La mia Firenze. Viandanti nella nebbia.
Lorenzo il Magnifico e Bartolomea de Nasi. Palazzo Benci. Firenze.
Questo è uno di una serie di articoli della ‘mia Firenze’. L’idea mi è venuta andando alla conferenza stampa della Rivista Medicea. Arrivare a Firenze è stata una sfida ma sono contenta di esserci riuscita per i ‘Medici’. Nonostante il caldo infernale é una città in cui sto sempre bene, mi riallinea le energie. Anche se ho visto cose mi hanno intristito. Così ecco la mia Firenze.
C’è un gioco di prestigio:
Un volontario tra il pubblico si siede davanti al mago, di fronte al pubblico. Il mago appallottola un fazzoletto con la mano destra e manifesta l’intenzione di volerlo fare sparire. Intanto dice al volontario: guarda la mano destra, adesso succede.

Lui stesso fissa quella mano mentre con destrezza sposta la pallina sulla mano sinistra e la lancia sopra la testa del volontario, ignaro.
Questo succede perché:
1- il nostro cervello non è multitasking, riesce a concentrarsi su una cosa alla volta.
2- lo sguardo va verso quello che sta osservando un’ altra persona. Nella preistoria questo significava vedere prima un predatore.
la fotografia è di Jaroslav Devia su Unsplash
Immaginate il fazzoletto appallottolato come la realtà che vediamo e noi il volontario.
1 Pallina: Lorenzo de Medici e Bartolomea de Nasi.
Forse tutte le mattine, Lorenzo de Medici usciva di casa e con una scorta ombra, si incamminava verso Palazzo de Benci.
Era una bagno di folla. Ascoltava le suppliche per strada, ci sono documenti secondo cui molte persone le conosceva per nome. Il potere dei medici si basava sul consenso. Poi arrivava al numero sedici di Via Benci, dove lo aspettava la moglie di Donato.
Si dice che lei fosse Lorenzo al femminile.

Questo è un foglio della mappa di Firenze del XV sec. Si tratta della famosa Mappa Catena. L’incisione originale in legno (attribuita a Francesco Rosselli e realizzata intorno al 1471-1482) fu acquistata nell’Ottocento dal direttore dei musei berlinesi e portata in Germania.
L’originale è andato perduto dopo la seconda guerra mondiale. A Palazzo Vecchio c’è la mappa a grandezza naturale, 2,70 m. a colori. È una riproduzione realizzata nel 1887 dai Fratelli Petrini.
Nello specifico la fotografia del foglio pubblicato è conservato al Rijksmuseum, la licenza è CC0 via Wikipedia.
I segni sono miei: il cerchio verde è Palazzo Medici, in blu la Via de Benci anche se quest’ultima non è troppo precisa. Se mai capitate da quelle parti é la via dritta che da piazza Santa Croce scende fino all’Arno.
Si sa pochissimo di Bartolomea, neppure l’esatto anno di nascita. Non erano informazioni d’interesse pubblico. Allora le donne appartenevano alla famiglia non a se stesse. Nel 1400 l’oroscopo era importantissimo, di sicuro gliel’avranno fatto al momento della nascita. Si sa che Lorenzo de Medici era un Capricorno ascendente Scorpione, ma di lei nulla.
Il marito di Bartolomea era un alleato storico e importantissimo della famiglia Medici, ben contento di chiudere un occhio.
La cosa curiosa è che il matrimonio era stato organizzato proprio per capitalizzare le risorse strategiche delle due famiglie. I de Nasi avevano una storia antica, i de Benci erano ricchissimi, entrambi avevano posizioni di alto livello nel Banco dei Medici. Non che Bartolomea avesse un interesse. Era già ricca, aveva già la più alta posizione sociale che poteva avere. Lei e Lorenzo incarnavano la storia di chi si piace un po’ da sempre.
Bartolomea e Donato erano i primi ad essere invitati a Palazzo Medici. Amerigo, il papà di Donato, fu il più alto dirigente del Banco. Palazzo Benci era praticamente uno degli uffici ministeriali di Lorenzo. Per di più il Magnifico era il tutore dei figli della coppia.
Non si sa quando la relazione cominciò concretamente tra Bartolomea e Lorenzo.
Tutto ciò di cui si è a conoscenza arriva dal pettegolezzo. Anche di prima mano. Intendo quelli usati da Francesco Guicciardini, uno storico fiorentino del 1500, nelle sue “Storie Fiorentine”. Mi dá l’impressione che ne scrivesse come fosse stato un amante respinto dal Magnifico. Cronologicamente impossibile. Eppure. Tutti quei particolari pruriginosi riportati, che poi si sa, di bocca in bocca ognuno attacca qualcosa.

