Erba a Como), semplicemente perché erano così belli (dunque benedetti dagli dei), li immagino essersi amati alla follia. E dico ospiti, ma da considerarsi con la o maiuscola, qui soggiornarono Mozart, Verdi, Apollinaire, Radezky…

Resta che nel parte di tempo resa eterna da Neutra è stato come se non li avessi visti perché in quel momento il marchese era prendersi un caffè.

Mentre la signora a farsi una doccia. Non ha disturbato nemmeno il via vai nel salone dei visitatori, era come se per qualche motivo ufficiale fossero nel palazzo.



Fuori, appena prima dell’uscita, una vecchia portantina lasciata da chissà quale antenato.
Elisabetta Guida
@NeutraDesign
El



