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La pelle è il confine. Capitolo 1. Movimento: da Giotto a Shara Hughes e poi al contrario.

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Questo articolo è un omaggio agli  800 anni di Francesco ed è costruito su  tre movimenti. Immaginatelo come un pop-up.

La relazione

Sotto il cielo di Giotto

Siamo organismi dentro altri organismi. 


Horemhat, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons. I quartieri di Firenze nel Medioevo

Quando Firenze, tra il 1200 ed il 1300  si svegliava, spalancava porte e finestre. Sentiva il rumore che arrivava  dalle strade (le sue orecchie). E poi un miscuglio di odori. Lentamente,  mentre usciva dal torpore della notte, tornava a toccare i confini esterni con le sue mura,  le rive dell’Arno con i ponti, i quartieri con le case, le persone, le vie. 

Sopra: mercanti, contadini appena arrivati in città, malati, frati, animali,nobili, bambini, donne dalle più svariate occupazioni: ognuno con addosso l’odore del suo mondo.

Case addossate una sull’altra. C’erano gli ‘sporti’ -parti di edificio all’altezza di un piano  che arrivavano quasi a chiudere i vicoli-.  E il paesaggio non era completo senza le torri, Firenze arrivò ad avere 150: altissime e strette, le abitazioni fortificate degli aristocratici. Per un newyorkese e un fiorentino guardare all’insù non sarebbe stato così diverso.

Giotto abitava nel quartiere di Santa Maria Novella -una zona di artigiani e mercanti- , in un punto tra Via Panzani e Via dell’Alloro.( La scoperta -gli autori della ricerca sono Michel Victor Shwartz e Pia Theis- è venuta fuori incrociando topografia del periodo e documenti  come l’atto di compravendita, il registro fiscale e via così del 1301) Non si sa in quanti fossero in casa, lui è la moglie hanno avuto 8 figli. E c’è chi dice che nella casa abitassero altre persone, come chi sostiene avesse una bottega. 

Wikipedia localizza la casa di Giotto esattamente in Via dell’Alloro. Ma non si sa se il tracciato della strada di allora corrisponde a quello di oggi.

Francesco Bini, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

E poi le persone in cui si imbatteva quando attraversava la città per raggiungere qualche cantiere. Sembra fosse impossibile non sfiorarsi.  Ai tempi di Giotto si diceva che il vero centro di Firenze fosse il Mercato Vecchio (oggi  Piazza della Repubblica), un dedalo di vie strette e tortuose dove si trovavano i più svariati banchi e si vendeva anche cibo. Neppure l’Arno era solo un fiume,  ma una sorta di centro produttivo per lavorare la lana.

La città aveva una circonferenza di solo otto chilometri. 

Sul Ponte Vecchio le botteghe  erano aperte direttamente su strada, c’erano panche di legno usate per esporre merci ma anche per sedersi. La vita era ‘insieme’ – io direi: senza un attimo di pace, non ne sarei uscita viva-.

A Giotto non sarebbe servito neanche uscire, dalle finestre di casa sarebbero entrati il rumore dei martelli e degli altri attrezzi, le stoffe sbattute, le voci in strada che si sovrapponevano. Di sicuro il suono delle campane che regolavano la vita. 

E a Giotto tutta questa  umanità interessava parecchio. Come si muovevano, cosa dicevano senza parlare. 

Ci sono persone che sembrano nascere nel posto giusto, al momento giusto. Ma non è un solo un discorso di circostanze fortunate,  perché da sole non sarebbero diventate rivoluzione. 

Certo imparó il mestiere da Cimabue, un artista che stava cambiando la pittura. Di sicuro la committenza cominciava a chiedere immagini diverse. E  Francesco che aveva diffuso un’idea incarnata di Vangelo. Le  persone ritratte senza peso, movimento o relazione con l’ambiente non bastavano più. 

Sembra che Cimabue abitasse e avesse bottega a Borgo Allegri.

Santa Croce era il centro Francescano a Firenze.

Dllu, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Ma il punto é che nessuno raccontava storie come Giotto. 

Aveva un talento nel lavorare con l’emozione: mettere più corpi vicini e fare  vedere cosa succede, come si influenzano. Succede sempre qualcosa: o siamo noi che la trasportiamo o l’emozione é già nell’ambiente. Giotto dipinge la relazione: I gesti, l’espressione del viso, la postura. L’atmosfera è qualcosa che è -come un colore- ma può essere anche diversa: una tela che coloriamo interagendo. 

Viaggio astrale

1- Le nozze di Cana.

Le immagini: Giotto, Public domain, da Wikimedia Commons. Tutte opere fanno parte del ciclo di affreschi della Cappella degli Scrovegni, a Padova.

Sentire: persone che parlano, le voci degli inviati che si sovrappongono, quelle dei servi che stanno lavorando.

Rumore di stoviglie. L’acqua che cade dalla brocca.

Annusare– Imperante il vino e il cibo appena portato in tavola. Come un sottofondo odore di persone: stoffa, pelle, profumi.

Toccare– Corpi che si sfiorano, si toccano. Stoviglie, cibo, abiti, la tovaglia.