Foto di Barna Kovács su Unsplash
La loro fu una storia segretissima, tanto che la corrispondenza tra i due seguiva i canali diplomatici. Il che vuol dire: messaggi cifrati; spie che controllavano che nessuno aprisse bocca. Quando Lorenzo morì, vennero bruciate tutte le carte che solo potessero alludere alla relazione.
Le chiacchiere cominciarono nel 1488. Sarà che Lorenzo rimase vedovo. Forse le persone intorno erano più attente a cogliere i più piccoli segnali. Probabilmente lui era meno preoccupato di salvare le apparenze di uomo irreprensibile.
Uno sguardo di troppo e voilá.
Pare che il loro luogo d’incontro preferito fosse il giardino segreto della casa.
Nel 1400 una vera e propria estensione delle camere private. Al centro quasi sempre una fontana che gorgogliava per coprire i bisbigli

La fotografia è di Ben Moreland su Unsplash. Ho scelto questa fotografia perché i medici erano collezionisti di alberi di arancio.
La privacy nel XV secolo era un problema. Non credo per loro due nello specifico, sembra che tutti capissero quando fosse il momento di ritirarsi dall’altra parte della casa. Si saranno anche pagati il silenzio.
Resta il fatto che al primo serpeggiare delle dicerie, Bartolomea decide di lasciare Firenze e rifugiarsi in una proprietà sulle colline di Firenze dei De Benci.
Fu quello il momento in cui la storia diventa di dominio pubblico.
Perché Lorenzo tutte le notti, intorno alle due o alle tre del mattino, per stare con Bartolomea al massimo un’ora e mezza, cavalcava all’impazzata -a dispetto dell’artrite reumatoide e dell’ulcera gangrenosa- verso la Villa di Bagno a Ripoli.
Flying Horses di Antonio Signorini a Peccioli, in Provincia di Pisa.

Le gole profonde furono i suoi due amici che gli facevano da scorta.
Il viaggio è la situazione era tutt’altro che facile.
Intanto c’era il problema del copri-fuoco.
A Firenze i Medici vivevano nel costante pericolo di congiure e faide pronte a prendere il potere. Ordinare che nessuno si avventurasse per le strade o entrasse/uscisse dalla città era una questione di sicurezza. Lorenzo, essendo un privato cittadino e non un monarca, rischiava di essere arrestato o di rimanere chiuso dentro o fuori. L’unica cosa che poteva fare era corrompere. L’altro problema era il rischio che si sapesse che il Signore di Firenze non era a Palazzo. Dunque possibili colpi di mano.
Poi le imboscate che potevano aspettarlo durante il viaggio.
Metteteci il freddo, il rischio di prendersi una polmonite nel 1400. E così, andata e ritorno.
Morale gli amici parlarono. Meglio: più che altro un po’ si lamentavano, un po’ ridacchiavano all’indirizzo di Bartolomea e Lorenzo. La cosa venne all’orecchio di Lorenzo che mandó uno come ambasciatore in Egitto, l’altro in Turchia.
Dopo di che i pettegolezzi si spensero.
La loro storia, l’onore di Donato de Benci dovevano rimanere integre.
E non che le sue corse notturne finirono: andò solo, moltiplicando i rischi.
2 Pallina: Palazzo Benci e la Villa di Bagno a Ripoli
Sembra che le case abbiano affettato il tempo come un bastone di pane e lo usino per giocare a nascondino.

Nessun riferimento, nessuna storia se non quella di Ginevra de Benci e il celebre ritratto di Leonardo (Per saperne di più: Google art).

la fotografia è di Sailko, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons
Ma anche questa storia sembra restare sospesa.
E di Palazzi Benci ce ne sono due. Quello dove vivevano Donato e Bartolomea é in via de’ Benci.
La fonte che lo fa dire con precisione è Vasari, nelle sue Vite. Dice che i quadri di Leonardo Da Vinci si trovavano “in casa d’Amerigo Benci dirimpetto alla Loggia dei Peruzzi”.
L’edificio principale corrisponde al civico sedici. Oggi ci sono appartamenti privati, studi di professionisti. Ai tempi i Benci avevano destinato l’attuale civico 15 -forse in origine una torre medievale- agli alloggi della servitù, a magazzini; c’erano le stalle. Forse quando Lorenzo arrivava a cavallo da Palazzo Medici passava da qui. Adesso c’è Benci House che affitta camere di design ai turisti. Resta che chiunque potrebbe passare, alloggiare a palazzo o essere ospite di uno dei residenti senza sfiorare l’incredibile segreto custodito da quelle mura.
Tra l’altro famiglia aveva comprato pressoché tutti gli immobili della via, da qui il nome. E c’è una destinazione d’uso rimasta identica rispetto al 1400: l’affitto degli spazi esterni ai negozi.
Quanto alla strada in sé, in questi anni é diventata una delle strade della movida fiorentina.
Insomma la psicologia della distrazione.
Stesso destino per la villa a Bagno a Ripoli: come se avesse una vita segreta sotto la coperta dell’invisibilità. Ormai una residenza frazionata in appartamenti venduti a privati cittadini.
3 Pallina: Firenze
C’è una superficie, e poi nascosta sotto mille strati il suo vero volto.
Foto di Ksenia Yakovleva su Unsplash

É come se la città fosse esposta sul bancone del mercato. Ma questo è solo quello che si vede. La sua anima è nascosta. La sua realtà va cercata e sentita più che vista. Forse è il corpo deve fare tutto il lavoro. C’è un profumo, “nebbia fitta”, di Filippo Sorcinelli: forse è questa la nostra condizione.
Elisabetta Guida



