Andare,  Architetture,  Arte,  Bei progetti,  Forme,  Natura

Il cielo è un fiume che scorre

Share

AIUla, il deserto e le stelle.

Sì dice che quando si odia qualcuno, questo qualcuno ci tiene in pugno. Quanto è vero.

Nelle popolazioni preislamiche l’Orsa Maggiore non era altro che una processione funebre con tre portantini e dietro le figlie. Si trattava di Al-Na’ash, capoclan assassinato dalla Stella Polare. Non si sa quali fossero le ragioni: pare si sia trattato di una semplice deduzione astronomica. L’unica ragione per giustificare un corteo funebre che insegue all’infinito la Stella Polare, senza raggiungerla mai, è la vendetta.

Foto di ian kelsall su Unsplash

C’è decisamente di meglio da fare con il proprio tempo, e i Nabatei — sotto sotto, a dispetto di clan e faide — lo sapevano. Si trattava di gente che doveva essere pratica, considerato che per sfuggire al caldo del deserto viaggiavano con le loro merci durante la notte.
Un posto dove, per perdersi e morire di sete, sarebbe bastato un battito di ciglia. A proposito: a Palmira fu trovata un’incisione dedicata ad Al-Qaum, il protettore dei viandanti e Signore della notte, definendolo il Dio che non beveva vino. Per sopravvivere all’oscurità servivano lucidità mentale e costante prontezza.

Rimane l’idea di usare le faide per aiutare la memoria nella lettura del cielo. Visto che le stelle — per i Nabatei gli occhi degli dei — erano un sistema di orientamento: punti luminosi che nascondevano traiettorie segrete. 

Sembra venerassero le pietre, nel senso che mentre per noi gli dei hanno una figura umana, questa popolazione si é trovata di fronte le meteoriti. Rocce che sfrecciano nel cielo e impattano sulla terra: per i Nabatei sono mandate direttamente dagli dei. 

Foto di Chaitanya Rayampally su Unsplash. Sotto il render cortesia di Martinengo Comunicazione.

Forse potrebbe valere anche AIUla Manara, l’ osservatorio astronomico che verrà inaugurato nel 2030.

Anche se é un progetto voluto prima dal Governo dell’ Arabia Saudita e sviluppato da uno studio inglese  ‘archistar’ come Heatherwick; una  potenza nell’architettura biomimetica ed esperienziale. L’idea è stata ricreare una forma a spirale che ricordasse una galassia. Ma a me sembra un meteorite cascata nella parte più remota dello spazio, dove l’oscurità è tutelata da disposizioni normative. AIUla è infatti il terzo Dark Sky Park più esteso al mondo. Un oasi di buio a dispetto del nome dell’ossevatorio: Manara, ovvero “faro”. 

Il video è una cortesia dell’Ufficio Stampa Martinengo Comunicazione

Sarà che i Nabatei avevano intuito, prima della fisica e dell’astronomia contemporanea, che il tempo cammina. Ogni notte la volte celeste sembra scivolare verso ovest. Oggi sappiamo che l’intero sistema solare si sta spostando ad una velocità di 70.000 km/h  verso una regione stellare vicina alla costellazione della Lira.

Lí per lí, ingannati dalla percezione del tempo ritmico -il susseguirsi delle stagioni, il giorno e la notte, come misuriamo le ore, i minuti, gli anni- sembra che sia tutto sia immobile. Il fatto che i giorni comincino ogni ogni volta 4 minuti prima sembra  poi riassorbito nell’arco dell’anno. Ma l’orbita della terra intorno al sole non si chiude mai su se stessa, non torna mai nella stessa identica posizione. La traiettoria reale della terra non è un cerchio piatto, ma una spirale tridimensionale.

Per i Nabatei stiamo tornando a casa.

Certo loro non avevano i nostri strumenti di precisione, ma sapevano che il cielo non è una cupola fissa: è un fiume che scorre placido.  E in questo scorrere siamo benedetti dalle Pleaiadi e da Cassiopea. Un gruppo di luci che viste dal deserto sembrano una nube luccicante. Mettete la forma di “W,  poi il colore rossastro di quelli che sembrano polpastrelli colorati con l’henne ed ecco apparire  il palmo d una gigantesca figura femminile, che si stende su di noi per  proteggerci dal male. 
Elisabetta Guida

Foto di Eddy Lee su Unsplash