Pieter Brueghel è un panettone
Il banchetto dei “si dice”.
Nb- Bruegel e Brughel: non sono errori di battitura. A un certo punto della sua vita cominció a firmarsi togliendo l’ “h”.
La struttura intima delle cose è un panettone. Ogni persona è un panettone e in alcuni casi come quello di Brueghel è panettone dentro un panettone: un miscuglio di ingredienti diversi che non si sa come o perché danno come risultato un certo individuo.

La fetta di panettone è della Pasticceria Crem. (@pasticceriacrem instagram). Ho scelto il loro perché è quello che compro e poi sono sulla guida Gambero Rosso. Qui a Milano sono o troppi ricchi o troppo poveri, il loro è bilanciatissimo. Milano è chi la fa: é questa la grandezza della mia città.

A guardare le sue opere si vedono persone che ridono, lavorano, si ubriacano, ballano, si desiderano e che contemporaneamente muoiono, si destestano, sono malati. Sullo sfondo la natura con la sua immensità e forza. É un po’ quel: guarda cosa facciamo mentre siamo sul bordo dell’abisso (ma anche chi sei quando nessuno ti guarda).
La sua produzione è un panettone. Ricorda le riunioni con i parenti.
E siccome di lui si sa pochissimo -difficile rispondere a domande come era felice? Si è mai innamorato alla follia? Perché dipingeva? Da cosa scappava? Cosa voleva? Cosa si diceva di lui? – ho pensato di organizzare una grande pranzo natalizio fuori stagione.
Sarà il banchetto dei ‘sì dice’: considerate che non si sa neppure dove e quando nacque. Forse nel 1525, forse nel 1530, probabilmente nella zona di Breda. Deus ex machina il suo primo biografo Van Mander, detto il Vasari olandese. Perché per capire chi era bisogna conoscere chi frequentava.
Il disegno è mio.
Bruegel era un mattacchione.
Quando ebbe una bottega sua, creava versi di fantasmi o allestiva siruazioni del paranormale per spaventare i suoi studenti.

Con uno dei suoi più cari amici, Hans Franckert, si imbucavano mascherati alle feste di matrimonio dei contadini – sotto mentite spoglie e portando un regalo-. Dicevano di essere parenti dello sposo o della sposa e portavano un regalo.
Pieter Brueghel the Elder, Public domain, via Wikimedia Commons, “danze a un Matrimonio”.
Lo scopo era guardare l’umanitá – Brueghel dipinge chi trova interessante, Franckert faceva parte di una confraternita letteraria teatrale- ma anche semplicemente andare a una festa.
I due si vedevano praticamente tutti i giorni. Erano entrambi scapoli e vivevano nello stesso quartiere di Anversa, l’Onze- Lieve- Vrouw che si snoda attorno alla cattedrale e comprende molte strade commerciali.
Foto di Thomas Konings su Unsplash

Bruegel, sulla base dell’atto di sottoscrizione matrimoniale del 1563, abitava ‘attaccato’ alla ‘Borsa nuova”, mentre Franckert in una casa chiamata De Wolf, poco distante. Insomma Anversa era ai loro piedi.
Poi c’è l’amico più serio con cui non si scherza: Abraham Ortelius, con lui niente feste, solo discussioni colte! Per comprendere il tipo, che era un letterato, cartografo, collezionista, sappiate che Ortelius teneva un libro, l’Album Amicorum, dove inseriva tutte le persone con cui intratteneva rapporti amicali o di lavoro. Dentro di trova anche Pieter Brueghel.

