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La Gioconda all’Hotel The Frame. Il furto.

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C’è un piccolissimo Hotel, a 250 metri dalla Cupola di Brunelleschi, un po’ nascosto; quasi un posto segreto. Una volta,  nel 1400 era una torre, poi sono passati gli anni e la scala di pietra e’ stata murata, perdendo un po’ se’ stesso, diventando uno stabile  come un’altra. Almeno fino al 10 dicembre del 1913 quando La  Gioconda di Leonardo, all’incirca fresca di furto, passò per la camera 303 (la vecchia 20).


“All’incirca” perché il fatto avvenne tra le 7 e le 7.30 del mattino del 22 Agosto 1911 (molti parlano del 21 Agosto, la domenica ma ho preferito la versione tratta dai verbali d’interrogatorio). L’autore del furto era Vincenzo Peruggia. Lui era un emigrato nella capitale francese, la sua professione d’origine  era quella di decoratore; lavorava con gli stucchi. Ma allora le vernici erano piene di piombo così si ammalò e dovette inventarsi un altro mestiere. Fu assunto dall’impresa Gober, che aveva una collaborazione con il Louvre. Il compito di Peruggia era mettere i vetri ai quadri, da qui l’idea di prendersi la Gioconda e riportarla in Italia. Ed il furto, in se’, fu cosa semplicissima. Svitò il vetro che aveva  messo poco prima lui stesso, tolse la cornice, nascose il quadro sotto il camice e usci’. 
Solo una delle porte che dovette attraversare gli dette qualche problema, infatti dovette forzarla (un testimone raccontò che vide una persona buttare il pomello nella Senna), mentre l’altra gliel’aprí un collega ingnaro di tutto. A questo punto prese l’autobus (c’è chi racconta che sbagliò veicolo e si trovò costretto a prendere un taxi) arrivò a casa e messo al sicuro il capolavoro di Leonardo, andó al lavoro, giustificando il ritardo con una sbornia presa la sera prima e che ancora non le era passata.
Quanto al Louvre, il museo si accorse del furto solo il giorno dopo, il personale che vedeva lo spazio vuoto sulla parete, pensò che il quadro fosse dal fotografo. E tra l’altro a dare l’allarme furono solo due artisti arrivati al museo con lo scopo di copiare il capolavoro di Leonardo e scoprire i segreti di Leonardo. Per i successivi 2 anni e tre mesi la polizia brancolò nel buio. Vennero addirittura arrestati, e poi rilasciati, Picasso ed Apollinaire. Venne accusata anche una coppia di pacifisti tedeschi, ma più per distogliere l’attenzione per un problema di politica estera che altro.

Intanto Peruggia tesseva i fili, o perlomeno ci provava. Per capire come muoversi, fece un viaggio a Londra (considerata terra neutrale)  per chiedere consiglio a degli antiquari.  Andò in Old Bond Street e decise di entrare nella Bottega dei fratelli Duveen i quali gli suggerirono di restituire il quadro al Louvre.  Peruggia non si perse d’animo.  Prima scrisse all’On. Lucchini, il candidato politico del suo collegio, chiedendo che intercedesse presso La Società Leonardo Da Vinci; poi a Corvisieri, un antiquario romano.   Ma il problema di questo ladro è che non lo prendevano sul serio, fino a che arrivó il turno di  Alfredo Geri: un personaggio. Dai verbali di polizia risultó essere stato un attore, di discreto successo -in una compagnia fiorentina- tanto che conobbe Eleonora Duse diventandone il segretario e facendo scritturare la moglie attrice. Ma quando “la divina” -come era soprannominata la Duse- si ritirò dalle scene, Geri si reinventò antiquario, peraltro non abbandonando mai il teatro. Perché contemporaneamente faceva l’impresario organizzando la stagione lirica, tra l’altro al Teatro della Pergola. Ebbe tuttavia grossi problemi di denaro. Ed effettivamente incuriosisce che sia stato l’unico anticquario a dare seguito alle lettere di Peruggia. Forse per le 25.000 lire messe in palio dal Louvre? Solo mie supposizioni maligne. Resta che nel tempo fu nella necessità di vendere casa e negozio per pagare i debiti. 

Ma tornando alla storia, il 10 dicembre del 1913, Peruggia di presentò all’Hotel Tripoli (oggi il The Frame), gli diedero quella che allora era la camera 303, nascose La Gioconda sotto il letto e, nel pomeriggio si recò in via Borgognissanti da Alfredo Geri. L’autore del furto chiedeva mezzo milione di lire purché il quadro andasse nella collezione degli Uffizi. L’antiquario organizzó, per il giorno dopo, un nuovo incontro, questa volta con il direttore del museo, Giovanni Poggi e un’enigmatica terza persona. Dovevano verificare l’autenticità della Monna Lisa, così dalla bottega di Geri si diressero verso la camera d’hotel di Peruggia. Poggi con un escamotage (disse che non c’era abbastanza luce per valutare il dipinto e che per concludere l’affare avrebbe dovuto informate il direttore delle Belle Arti di Roma, Corrado Ricci) si portò La Gioconda agli Uffizi e Peruggia arrestato all’indomani.

Anche se ci sarebbe un’altra ricostruzione…  che basa sul fatto che per più di due anni, della Gioconda non si sia saputo nulla -in realtà il manuale dei ladri d’arte prevede che si debba sparire per un po’-. Comunque, per qualcuno il mandante è stato un nobile argentino, un certo Valfierno, pare un  Marchese -il cui titolo pare gli venne elargito nientemeno che dalla Francia- e di cui non è certa neppure l’esistenza. L’ unica  prova, sarebbe un articolo-intervista  scritto da Karl Decker, dove però si contestano i molti dettagli sbagliati del dipinto. Lo scopo di Valfierno sarebbe stato farsi fare 6 falsi, dall’artista complice Yves Chaudron. Ma anche di lui si dubita sia  mai vissuto in questo pianeta. 
Stando a questa teoria, Peruggia sarebbe stato pagato per prendersi la colpa è la tela nelle sue mani sarebbe stata un falso, quindi anche la Monna Lisa al Louvre.


Di sicuro c’è che ognuno, un po’ come Bellero, incontra la sua Chimera, perché capita di doversi ritrovare. Così l’antica torre del 1400, a tu per  tu con il capolavoro di Leonardo, si è liberata da secoli di muri che non gli appartenevano ed è tornata a respirare. (Continua).  
Elisabetta Guida 

Fonti:

1- “https://archiviodistatofirenze.cultura.gov.it/asfi/mostre/io-sono-e-mi-chiamo-peruggia-vincenzo/presentazione” (se andate a dare un occhiata ci sono anche i verbali degli interrogatori)

2- Il meraviglioso personale dell’hotel The Frame

3-  Segnalo l’intervista alla figlia di Peruggia, Celestina, che ci ha lasciati nel 2011: http://www.comune.dumenza.va.it/c012065/zf/index.php/servizi-aggiuntivi/index/index/idtesto/13

4- Simpatico:  “Come rubare la Gioconda” di Taylor Bayout . 

5- Silvano Vinceti “Il furto della Gioconda” (che mi ha deluso moltissimo).

6- Karl Decker: https://simanaitissays.com/tag/karl-decker-american-writer-mona-lisa-conspiracy-saturday-evening-post/