Arte,  Casa

Le tre stanze segrete di Palazzo Visconti. Eternità, profumi, luci e ombre.

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Dentro ogni casa esiste un altra casa. Invisibile, ma più reale di un mattone. É l’impressione, quell’attimo fugace: quando si smette di guardare e si comincia ad ascoltare quello che dice il corpo. Una traccia che Palazzo Visconti porta a tre stanze segrete.

La prima stanza : l’eternità.

… Ma c’è un eccezione:

L’unica costante nel cambiamento é il cioccolato: l’eternitá è sua. 
Gli antichi sbagliavano a fare affidamento sull’oro. Il cioccolato rimane un imperituro punto di riferimento, nonostante appartenga all’immateriale categoria de “I gusti sono gusti”. 
Poltrone, abiti, appartamenti e la vasta categoria degli oggetti che ci circondano funzionano come spugne. Accumulano: abitudini, giorni storti, impegni disattesi. In poche parole riflettono noi e quando non ci sopportiamo più, cambiamo loro. 

la scatola di cioccolatini è di Neuhas.

Mentre il cioccolato è esattamente quello che cerca il cervello: coerenza, equilibrio, assenza di attrito tradotto in una sensazione. La consitenza dura/morbida che si scioglie con il calore della bocca, la complessità del sapore, il crescendo corroborante delle funzioni fisiche e mentali.   Poi c’è la cosa più importante. Gli oggetti accumulano tempo, il cioccolato ogni volta che si mangia é come fosse la prima. Questo fa di lui quello che é: l’irraggiungibile misura. La pietra filosofale.

Penso a Palazzo Visconti arredato da Neutra byMigliore + Servetto , chissà che sapore ha…

La fotografia di fianco e la prima, quella del Salone sono di Leonardo Duggento, cortesia di Neutra by Migliore + Servetto.

La seconda stanza: l’odore

Probabilmente se si fosse stati ospiti di Giuseppe Visconti di Modrone si sarebbe incontrato odore di tabacco, di guanti e scarpe di pelle, di legno, di cera, di fiori recisi, di aria fredda che entrava dalla porta quando qualcuno arrivava. Le persone sarebbero state come una costellazione: odore di trucco, di sapone, di aldeidi, di violetta, di  iris, di colonie agrumate leggere. Forse, Giuseppe Visconti di Modrone, sofisticato com’era  avrebbe osato note floreali.

Allora come oggi il profumo era un muro invisibile, definiva lo spazio.


Ma la differenza è che gli odori non erano standarizzati quindi erano più esposti a diversi profumi e forse  nasi più abituati a percepire un atmosfera, un modo d’essere.  A proposito, pare (notizia non confermata – ho scritto al brand) che stiano rieditando i profumi creati da Giuseppe Visconti di Modrone. 
Vorrei che anche in Italia esistesse la Banca del Profumo come a Parigi. 
Vorrei che l’odore di un epoca venisse custodito. 

La terza stanza: luce e ombra

L’anno scorso l’arredamento aveva colori scuri, quest’anno, il secondo capitolo, è una fumatura luminosa. È come  se il Palazzo, dopo avere sostato all’ombra di una pianta, avesse continuato la sua camminata. 
Giorno, notte, momenti di luce intermedia, bisogna attraversare. 


C’è una meridiana a Milano, nel cortile che fu nella casa di Cecilia Gallerani (la donna con l’ermellino di Leonardo) che dice di segnare solo momenti felici.  Chissà. 

Elisabetta Guida