Pieter Brueghel the Elder, CC0, via Wikimedia Commons
Non si sa se l’artista venne in italia con Ortelius. Ma Bruegel conosceva gli amici di lui. Nel nostro paese fu ospitato da un collega Giulio Clovio -ci sono più lettere indirizzate a Ortelius dove, l’artista italiano chiede notizie del collega-. Si dice che quello che impressionò maggiormente Brueghel furono le montagne e i paesaggi: “sembrava che li mangiasse e poi le restituiva perfette”.
Resta la domanda: chi era Bruegel? Perché tutto comincia sempre come un rapporto professionale: manca sempre ‘un prima’ e la convinzione che il denaro tiene insieme tutto anche quando non si vede.
Franckert era un mercante di pietre preziose, gioielli, ma soprattutto era nella rete della circolazione dei grandi capitali. Il suo socio Daniel De Bruyne prese l’appalto sulle accise sul vino. La città di Anversa chiese una garanzia enorme. Nicolaes Jonghelinck il maggior collezionista di Brughel quando l’artista era vivente, fece da garante (il padre era legato alla Zecca) . Anversa chiese l’inventario dei beni e da lì vennero fuori ben 16 Bruegel. Pare che fu Jonghelinck a incoraggiare Bruegel a dare più spazio alla pittura rispetto alle stampe.
Ma comunque, c’è una nota su un libro dei conti di De Bruyne, che aggiunge un pezzo a questo intrigo tra interesse e rapporti personali. Il mercante aveva fatto dei prestiti a una taverna il De Swan.
Pieter Brueghel the Elder, Public domain, via Wikimedia Commons

La stessa dove si dice andasse a giocare a carte, forse con proprio con Brueghel. Se davvero è così Daniel De Bruyne potrebbe essere il trait- d’union con i diversi mondi dell’artista. Ma rimane comunque una bella nebbia fitta. Perché il nodo potrebbe semplicemente essere la Gilda di San Luca che raccoglieva non solo artisti ma che stampatori, cartografi, editori, ecc… E allora questa storia dovrebbe essere raccontata in un altro modo.
Certo rimarrebbe da sapere come ci è entrato nella bottega di Pieter Coecke? artista famosissimo all’epoca. Forse la sua prima grande porta di accesso al mondo che contava (anche se non ci sono documenti che certificano l’apprendistato).
La seconda è l’editore Jeronimous Cock. Il suo “Le quatre vents” La sua non era una semplice tipografia, circolavano artisti, incisori, compratori, persone colte. Per lui Bruegel produsse quaranta disegni destinati all’incisione. E sembra che fu attraverso lui che conobbe Ortelius.
Tra l’altro Pieter Coecke e Jeronimous Cock hanno in comune l’avere sposato donne imprenditrici ante literam. Non erano semplicemente mogli ‘di’, entrambe hanno mandato avanti le attività di famiglia quando i marito sono venuti meno.
”Carnevale contro Quaresima”. Pieter Brueghel the Elder, Public domain, via Wikimedia Commons

Mayken Verhust era un’artista, fu lei a formare i figli di Brueghel quando passó oltre.
Ah… un dettaglio, Bruegel sposò la figlia di Coecke.
Questa è un’altra storia che mi fa pensare, quando mi chiedo se fosse felice, che l’ombra della sua gioia di vivere fosse anche la sua paura. Quell’avvedutezza che non fa mai essere completamente tranquilli, perché c’è la costante paura basta niente e tutto crolla, come la sua Torre di Babele. Sul letto di morte fece bruciare, dalla moglie, delle opere perché potevano essere pericolose per la famiglia.

Pieter Brueghel the Elder, Public domain, via Wikimedia Commons. Sopra un particolare.

Ma l’amour fou.
Prima di Mayken Coecke, Brueghel aveva una fidanzata. Sembra che la volesse sposare, ma aveva l’abitudine raccontare storie inventate così ad un certo la piantó e si mise con Mayken. Non era un ripiego, Bruegel la voleva veramente, tanto che pur di stare con lei accettò la condizione della suocera: trasferirsi a Bruxelles. Qui cominciò una vita diversa riuscendo ad entrare nel giro aristocratico.
Ora ditemi chi c’è più panettone di Brueghel. Come per il dolce della mia città non esiste una biografia, mille leggende e niente di certo. A Natale , ma ormai qui a Milano in tutti i periodi dell’anno, compare sulle tavole con le più svariate farciture.
Poi per tutto il resto, figli, dinastie pittoriche ecc.. “I Brueghel. Le origini dei generi pittorici in Europa”, a Palazzo Reale dal 29 settembre. Questo è il ‘prequel’.
Elisabetta Guida



