La mia Firenze. I manoscritti di Cosimo il Vecchio. Ermete Trismegisto e la Biblioteca Medicea.
Questo è uno di una serie di articoli della ‘mia Firenze’. L’idea mi è venuta andando alla conferenza stampa della Rivista Medicea. Arrivare a Firenze è stata una sfida ma sono contenta di esserci riuscita per i ‘Medici’. Nonostante il caldo infernale é una città in cui sto sempre bene, mi riallinea le energie. Anche se ho visto cose mi hanno intristito. Così ecco la mia Firenze ed il mio contributo.

La fotografia di Firenze è di Leah Leong (https://unsplash.com/it/@l_llleah) licenza unsplash. Il dipinto di Benozzo Gozzoli, ritrae Cosimo il Vecchio a cavallo.

I libri nel 1400 erano uno status symbol. Ma escludo che Cosimo il Vecchio e il Magnifico fossero in queste logiche. La prova è che Loro sono il Rinascimento.
Sapere cambia la vita.
A proposito, Cosimo creó una vera e propria rete di persone che funzionava come una moderna agenzia di spionaggio per scovare i manoscritti più rari.
I capistazione erano i direttori delle filiali del Banco dei Medici che si trovavano in tutta Europa, in particolare a Venezia e Ancona. E se qualcuno di loro trovava in possesso di un manoscritto lo doveva inserire nella stessa rete logistica utilizzata per gli acquisti di lana e stoffe preziose. In cambio di uno di questi libri il Banco offriva liquidità immediata o la cancellazione di qualunque debito.
Il marchio del Banco dei Medici. Sconosciuto, pubblico dominio, via wikimedia commons

Poi c’erano i frati infiltrati che avevano accesso alle biblioteche segrete, una per tutti quella sul Monte Athos. Il modus operandi era corrompere oppure scambiare libri scritti in greco (che spesso i monaci non sapevano leggere) con copie di testi teleologici moderni o beni di prima necessità. Ma nel caso niente funzionasse venivano sottratti o copiati di nascosto durante la notte.
E se la Regina d’Inghilterra aveva James Bond, Cosimo il Vecchio si avvaleva di Leonardo da Pistoia. Grazie a lui riuscì a mettere le mani sui primi 14 libri del Corpus Hermeticum di Ermete Trismegisto.
Questa è una pagina della trazione latina del Corpus Hermeticus di Marsilio Ficino. Il Codice, come i fogli originali in greco, sono conservati presso Biblioteca Medicea Laurenziana di Firenze entrambi sono digitalizzati.
Per sfogliarli:
a questo link:https://tecabml.contentdm.oclc.org/digital/
Vi troverete nella pagina di consultazione della biblioteca. In alto dove si legge ricerca avanzata inserite per la versione tradotta da Ficino, Plut.21.8 date l’invio e cliccate sul titolo del libro che compare. La pagina a fianco la trovate cliccando ‘Carta 3r’.
Invece per sfogliare il testo greco il codice da inserire è Plut.71.33. Il Codex comincia a pagina 123.
(Plut. sta per plutei, e sono quei mobili/banchi che sembrano tutt’uno con la panca. Furono disegnati da Michelangelo per evitare i furti, i libri sono incatenati)

Fu un avventura. Leonardo da Pistoia fu mandato in una missione ad alto budget a Costantinopoli. In quel periodo la città era caduta nelle mani dei turchi-ottomani e Cosimo e Cosimo si attivó. Da una parte offrendo protezione agli intellettuali bizantini in fuga, dall’altro mandando le sue spie migliori alla ricerca di Manoscritti.
In tutto questo del Corpus Hermeticus si favoleggiava da secoli, nonostante il libro si considerasse perduto, Si credeva che contenesse un sapere segreto.
Anni prima di questo viaggio, era il 1439, complice la peste a Ferrara ed i problemi economici del Papa, Cosimo si offrì di trasferire il Concilio a Firenze a proprie spese. Nella delegazione bizantina c’era uno dei maggiori umanisti del tempo, Giorgio Gemisto detto Pletone (per la sua passione per Platone), scelto personalmente dall’imperatore.
Costui cominciò a tenere delle conferenze private e Cosimo ne fu folgorato. Ed ebbe il primo indizio della possibile collocazione -e reale esistenza- del Corpus Hermeticus.
Leonardo da Pistoia lo trovò in un piccolo monastero della Macedonia.
Arrivato a Firenze fu una rivoluzione, profonda e inarrestabile. A pensarci un domino che ha dato senso a tutto quello che è venuto dopo.
Per la prima volta la visione dell’uomo e del mondo non era quella propagandata dalla Chiesa Ufficiale. A fronte di un’ideologia si fondava sul peccato e loro come unica possibilità per raggiungere la salvezza, si affacciava l’idea che in ogni uomo c’è un frammento di Dio. Ma soprattutto che abbiamo lo stesso potere di creare il mondo. La rivoluzione. E non priva di rischi.
La fotografia è mia.

