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La vita nascosta delle cose

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Ad Azor, vicino a Tel Aviv è stato scoperto uno Scarabeo di oltre 3000 anni fa. Ma non è questa la cosa più incredibile. Perché a ritrovare l’oggetto è stata una scolaresca in gita. Non solo, si ipotizza che lo scarabeo sia stato semplicemente perso da qualcuno che centinaia di anni fa passava di lì: e certo non deve essere stato un fatto da niente. Intanto, l’insetto, famoso per fare rotolare palline di sterco -di cui si nutre- più grandi di lui è il simbolo dell’eterna rinascita: garantendo divenire e trasformazione ma solo sul versante degli eventi felici e della crescita materiale e spirituale. Poi, questo nello specifico, era un simbolo di potere e status sociale, incisa su un lato del gioiello (si porta fissato ad un anello o infilato in una collana), ci sono due uomini, uno seduto ed uno in piedi, quest’ultimo con una testa allungata che fa pensare al faraone e alla sua corona. Pare, infatti che si tratta di un oggetto usato per conferire la legittimità a governare.
Amin Golani, specialista dell’autorità israeliana per le antichità, lo colloca durante l’età del bronzo, quando i Cananei vivevano sotto l’egemonia egiziana: lo scarabeo ritrovato sarebbe la rappresentazione della realtà geopolitica del periodo.

Resta che Gildad Stern, un ragazzo di terza media, ha raccontato: “Stavamo girovagando, quando ho visto qualcosa, che sembrava un giocattolo, per terra. Una voce interiore mi ha detto -raccoglilo e giralo-“.
Viene da chiedersi se esista il caso, oppure come era andato sostenendo Jung viviamo in una catena di eventi sincronici. Oppure ancora: perché perdiamo un oggetto? Anche se nel caso di specie, c’è chi ipotizza che potrebbe anche essere stato seppellito volontariamente. Ovviamente il motivo è sconosciuto.
Mi viene da pensare al dispetto fatto da un amante, o a trame di spionaggio… ma qualunque sia il motivo, a rendere questa storia meravigliosa e’ la sua normalità. Difficilmente i tesori perduti si collocano nella sfera: vita ordinaria e, probabilmente, in un modo così intimo. Al contrario ci si imbatte quasi sempre in racconti di “arraffo”: come il sacchetto di diamanti che il Duca D’Este avrebbe nascosto in una delle guglie dell’omonimo palazzo a Ferrara, per non parlare del tesoro di Alarico in Calabria.
La dimostrazione che le cose hanno tutta una vita nascosta.

Elisabetta Guida