Le donne napoletane sono Dee. (“Essere” senza chiedere il permesso).
I tacchi sono divertenti. Il passo diventa più corto (si osserva di più) il corpo cambia, un po’ ondeggia. La
percezione di essere sopra, dá il senso di attraversare l’aria.Si cambia il modo di sentire il mondo, la
prospettiva diventa più centrata. Il problema è il giudizio degli altri. Non è un discorso di comodità é che ti mettono in un cliché. A proposito, domandona: cos’è la seduzione? Un dispositivo, o un’energia che
promana da noi? Perché tacco o no é la punta dell’iceberg. Il problema è ‘essere”.

E la soluzione -con la “S” maiuscola- è imparare dalle donne napoletane fotografate da Keila Guilarte.
Un’artista che vive tra Milano e Parigi e lavora su immagine, corpo, vita.
Dice che la sua fotografia -ha un passato da atleta nazionale nel nuoto sincronizzato e poi da modella-
nasce dall’incontro con le persone. Scattare un immagine per lei è un mezzo per entrare in contatto con
l’altro e la sua storia.
“Napolian Issue. Daniele Ragosta”. Keyla Guilarte
Beh, nel caso questo progetto “Napolitan Issue” -che sarà presentato al prossimo Mia
Photo Fair di Milano- ha fotografato delle vere e proprie Dee.
Non saprei definirle altrimenti.
Le guardo e i criteri tra chi è considerato al margine e chi fa parte della crème spariscono. Vengono meno i
canoni di appropriato o fuori luogo. E’ un universo senza sopra né sotto. É trovarsi di fronte ad una dea
greca. Loro “sono” al di là di qualunque approvazione.
Dunque l’enigma è individuare il segreto per attraversare il giudizio degli altri come fosse un pelucco che si
appoggia su una giacca che si scuote via?
“Napolian Issue. Anna Stranieri Marechiaro”. Keila Guilarte

Certo essere nati in un “palinsesto” ha una sua rilevanza: la cultura di Napoli ha sicuramente un ruolo.
Oh certo le dominazioni. Da Napoli sono passati:
– i fenici, i greci, i romani, bizantini, é stata un ducato. Poi sono arrivati i normanni, gli svevi, gli angioini, gli aragonesi. E per finire é stata un vicereame spagnolo, per breve tempo un dominio austriaco, quindi i borbone, a cui sono seguiti la repubblica napoletana, Napoleone, la restaurazione borbonica e il regno d’Italia.
Ma allora, in Italia dove sarebbe la particolarità? L’ingrediente magico che le a rese libere?
Probabilmente Il fatto che a distanza di 2500 anni da Atene, Napoli é la città più greca che ci sia. Se un
ateniese del IV secolo ci facesse un salto, potrebbe essere il posto che più lo fa sentire a casa. Il vero
antenato spirituale di Napoli è Dioniso: il Dio che rompe i confini. La trasformazione, l’ebrezza, la perdita dei
confini, la vitalità della natura, l’identità che cambia. I suoi riti erano potenti ed anche inquietanti.
“Napolian Issue, Sara Apicella”. Keyla Guilarte.

Durante le feste dionisiache le persone danzavano, urlavano, si travestivano, uscivano dalla loro identità sociale. Il teatro, la città che si riunisce e guarda se stessa, nasce da qui. (L’antico teatro greco si trova sotto l’attuale centro storico e per vederlo si deve passare da una casa privata).

Oggi a Napoli il palcoscenico sono le strade. Le persone, litigano, discutono, ridono. La vita viene messa in scena. Ci sono i protagonisti e il resto della città che guarda. La gestualità, il modo di parlare. Sono a fasi alterne tutti attori e tutti spettatori. La conseguenza è che l’identità non è fissa ma è un ruolo, un aspetto.
Una persona è tante cose, un caleidoscopio di figure: in famiglia, sul lavoro, tra amici. E a pensarci dentro queste categorie ce ne sono ancora altre, magari sconvenienti ma che proprio per questo non riescono a ‘definire’.
“Napolian Issue. Annie” Keyla Guilarte
Napoli è una città dove tutti sanno tutto. E lo è storicamente. Nel 1700 fu una delle città più popolose
d’Europa, i vicoli erano stretti, le case piccolissime. Ma non può essere paragonata a quei paesini fondati su pettegolezzo ed esclusione.
Napoli no. É una città dove si può essere se stessi. Non perché non ci sia il giudizio, ma perché non è un limite anche quando é socialmente sconveniente. La vergogna è gestita dall’ironia.

E poi c’è sempre il corpo: a Napoli tutto parte dal corpo.
E non è solo l’abitudine ad essere guardati. Ma la consapevolezza è relazione, mezzo. Non è qualcosa da
nascondere, qualcosa che deve , essere perfetto. Eros e Sacro vanno insieme, non c’è contraddizione. Non
bisogna essere puri, alti, moralmente ineccepibili per accostarsi a Dio. Quello che serve è essere umani.
“Napolian Issue. Trilly” Keyla Guilarte
Nel mondo greco la divinità principale era Afrodite. In genere identificata come la dea della bellezza e
dell’amore romantico. Ma no, perché Afrodite fondamentalmente è la forza che genera la vita (attrazione,
desiderio, seduzione, fertilità). Ci sono storici come Walter Burkert e Robert Turcan -e antichi come
Strabone- che parlano di case di prostituzione sacra. Ora non tutti sono d’accordo ma il punto è che Afrodite è prima di tutto un’energia che attraversa.
Il corpo non è separato dalla vita spirituale la quale che convive con tutto il resto.
Pensate a San Gennaro: le persone ci parlano, lo ringraziano ma lo mandano anche al diavolo. Quando il
sangue non si liquefa nei tempi stabiliti imprecano.
Tutto per dire che una donna di Napoli non fsi arebbe problemi ad indossare i tacchi neanche per andare nell’orto se la cosa la aggrada.
“Napolian Issue. Silvana” Keyla Guilarte

Tornando a noi sembra che le caratteristiche da acquisire siano:
1- Non chiedere il permesso di esistere
2- Avere un centro interno, un punto che crea una coerenza energetica.
3- Non avere paura dello sguardo.
In poche parole: trasferiamoci a Napoli e impariamo da chi sa. Oppure -sempre consce che l’incolumità
personale è importante- fare piccoli esercizi di libertà. La gente guarderà, giudicherà e noi staremo.
Elisabetta Guida
(Auguri a tutte le donne che mi leggono oggi 8 Marzo)



