Arte,  Bei progetti

Il senso della scrittura secondo Mikayel Ohanjanyan ed il mondo fluttuante.

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L’altro giorno sono andata a vedere “Se non ci fosse la scrittura”, opere di Mikayel Ohanjanyan allo Spazio Assab di Milano.

Intanto, l’artista è uno sculture: sincronia, perché il tema del progetto è il senso della scrittura, intesa come espressione umana, modo per mettere dei punti fermi ed è una bella associazione con la scultura. La sensazione era quella d’essere in balia di un oceano infinito e pericoloso punteggiato da qualche ancora di salvezza.
Insomma la condizione umana.

Ma mentre mi aggiravo tra le sculture, pensavo: i punti fermi, esistono per davvero?
Perché c’è chi sostiene non esista un racconto, cioè non c’è un collegamento di causa/effetto tra passato, presente e futuro, ma sia solo il modo che ha di funzionare il nostro cervello. Altri all’opposto vedono l’esperienza come una catena. Ora se ribalto questo discorso sulla scrittura, alla fine la vedo tutti i testi scritto come un enorme compendio di punti di vista differenti. Quante volte cambiamo idea? Quante per un caso del destino riusciamo a guardare qualcosa da un altra angolazione ed allora è tutta un altra storia. Dunque cos’è per davvero la scrittura? Certo un modo per trasmettere il sapere ma anche manipolare.

Proprio prima di vedere la mostra mi sono trovata a chattare con l’intelligenza artificiale; perché mi capita, nei periodi in cui studio molto, molto, un altra lingua, mi perda… e perda pezzi di italiano. Ma sembra che la ragione sia semplicemente una questione di spazio, il nostro cervello sta cercando un posto dove mettere tutta l’altra lingua. E soprattutto non si perde niente tutto quello che facciamo è un aspetto di noi, come fossimo una serie di fogli di un programma di Adobe.

Illuminazione: ecco come siamo fatti e la chiave di tutto: l’identità, che immagino come una giornata di vento, come se la sua dimensione fosse il mondo fluttuante; sempre in movimento, sempre in fieri, eppure l’unico punto fermo a cui aggrapparsi. Siamo noi la bussola non il resto del mondo. Nel nostro diventare continuamente qualcos’altro possiamo solo scegliere la direzione, certo se lasciamo che qualcun altro decida per noi, allora diventiamo burattini di cliché e certezze inesistenti. Per questo “se non ci fosse la scrittura” é una mostra che sta sul confine. Tra l’ambiguità ed i pezzi di verità che qualcuno ha trovato e poi condiviso.

Elisabetta Guida