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La mia Firenze. La festa di San Lorenzo

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Questo articolo è dedicato a Ada, una signora fiorentina, e alle sue Lasagne. Ovunque tu sia.

L’articolo non è un pubbliredazionale. Mi scuso in anticipo con le realtà del Rione San Lorenzo di cui non so e di conseguenza non sono entrate nell’articolo. Ho impaginato su due colonne affiancate quindi se leggete da un telefono le vedete una sotto l’altra.

Tutte i disegni sono miei.

Proprio, proprio il 10 Agosto

Dopo più di seicento anni il significato profondo della festa di San Lorenzo a Firenze non cambia. Per un giorno mangiare non è un problema per nessuno. 

Se mai vi capitasse di visitare  le cappelle medicee nella Basilica, Michelangelo, per il corpo di Lorenzo il Magnifico, aveva pensato di farlo riposare al centro della stanza, sotto la statua della madonna con il bambino,  ma di renderlo invisibile. Il messaggio?  lui è ovunque. Mentre Cosimo, anni prima, é stato seppellito in una colonna sotto l’altare principale lui è l’asse portante di tutta la costruzione.

La festa di San Lorenzo del 10 Agosto è un fulgido esempio di questo punto di vista.
Se la festa dei fornai c’è sempre stata dal medioevo  -è il loro santo patrono-, i Medici ebbero il merito di trasformarla in un giorno dove tutti possono sperimentare l’abbondanza.
A cominciare dal profumo. Si sarebbe sentito un miscuglio di odore di carne alla brace,  di cera, pane caldo. 

Questo era un quartiere popolare, c’erano gli immigrati che lavoravano come scaricatori, operai che provenivano dai  vari cantieri aperti, piccoli commercianti, artigiani. In genere la dieta era  zuppa di cereali e legumi. Ma a San Lorenzo, dal mattino, sfrigolavano sulle braci quarti di bue. (Sembra che allestissero immensi falò). Inebriati dal profumo anche  mentre veniva distribuito gratuitamente, il pane appena benedetto, ai cittadini. 
I panettieri del rione cominciavano a farlo settimane prima.

Ogni forma portava le sembianze di San Lorenzo, la stella o il simbolo della graticola dove aveva trovato la morte.  E immaginate le quantità immense per l’epoca; si trattava di centinaia di chili. Si dice che non spegnessero mai i forni.  Per legge dovevano avere il timbro del giglio della Repubblica di Firenze che ne certificasse il peso. L’impasto era speciale: si usava il lievito al  Vin Santo.  Poi prima di portare il pane alla Basilica usavano le pagnotte  per assemblarle in una qualche forma di scultura che richiamasse la vita di San Lorenzo o la sua  chiesa fiorentina.

E non era finita.

Giorni prima  le cucine dei medici, dei palazzi nobiliari, i residenti della zona e spesso le stesse panetterie lavoravano alla terza portata, che veniva servita la sera, per spegnere la fame in chi non era riuscito ad arrivare alla carne: le lasagne.

Si facevano senza uova,  spesse dai due ai quattro millimetri ed erano condite con pecorino, la colatura del grasso della carne e una spolverata di cannella.

In ultimo arrivavano i carretti pieni di cocomeri. Frutta diversissima dalla nostra pare stenteremmo a riconoscerla. Intanto non era rosa accesso ma biancastra e poi pienissima di semi. 

La festa invece andava avanti fino a notte fonda, c’erano musica, balli. 

E la piazza e le vie adiacenti  venivano addobbate secondo le esigenze. 

La sera servìva luce così oltre alle torce si servivano di ciotoline di terracotta, che utilizzavano per fare disegni luminosi sulla facciata di San Lorenzo. Mentre di giorno per ripararsi dal caldo di agosto venivano stesi teli colorati enormi da una finestra di un palazzo all’altro. Non potevano mancare  i gonfaloni delle confraternite del rione. Ne’ le ghirlande fatte con i rami di alloro intrecciate, foglie di quercia e fiori di campo per addobbare le facciate dei palazzi e dei balconi. Era un festa che coinvolgeva tutto il quartiere anche nei preparativi.

Ma quello  che non facevano era guardare il cielo  ed esprimere desideri. 
Nel 1400 vedere una stella cadere, era un tantino inquietante. Per loro erano le lacrime di San Lorenzo bruciato vivo. 

Ma forse vivere una serata spensierata, nel benessere, senza la  necessità pressante di mettere insieme un pasto, era già un desiderio esaudito.