Da assaggiare:

Limonaia di polli, tratta dall’anonimo toscano, Libro della Cocina, XIV secolo.
Si frigge qualche pezzo di pollo insieme a cipolle e lardo. (Nella ricetta si parla di spezie senza specificarle). Quando la carne è rossa si stempera un po’ di brodo di maiale con l’amido (allora il mais non esisteva, quindi l’amido di frumento) per addensarsi e si aggiunge per farlo rosolare. Quando il pollo è quasi cotto si aggiunge succo di limone.

2- Compianto sul Cristo morto.

Sentire: pianto e lamenti, voci basse. Fruscio abiti e veli. Il rumore dei passi, il contatto delle mani che sostengono il corpo

Annusare: terra, vegetazione, oli unguenti. Odore di molti corpi raccolti intorno al corpo.

Toccare: la pietra, il corpo di Cristo, le mani degli altri corpi.

Da assaggiare:

Savore per l’arrosto o per le uova sode. Ricetta sempre tratta dall’anonimo toscano, Libro della Cocina, XIV secolo.

Si mette il basilico in un mortaio, poi il pepe e si pestano fino a quando si ottiene una pasta verde e profumata. Si aggiunge poco alla volta l’agresta (succo di uva acerba) oppure il limone per dare la giusta consistenza.

Ma anche:

Sopra il compianto del Cristo morto nella Basilica Superiore di Assisi ma non è certa l’attribuzione a Giotto. Formerly attributed to Giotto, Public domain, via Wikimedia Commons

Finocchi con lo zafferano.

Si fa bollire il finocchio. Una volta cotto lo si fa ricuocere con cannella, pepe e zafferano. (Probabilmente il grasso per la seconda cottura era il lardo). Si fa cuocere a parte l’uovo sodo e lo si aggiunge con i pezzetti di qualunque carne si abbia sottomano.

3- Ma senza andare troppo lontano.

La Navicella degli apostoli. Il mosaico di Giotto andò perduta questa é una copia fatta nel 1600. After Giotto, Public domain, via Wikimedia Commons.

Basta, quando si passa da Santa Maria Novella, magari in treno, pensare a Giotto, alla sua casa che era proprio a due passo. Lui arriverà, si potrà fargli un saluto e magari fare un pezzo di viaggio insieme. Sui Freccia Rossa c’è anche il caffè.

Il ritratto di Giotto fatto da un anonimo. Possibly Paolo Uccello, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons


L’interiorità

La pittura di Shara Hughes: un punto da cui qualcosa passa

É come quando si è al telefono, la parte razionale è impegnata nella conversazione,  mentre il resto di noi disegna. Il focus siamo noi, la nostra interiorità, qualunque possa essere. Chi sia un’emozione che travolge, o un pensiero Shara Hughes li lascia fluire. Non racconta una storia, non parte con un progetto. Semplicemente comincia, non sa prima quale sarà il risultato.

La fotografia dell’opera è una cortesia della David Kordansky Gallery.


L’alfabeto per tradurre il sentire sono piante, fiori, elementi naturali. Non necessariamente reali ma più concreti di qualunque luogo si possa andare a visitare o vedere. Cosa c’è di più reale di quello che sentiamo. E verrebbe da fare tutto il discorso su cosa comprenda quello che chiamano realtà: il mondo è molto più grande rispetto a quello che andiamo pensando.

Di sé dice di essere una paesaggista ‘d’interiorità’.

Difficilmente prepara una mostra. Sapete quadri che seguano un titolo, raccontino un punto di vista: non sono capitoli di un discorso concepito prima.

Many Moons, 2014, oil, enamel, acrylic, and spray paint on canvas, 64 x 58 inches, (162.6 x 147.3 cm), David Kordansky Gallery.

Quello  che fanno i suoi quadri  è dire cosa ha passato l’artista in quel periodo. In questo modo  di dipingere ha trovato la libertà. Nessuna forma da rispettare o spiegazioni da dare. Ognuno è un’ opera che si stacca dal vissuto personale, nel senso che diventa il  paesaggio interiore di chi lo guarda o semplicemente un bel quadro. 

Certo, non è un artista tormentata: si può dipingere anche solo per capire meglio qualcosa o perché è una spinta che non ti permette di dare spazio ad altro. E la felicità non è da sottovalutare.

Photo: Mary Inhea Kang, David Kordansky Gallery.

Racconta di arrivare in studio verso le dieci, si porta il pranzo da casa,da un biscotto al cane, risponde alle e-mail e poi comincia a dipingere. Poi cerca di non prendere i mezzi pubblici perché le piace la solititudine. 

Ma il punto attorno a cui tutte queste parole puntano é il ‘dentro’ espresso senza l’intermediazione della testa.

Se ci pensate é il movimento opposto a quello di Giotto -se lui rende la relazione visibile, lei l’interioritá-  ma se messi uno accanto all’altro formano il circolo della condizione umana. Perché poi c’è il corpo.

Elisabetta Guida

Se passate da New York prima del 18 Ottobre c’è una personale di Shara Hughes alla David Kordansky Gallery. Mentre in Europa dall’8 ottobre all’Albertina Museum di Vienna.