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Il cielo come un foglio di carta; stelle per vedere cosa si nasconde.

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La notte appena passata (12/ 13 agosto)  dovrebbe essere stata quella in cui si sono viste più stelle cadenti in tutta l’estate: il motivo è che la terra ha incontrato uno sciame di meteoriti ed al 4 di stamane pare abbiano dato il loro meglio. Ma le stelle cadono tutto l’anno. Segnalo a proposito le visite notturne  all’osservatorio della Val d’Aosta perché è il primo Stellar Park riconosciuto dall’Unesco, è a più di 1500 metri di altezza e a settembre ci sono i tre giorni della festival dell’astronomia, un’occasione per gli appassionati di incontrarsi. 

Al di là, perché il punto di questo articolo è un altro.

Avete presente quel gioco in cui si uniscono i puntini per formare un disegno? Ce ne sono di complicatissimi. E chi a creato le costellazioni non ha fatto una cosa tanto diversa cercando le immagini che avevano in mente pescate nei simboli, nella mitologia, nelle storie importanti per la loro cultura.

( Dbachmann CC By-Sa 3.0 via Wikimedia Commons)

Le costellazioni greche, quelle degli indiani d’America o quelle cinesi sono differenti. Fu nel 1922 che l’Unione Astronomica Internazionale ufficializzò 88 costellazioni per facilitare l’osservazione scientifica e la mappatura, prima ognuno vi disegnava quello che voleva, o meglio si specchiava nel cielo.

E se noi facessimo diventare, una questione, un problema, un dubbio una costellazione e la usassimo per “uscire dalla scatola”? Allargare il punto di vista aprire a nuove prospettive.
Un po’ come la filosofia usa  la matematica: trasformano le teorie in numeri per vedere se funzionano: le parole mentono, hanno così tanti significati. Così facendo sperano di scorgere la falla o quello spiraglio di luce rimane nascosto alla vista di tutti i giorni.

L’opera è di @MahshidAsoudehkhah

L’idea è usare il cielo come un foglio di carta e le stelle tracce per dare una forma: forse ad un mostro, forse ad un desiderio, forse ad una questione che non smette di  girare in testa. Per prima cosa bisognerebbe trovare la  forma di quello che si pensa, ma ce l’ha già è solo che la cassiamo perché gli vogliamo un aspetto realistico o dentro uno schema.

Ma l’ unica caratteristica è che corrisponda a chi la pensa.
A questo punto:

1 – Bisogna pensare come Michelangelo: a blocco unico. Per lui non c’era differenza tra una scultura ed una architettura: una  piazza non era che una scultura distesa. L’idea  che la forma esistesse già nel blocco e che lo scultore avesse il compito di liberarla lo ossessionava. Cioè pensiamo nella globalità. Poi facciamolo muovere. Dove va? Cosa vuole? Da cosa scappa? Come si mette in relazione con il cielo e le altre stelle? 

Secondo me il  vantaggio è quello di guadagnare una  visione d’insieme.

Tanto per dire, Bernini faceva l’opposto, spezzetta, pensava per moduli. Ma seguendo questo modo si scinde quello che vogliamo con quello che facciamo ed il rischio è perdersi.

2- In genere esistono i manuali per progettare un’immagine, metterla in uno spazio. Ecco al diavolo: quinte, prospettiva, regola dei due terzi eccetera, eccetera. Invece benvenuto Giorgione ed esattamente alla sua “tempesta”. Perché ha usato la tela come uno spartito e i personaggi come note musicali. (Tra l’altro sapeva suonare). L’idea è fare lo stesso con cielo e stelle costruendo la nostra costellazione con alti, bassi o la relazione di pieni e vuoti. 

Il vantaggio è  che si può lavorare ai singoli elementi, come se si fosse davanti ad un mixer. 

Più facile a farsi che a dirsi, mettetevi all’opera e viene da sé. (Io uso questo sistema anche per gestire il dolore fisico lo trasformo in un orchestra che suona).

3- L’altro sistema mi intriga tantissimo è togliere l’elemento fondamentale del disegno e pensare alla questione attraverso gli elementi che sono considerati di contorno. Magari il punto di vista del cielo stesso. Dico l’elemento fondamentale, ma l’idea è usare le strutture grammaticali di una lingua. Quindi ad esempio togliere quelli che potrebbero essere considerati articoli e vedere come impatta sul resto, rovesciare gli aggettivi, trasformare tempi verbali  e via così. 

L’opera è di @KirstenSims

Elisabetta Guida