Arte,  Gioielli

Ognuno ha i suoi amori e i suoi anelli. (Goya e la sua contessa, tra Calder e Shobinger)

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Maria Caetana da Silva Contessa d’Alba era una donna molto controversa. Giovane, ricca, autonoma, troppo libera e con frequentazioni discutibili. Di lei girarono così tanti pettegolezzi che, della sua vita reale, si sa pochissimo.
E tra  i si dice ce n’è uno secondo cui lei e Goya fossero amanti. 
Gli indizi sono intanto la presunta fuga subito dopo il funerale del marito. 
I due rimasero a Sanlucar de Barrameda per mesi. Poi, ritratti sempre più intimi, tra cui il dipinto del famoso anello dove si trova l’incisione “Goya e Alba”. Aggiungete che  lo stesso dito indica una scritta: solo Goya. 
Il bello è che non ci fu un dopo, perché poi, ognuno per la sua strada. 
Nessuno dei due cambió vita o la loro si trasformò in una storia pubblica. Né mai venne  trovata traccia di questo anello. 

Per vedere la scritta “Solo Goya” si deve seguire il dito della Contessa d’Alba. E’ un segno sottilissimo sulla sabbia. Quanto all’anello é più difficile perché è la miniatura di un gioiello. Alcuni storici d’arte vi leggo i Goya e Alba.
La fotografia sopra è stata pubblicata su Wikipedia.en ; Sopra un ritaglio.

L’idea è fare lo stesso. Voglio dire:se invece di cercare l’eternitá – a prescindere-, si rovesciasse il punto di vista e si celebrasse, il momento, in cui l’amore accade? 

Certo bisogna uscire dal loop: anello uguale a promessa eterna.

Prendete Alexander Calder: fa gioielli come se fossero gesti. E cosa fondamentale il suo obiettivo non era venderli, non gli importava che anelli e collana fossero  “preziosi”.

Questa fotografia è stata pubblicata sulla pagina Instagram di Louisa Guinness Gallery (Londra). Una delle gallerie di riferimento principali per Alexander Calder. Difficile trovare le immagini dei gioielli che faceva per gli amici. Pare non siano catalogati.

Intanto era uno scultore, poi erano cose che costruiva  giocherellando con un po’ di fil di ferro mentre chiacchierava con gli amici, forse la sera. Senza pietre, senza lucidature, senza fusione. Poi, li regalava, così come fossero oggettini senza importanza.

L’anello è stato pubblicato su Atsy. Di fianco Angelica Houston con una collana fatta da Carver.

Magari, qualche volta, saranno finiti in un cassetto, oppure usandoli si saranno rotti. Beh non erano fatti per durare od essere esibiti.
Funzionavano più come un pensiero leggero che torna in un istante preciso, a determinate persone. 
Un momento; un attimo che continua a risuonare. 

news.artnet.com- Dentro il giardino di Calder.

E a proposito ai tempi della Contessa d’Alba  collane, bracciali, spille ed anelli si indossavano tutti insieme. Ognuno aveva un suo preciso significato. Il corpo diventava una mappa personale di status, incontri eccetera.  
Oggi potremmo usare  le dita per farle diventare una costellazione di presenze.
Certo volendo basterebbe  un solo gioiello: magari un anello di Bernhard Shobinger. 
Un’artista svizzero tra i più radicali, che  negli anni 70/80 misero in discussione il gioiello come lusso, oggetto perfetto, separazione tra arte e vita. Il suo fascino è quello di mischiare ad esempio  l’oro con il vetro rotto, pietre preziose con frammenti trovati per strada. Quando si è davanti ad un suo gioiello sembra di vedere un oggettino che ha attraversato il tempo.

“The rings of Saturn” di Bernard Shobinger. Galleryso.com

Chi ne ha indossato uno dice che non è freddo e levigato come si potrebbe pensare. Shobinger lascia graffi, abrasioni, ruvidità, segni di taglio. E neanche si preoccupa di proteggere troppo le superfici. Anzi tutto il contrario: vuole che si segnino, cambino, opacizzino. E la ragione è che la materia è viva dunque se non cambia è solo decorazione.
Alla fine con Bernhard Shobinger ci si troverebbe al dito un promemoria, un àncora  come tenere un sasso in una tasca, che ricorderebbe che  l’eternitá si può solo vivere, non promettere. 
E non è che tutto, debba necessariamente esserlo.
Chiaro, avendo a disposizione altre nove dita perché limitarsi? Perché non collezionare momenti?Rimane che per me il meglio sarebbe un raggruppamento di gioielli, fatti dalle mani di ha condiviso un momento. Si potrebbe prendere spunto da David  Bielander. Ma anche no, bisogna esprimere se’ stessi non qualcun altro corretto e modificato.

Rimane che per me il meglio, sarebbe un raggruppamento di gioielli, fatti dalle mani di ha condiviso un momento. Si potrebbe prendere spunto da David  Bielander. Ma anche no, bisogna esprimere se’ stessi non qualcun altro corretto e modificato.

Il mio anello da scrittura.

Ma se si volesse rimanere nel gioiello d’arte, be’ allora qualcuno avrebbe sicuramente sulle dita un anello di Giovanni Corvaia.

Le immagini sono state pubblicate da Jewelleryeditor.com, minrl.com, homofaber.com


La particolarità è che questo artista fa monili talmente particolari che il cervello rifiuta di riconoscerli per quello che sono veramente. “Li posso toccare?” “ sarà un piccolo organismo vivente?” “Al prossimo sguardo li vedrò alzarsi ed abbassarsi al ritmo del respiro?” Con loro arrivano domande, non risposte. Sono enigmi. Un po’ come quando si pensa che una persona non sia la nostra fetta di torta, invece lo è talmente tanto che neanche lo si capisce. 

Forse altri lotterebbero con gli anelli Otto Jacob. Certi amori lottano per esistere e i suoi gioielli urlano letteralmente.  Il peso, le incisioni che sembrano fatte da mani incerte, l’attrito sulla pelle, la sensazioni che ci si trovi di fronte ad un reperto ritrovato chissà dove. 

La fotografia è stata pubblicata su Alaintruong.com – Il sito di una galleria particolare, un po’ mercante d’arte, un po’ studioso di decorazione.

Eccetera, Eccetera.
Perché ognuno ha i suoi amori e le sue fasi.

Elisabetta Guida

Ps- Questo articolo non toglie che il principe azzurro esiste.