Labirinto contro Alba
Ho deciso di impaginare su colonne perché vorrei che fossero due pensieri che viaggiano uno accanto all’altro in contemporanea
La nostra è una delle tante galassie nell’universo. Ma cosa c’è dopo lo spazio? Se l’universo si espande, cos’è il vuoto sulla quale esiste? Dove va? Poi, cosa si intende per infinito?
C’è chi dice che lo spazio è un insieme di universi paralleli (idea anticipata da Giordano Bruno che per questo fu arso vivo a Campo dei Fiori e la Chiesa ancora non ha chiesto scusa) Ma pur ammettendone l’esistenza siamo daccapo. Perché è come se vivessimo sospesi sopra un fazzoletto di cui non si sa ne l’estensione, né la forma, né dove esattamente si trovi. E’ come se camminassimo su un filo sospeso nel vuoto.
La sensazione è quella che ho sentito mentre raggiungevo la Cupola di Botticelli e sono arrivata ad un balcone strettissimo a strapiombo sulla Cattedrale. Brivido.
Forse è come sentivano gli antichi quando buona parte del nostro mondo era inesplorato. Avevo letto un libro sulle paure dell’umanità fino al 1700. E a parte quella per la fame ( regnanti compresi: si trattava di qualcosa di assolutamente concreto) c’era quella per il mare. Questo è il motivo per cui molte case antiche sulla costa avessero porte e finestre vesto la terra, come se dessero le spalle al mare. Ancora oggi il 6% del nostro pianeta è inesplorato.
Kant diceva che l’umanità non smetterà mai di cercare risposte su tutto quello che va oltre l’esperienza diretta. Rimane che generalmente lo spazio è un qualcosa a metà strada o forse è più corretto dire di qualcosa assolutamente fuso tra filosofia e fisica. Pensate alla “coscienza”, si dice – Cartesio- : “penso dunque sono”. Ma ho sentito uno scienziato che stavo studiando se l’atomo fosse consapevole di essere. C’è un fisico americano che dice che l’universo stesso è cosciente.
Insomma è un labirinto non se ne esce.
Poi succede che in una notte d’estate caldissima ci si trova in autostrada e spunta l’alba e allora è tutto il contrario. Pare che per tutto ci sia una “solidità”, come se le certezze possano esistere. A proposito pare che la più bella sia alle Hawaii, esattamente sull’isola di Maui. Tra l’altro, per arrampicarsi sul vulcano e vedere il sorgere del sole bisogna prenotare diversi mesi in anticipo (qui il link nel caso siate interessati). Il discorso è sempre quello della rifrazione della luce, ma vista così la trovo noiosissima. Un po’ come andare a Parigi e andare chissà dove a vedere chissà cosa, quando basta scendere dal treno, respirare e sentirsi a casa.
Perché è cosa si sente, il punto.
Forse i labirinti sono vertigini e l’alba terra ferma. Trovo che la parte magica dell’alba sia l’istante del cambiamento.


Per questo articolo ho scelto il Labirinto di Stavello; perché è un regalo -e come tutti i regali é ad accesso libero, sempre, anche di notte. Richiede solo cura e rispetto-. Costruito circa cinque anni fa -un tempo su quel terreno c’erano cinquanta campi da bocce- e’ immerso nell’Oasi Zegna, un parco di cento chilometri quadrati di boschi, pascoli e sentieri. Ma niente paura, sotto il labirinto c’è un parcheggio – località Stavello-.

Il labirinto è un incantesimo: ha la forma di un cervello ed è pensato per raggiungere i 12 livelli di consapevolezza legati ai 12 segni zodiacali. Cosa che mi fa pensare a chi dice che in realtà sono 13, ci sarebbe il serpentario che cade a dicembre e sposta in là quelli della prima decade. Ma al di là, il percorso è energizzato da cristalli colorati e si cammina avanti e indietro. Il diametro maggiore che si va a coprire è 29 metri. L’obiettivo è connetterci con il nostro se’ più profondo. Se siamo indecisi su qualcosa non si tratta di trovare la decisione perfetta (che non esiste) ma quello che va bene per noi.

L’Oasi Zegna è dunque il labirinto di Stavello è a 120 km da Milano e 100 da Torino. Per orientarsi rispetto a dove abita chi mi legge è nelle Alpi Biellesi.
Riguardo l’alba scelgo la finestra di casa vostra.
Elisabetta Guida