Ne ha saputo qualcosa Marsilio Ficino. Lui era il figlio del medico personale di Cosimo il Vecchio. Una volta che Cosimo si accorse di quanto fosse dotato per le lingue straniere gli pagó gli studi e divenne il suo traduttore di manoscritti, poi la persona attorno a cui gravitava l’accademia degli Studi Platonici nella Villa di Careggi.
Si racconta che appena arrivato il manoscritto Cosimo gli scrisse dicendo di smettere di tradurre Platone e dedicare ogni sforzo al Corpus Hermeticus, che non voleva morire prima di riuscire a leggerlo.
Il problema è che Ficino ne fondò la sua filosofia. Bella, luminosa. Disse che le religioni sono tante ma Dio é uno , che l’Universo è un immenso organismo vivente. Eccetera.
Si mosse l’inquisizione. Il Filosofo fu salvo solo grazie a Lorenzo il Magnifico e ai prelati a cui aveva fatto l’oroscopo.
All’epoca si fece convivere Ermete Trismegisto con l’ufficialitá della religione affermando che il corpus Hermeticum anticipavano ‘la dottrina’ e che verità fosse quella professata dal Papa di Roma. (Esempio di questo atteggiamento è il pavimento intarsiato della cattedrale di Siena.)
Quanto a Cosimo riuscì davvero a leggerlo e meditarlo prima di passare nell’oltre. Ebbe circa un anno. Poi il manoscritto passó al Magnifico. Questo libro prezioso era tenuto nello studiolo di Palazzo Medici, assieme ai testi di Platone. Oppure viaggiavano con loro verso la villa di careggi, dove venivano discussi e tradotti nei giardini.
Certo i medici avevano un numero esagerato di manoscritti.
Cosimo il Vecchio e la sua rete di esperti avevano anche individuato un sistema di autenticazione per proteggersi dalle truffe.
La fotografia è di: Francesco Bini CC BY-SA 4.0 via Wikimedia Commons. Si tratta di manoscritto conservato nella biblioteca dell’ex convento di San Marco.

Intanto sapevano riconoscere l’età di un testo dallo stile della scrittura e il tipo di legatura. Poi guardavano le annotazioni marginali. Il libri più famosi avevano scritti a margine i commenti altrettanto famosi autori del passato. Infine passavano al setaccio la carta. Se era pergamena oppure carta bombycina (carta di seta) e se ne fosse plausibile l’uso con l’epoca dichiarata dal venditore.
Cosimo il Vecchio finanziò la costruzione della biblioteca pubblica del convento di San Marco regalando più di 400 manoscritti.
Quando a governare fu Lorenzo la collezione privata dei Medici divenne ancora più grande.
Cosimo e Lorenzo tenevano i libri più preziosi nello studiolo al primo piano che affacciava sull’attuale Via Cavour. Era una stanza ad angolo piccolissima di 4 metri per 5. Si trovava alla fine di una lunga infilata di stanza. Per raggiungerla bisognava attraversare la sala grande, l’anticamera e la camera da letto. Ed era concepita come un vero e proprio scrigno blindato. Oggi non esiste più, perché arrivarono i Riccardi nel 1600 cambiarono molto. Ma si sa che confinava con la cappella dei Magi, quindi quando si è nei pressi st sta calpestando questi spazio preziosissimo senza saperlo.
Oggi la tecnologia offre una grande possibilità.
Prenotandosi là si può vivere con realtà virtuale, potendo aprire armadi e cassetti e prendendo il Corpus Hermeticum.

La Cappella dei Magi, corteo con Lorenzo, Piero e Giovanni de Medici, di Benozzo Gozzoli, Pubblico Dominio, Via Wimedia Commons.
Incredibilmente i manoscritti sopravvissero all’assalto della folla inferocita al Palazzo (dopo che Piero il Fatuo si arrese ai francesi). Vennero venduti a niente meno che a Savonarola che ne impose al suo convento – sempre San Marco- l’acquisto per l’enorme cifra di 3.000 ducati. Una volta finito sul rogo i frati andarono in bancarotta, la collezione venne comprata da un cardinale romano. Nel 1523, il figlio di Giuliano, cresciuto da Lorenzo diventato Papa, commissionò a Michelangelo la Biblioteca Medicea Laurenziana. Qui è confluita -ed è consultabile- tutta la collezione. Ed è come se fosse una sovrapposizione di storie.
Più mondi con un unico centro.
Elisabetta Guida