Oggi è diventato tutto molto più ‘veloce’, siamo passati a:  maccheroni con il ragù e cocomero. Ma l’intenzione & la tradizione resta. Mentre scrivo  c’è  la processione del Corteo Storico della Repubblica Fiorentina. Però benedicono il ceri. Se questa sera siete a Firenze la festa del rione San Lorenzo, comincia  alle 21, ma se siete nei paraggi e vorreste partecipare meglio avvisarsi alla piazza intorno alle 20.30. Poi musica, stelle e desideri.

Elisabetta Guida


Stelle e desideri

Le stelle cadono tutto l’anno, quindi se voleste ricreare lo spirito  del 10 agosto quando vi  è più comodo, ecco il mio Vademecum personale per un viaggio nel tempo. 

Il Pane di San Lorenzo

Per quello fatto con il lievito madre al  Vin Santo, punto di riferimento é la Pank Boulangeria al Mercato Centrale. Lo Chef David Bedu ne ha studiato la ricetta sui manoscritti medievali. 

I forni che “resistono”:

(al guadagno facile e al turismo di massa remanendo attività artigiane)

“Forno i tre pini” in Via De Ginori 54R (provato personalmente: ho preso la schiaccia che loro chiamano “crostone”).

– “Forno canapa” in Via d’Ariento.

– “il cantuccio di San Lorenzo” Via Sant Antonino 23R. (Famoso quindi capita di imbattersi nei turisti)

Il rituale del Gottino

Quanto a un vino da abbinare… a Firenze c’è un usanza curiosa: le fiaschetterie. Posti di passaggio dove si va per una merenda e si partecipa al rituale del “Gottino”, il bicchiere di vetro spesso. Sostanzialmente sono esercizi commerciali che vendono vino sfuso al bicchiere, accompagnato da piatti veloci freddi come uova sode, acciughe dissalate, insalata di trippa e via così. Ma soprattutto la famosa Finocchiona. Si dice che questo salame fosse servito prima di qualunque assaggio per evitare di sentire il sapore del vino magari andato a male. 

Segnalo nel rione la Fiaschetteria Nuvoli – Piazza dell’Olio 15 R- al confine del rione San Lorenzo attiva dal 1779.  Al di là del fatto che abbia una cantina medievale, consente di fare un salto nel tempo. Non immaginato ma reale. E’ il “brivido” della buchetta del vino. Nel 1400 i proprietari terrieri che coltivavano viti, vendevano vino al dettaglio da una finestra dei loro  palazzi. Anche i Medici lo facevano. La finestra oggi murata è in Via Cavour 1. Addirittura a Palazzo Viviani (Via delle belle donne) c’è una finestra con una lapide di marmo dove sono scolpiti gli orari. Tornando alla “Fiaschetteria Nuvoli” é possibile bussare alla finestra di legno e ricevere un bicchiere di vino. 

Lasagne e carne

Se le lasagne le fate da voi, cucinando il piatto che intendiamo oggi, ricordate che i fiorentini non usano la bescaiamella ed il sugo (almeno quello di Ada) é un ragù molto più semplice di quello che deve bollire per ore e ore con tanti tagli di carne diversa. Ricordo che era un trito di manzo.

Invece se vi cimentate in quello del 1400, nel caso vi sentiate aristocratici, sono ammesse le uova.

La pasta al forno di Ada:
Grazie: Helen, Ambra e Otello per avere recuperato la ricetta.
Ada faceva la pasta a mano. La cuoceva per 2-3 minuti in acqua salata e poi la stendeva su un canovaccio per farla asciugare.
Il sugo: faceva il soffritto cuoceva molto la carne macinata facendola ritirare con il vino rosso ed aggiungeva il pomodoro.
Poi il solito modo: strati di pasta e sugo. Per ultimo metteva il parmigiano ma questo credo sia a piacere di chi mangia.

Per la carne, impossibile trovare la stessa cosa,  ma la Trattoria da Mario in Via Rosina è famosa per la bistecca. Qui si mangia su tavoli di legno condivisi.

Profumo di cera

L’odore di cera invece riserva grandi sorprese. C’è un negozio antichissimo, la Cereria Pierozzi (tra Via Taddea e Via dell’Ariento) faceva torce e candele per la Basilica ma anche per le famiglie fiorentine. Ci sono cere intagliate, profumate… non industriali e fatte in modo tradizionale.

Per il resto… lo so, Cosimo il Vecchio e Lorenzo il Magnifico mancano come l’aria.