Il vento sulla roccia. Tra Filicudi e la Val Ferret
Risonanza: la grammatica invisibile dei luoghi.
L’energia che dissolve
La frequenza del cielo

La frequenza di Filicudi è un rimbombo sordo. Non si sente il frangersi della risacca ma il battito costante delle onde sul balsalto; come se l’acqua volesse, ossessivamente, spingere via la roccia. È un suono che non si sente solo con le orecchie, attraversa la cassa toracica e il battito cardiaco rallenta.
Si dice che nella grotta del bue marino si sente l’isola respirare.
Se capita di fare un aperitivo sul molo di Pecorini, il corpo è costantemente sottoposto a microvariazioni di temperatura. Perché Il sole riscalda la pietra vulcanica, il mare è freddo e il vento rimescola tutto. L’effetto è che il sistema nervoso si mantiene in uno stato di allerta.
Ma il cervello non ha niente da elaborare.

Non ci sono linee, angoli, oggetti, persone. Ovunque é il nero dell’ossidiana, il blu del mare, l’orizzonte piatto. Allora succede che il corpo smette di percepire il tempo come una linea orientata al futuro, è come se stia in un eterno presente. E’ un’allineamento biologico.

La percezione è che l’isola si stia sgretolando. Un impressione che si fa sempre più netta con un giro in barca. Vedere ‘la canna’, un antico collo vulcanico che spunta dal mare o le scogliere che in realtà sono pareti di roccia verticale formate dal magma, fa sentire come se si fosse nell’istante prima della scomparsa della materia.
E contemporaneamente si sia in una bolla sicura che di fronte ad una forza tale è impossibile difendersi.
É sentirsi parte della natura ed arrendersi ad essa.
L’isola è sempre stata mossa da energie caotiche.
La base su cui poggia é fatto di colate laviche sottomarine formate da vulcani cresciuti in modo disordinato, molti sono collassati creando depressioni e scarpate.

Ai tempi di Greci e Fenici l’isola era un approdo dove le navi sostavano per ripartire.
Ancora più lontano nel tempo a Capo Graziano c’era un villaggio neolitico. L’isola era qualcosa a metà tra un isola santuario e un porto commerciale. Infatti le Eolie commerciavano ossidiana, un materiale magico, considerato fuoco condensato. Ma per portarlo via dal luogo in cui si trovava, era necessario il consenso degli dei. Chi lo comprava doveva dimostrare di ‘esserne degno’. E Filicudi, allo scopo, era perfetta. Così impervia che solo arrivarci significava avere superato diverse prove.

Delle volte, a leggere certe recensioni sembra ancora così.
Peccato, perché quest’isola è un dispositivo. Certo
La risonanza di Filicudi è un’energia che risponde ad un bisogno estremo, assoluto. Un campo energetico che permette di smantellare quello che non ci appartiene, pezzo dopo pezzo. Rimanere nudi.

Esiste una teoria neurofisiologica che spiega il rumore bianco. I suoni costanti, uniformi e ripetitivi come la pioggia o il fruscio degli alberi ricordano l’ambiente sonoro uterino. Quando Il battito cardiaco, il respiro, il flusso del sangue creavano un suono ovattato e costante che comunicava: sei al sicuro.

La Val Ferrer comincia dal rumore dell’acqua del fiume Dora. Il suo scorrere lento, l’acqua che urta i ciottoli nel fondovalle di Lavachey. ai piedi del ghiacciaio del Monte Bianco. (raggiungibile in venti minuti con una navetta gratuita dal centro di Courmayeur).

Intorno, e sotto i piedi, il granito.
Questa è una pietra con una storia particolare. All’inizio era lava bloccata in profondità, diventata granito dopo 5, 10 milioni di anni. Il suo raffreddarsi lentamente ne ha garantito una tale stabilità che fin dall’antichità era il materiale preferito per costruire templi e piramidi.
Averla sotto i piedi è sentire la frequenza della terra. E’ il radicarsi.
Come se camminando, allungassimo le nostre radici. E a Levachey c’è l’imbarazzo dei sentieri. Molti – anche il famoso Tour Mont Blanc un giro da 170 chilometri che attraversa Italia, Francia e Svizzera- portano al Rifugio Bonatti. Un posto che ha la capacità di rimettere in asse, permette di rivedere le priorità. Un energia che promana dall’enorme muraglia di granito e ghiaccio che si staglia contro il cielo di fronte alla sua terrazza.
Così succede che mentre si mangia e si chiacchiera del più e del meno c’è questa enorme presenza che si sente incombere. Non c’è bisogno di osservarla stupiti. È come se lavorasse sotto-traccia indipendentemente dalla nostra volontà. Come qualcuno che stesse facendo le pulizie togliendo dalla nostra anima tutto lo sporco del marketing dell’esistenza.

Les Grandes Jorasses sono un sospiro di sollievo.
Sapete questa idea per cui tutto deve girare incessantemente intorno a noi? Ecco loro, alte, possenti, fuori da ogni scala umana emanano libertà, di essere, decidere, sbagliare. Siamo solo una delle tante specie che popolano il creato. Possiamo viverci in pace.
Ma le montagne servono a sentire la vibrazione del cielo.

Per farlo bisogna raggiungere il ghiaccio, andare a Punta Helbronner, a 3.446 metri. Il capolinea della funivia Skyway Monte Bianco la stazione avveniristica in vetro e acciaio, che ha la forma di un cristallo di granito. Volendo ci si può esporre camminando nel vuoto su una lastra di vetro, oppure fermarsi al caffè panoramico. Ma c’è un altra opportunità, prendere un ascensore ad alta velocità che porta a 70 metri più giù, nel cuore della montagna. Dove un tunnel, accessibile a tutti porta ai piedi del ghiacciaio, nel campo energetico della purezza. E finalmente sentire chiarezza.
Elisabetta Guida



