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Progettare un pavimento

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Pavimento è ovunque mettiamo i nostri piedi.

Il discorso è che ci si può fare ispirare da qualunque cosa.

Per esempio il pavimento della cattedrale di Siena è un intarsio di simboli di altre culture.
Tra i vari personaggi c’è l’oracolo di Delfi. La Sibilla era una signora con grandi capacità di chiaroveggenza per via del fatto che riusciva ad entrare in contatto con il Dio Apollo in persona.
Sembra che riuscisse a vedere la trama nascosta della realtà. Così immaginate quanti greci andavano a farsi predire il futuro. E quando arrivavano all’entrata del tempio di Apollo si trovavano davanti la frase “conosci te stesso”.
Tutto questo in salsa cristiana è diventato “conosci il tuo Dio, che è il figlio di Dio” mentre la Sibilla è stata inserita all’interno di un disegno con “il guardiano del deserto”; una figura mitologica che se eri un Pellegrino e non sapevi: 1- chi eri; 2-dove stavi andando e 3- da dove venivi ti sbarrava la strada.
(Un po’ il solito loro, a mio parere)

Però qui il punto è: aver visto il pavimento come una superficie attraverso cui esprimersi.

I pavimenti hanno due caratteristiche fondamentali. La prima è che avvolgono: si è dentro. Per questo motivo non esistono pavimenti neutri. Attraggono come un forza magnetica qualunque cosa. Un mobile sopra un pavimento diverso cambia aspetto e probabilmente anche noi. Perché la seconda caratteristica e’ che non c’è la prospettiva come quando si ha a che fare con un parete.
Morale: bisogna scegliere quello giusto.

Le possibilità sono tante.

Intanto il mosaico, ma si sa. Certo che se si pensa alla definizione di questo pavimento come un insieme di figure o disegni astratti, quale pavimento non lo è?

Bisogna fare un discorso di materiali. G
Per primo la resina trasparente che è una versione della sostanza che usano gli artisti sui quadri.
Tanti anni fa al salone del mobile c’era un cucina che aveva il pavimento a piastrelle, ma ognuna aveva fagioli, piselli ecc….
Non che la merce deperibile sia obbligatoria. Ci si può mettere quello che si vuole, come se il pavimento fosse una grande tela.

Questa di fianco è ceramica fatta con i materiali di scarto prodotti dalla lavorazione di altra ceramica. L’idea è di un artista cinese che ha presentato il progetto, sempre alla design week, da Ro Guiltlessplastic.

Sembra che la Cina produca L 18 milioni di tonnellate l’anno di scarti, da tanti sono i laboratori di ceramica. Così Caroline Cheng ha deciso di farci qualcosa.

Poi ci sono i negozi che vendono materiale di recupero. Come antiche strade romane che possono diventare un pavimento da interni. O la mattonella che aveva arredato il castello abitato da Eleonora d’Aquitania. Ma anche il secchio con i pezzetti di piastrelle colorate. Per non parlare di vecchie tessere per fare mosaico. Io parlo di “Recuperando” che è uno dei miei negozi preferiti, ma volendo ce ne sono 1000 di questi posti.

In questa carrellata manca il mio pavimento preferito (ex equo con quelli da esterni messi all’interno): il parquet usato, senza nessun tipo di disegno. Solo le macchie, le rigature… quel senso antico…

Resta solo da mettersi all’opera.
Elisabetta Guida.