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I talismani di William Harper e i manoscritti medievali. Storia di un architettura

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I gioielli William Harper sono microcosmi. Oggetti complessi, stratificati, densi di significati. Forse ancòre in un mondo  scosso dall’incertezza? Probabilmente si e in particolare “Precious Grotesqueries”. 
Non è un caso che i 15 pezzi della collezione  siano mostra alla  galleria Les Enluminure, specializzata  in manoscritti medievali e miniature. Perché  é l’idea stessa di talismano.

Di fianco: William Harper, “The Temptation of St. Anthony as the artist” 1986. Gold cloisonnè enamel on fine silver, 14k gold, sterling silver, aluminum, opal, quartz, pearl, tooth,shell, bone, mirror. 7.5 x 2.25 Sopra uno dei libri delle ore che la Galleria Les Enluminure esporrà al Tefaf a Maastricht, dal 14 al 19 Marzo.

La storia comincia quando l’artista che si trova a fronteggiare il distacco della retina dell’occhio destro a cui sono seguite sette operazioni chirurgiche e vari interventi laser condito da quel l’impasto di angoscia e senso perdita. (Ancora non ha la visione periferica). 
Da prenettere che William Harper, uno dei protagonisti della Studio Jewelry americana, crea  gioielli lavorando su soglie, campi energetici, oggetti che modificano uno spazio. E così attraversando, si é chiesto quando  un gioiello smette di essere decorativo e diventa un talismano?

Per entrare nel discorso bisogna immaginare di seguire un filo che si srotola.  Imbattersi nella seconda legge della termodinamica, che poi è semplicemente la regola per cui l’universo si regge sul disordine. Un po’ come se fosse un enorme mazzo di carte che viene continuamente rimescolato -dove solo una delle configurazioni possibili é il risultato di miliardi di altre possibilità- .
Insomma “(…) del doman non c’è certezza” diceva Lorenzo il Magnifico, prevenendo la fisica.
E giustappunto immaginatevi 2.6 milioni di anni fa’.

Sopra: William Harper, “Beads for Morgan Le Fay”, 2024-2018. Gold cloisonnè enamel on fine gold and fine silver, 18, 22, and 24k, sterling silver agate, pearl. 3×1.25 in

Proprio nel momento in cui la nostra specie decide di diventare stanziale. Allora l’agricoltura e dunque la dipendenza dai cicli naturali, il surplus produttivo ma anche le carestie e soprattutto, lo sviluppo della capacità di prevedere il futuro. Potrei morire, potrei ammalarmi, potrei perdere la mia identità o l’integrità fisica piuttosto che il mondo stesso.  Allora il talismano: un gioiello che fornisce un’argine  all’assenza di senso, alla perdita dei confini. 
A proposito la  risposta di William Harper è in particolare una spilla:“Le tentazioni di Sant Antonio”, l’archetipo dell’uomo solo, in balia dell’oscurità che non si piega, resiste, rimane dritto.  L’artista imprime nel volto del santo sè stesso, disegnando un unico occhio al centro della fronte. Come se  la spilla si traformasse in una bussola interiore. 
Un talismano che non protegge dal caos ma mantiene il centro.

Ed è questo l’atto di nascita dei talismani, l’incantesimo originario da cui promana il potere di protezione. Un po’ come la relazione tra i libri miniati e chi ai tempi indossava il pendente con la miniatura di una pagina del Vangelo. Infatti i gioielli di “Precious Grotesqueries”  condividono la stessa architettura dei libri medievali, dove tutto inizia dalla miniatura. Un immagine che mostra un comportamento, un modello per vincere il male (che forse non è altro che il caos del mondo), il modo per superare una difficoltà.

Di fianco: William Harper, “Cy’s Petals of Fire”,1995. Gold cloisonnè ennamel on fine silver, 18K, 22K, and 24K gold, sterling silver, coral, tourmaline. 6×6 in.

Curioso, come si faccia discendere la parola  “piccolo” da miniatura. In realtà “minium” è il nome del piombo rosso -minium- che si usava per scrivere iniziali, titoli, segni di divisione del testo. Miniare significa colorare con il rosso. E i colori in questo discorso sono fondamentali.
I monaci ottenevano il blu, il rosso, il verde ed il bianco tritando i minerali e mescolandoli o con l’uovo o con la gomma arabica. L’artista  usa gli smalti che sono fatti con vetro tritato rifuso nel metallo. Il segreto è che in entrambi in i casi il colore si crea per fusione e non per deposito. Guardandoli sembra che la luce arrivi dall’interno, come fossero oggettini vivi.
E la luce, compreso l’oro -materiale incorruttibile-  ha tutta una sua psicologia.

Perché rende visibile, é immateriale, non si può afferrare. Poi arriva dall’alto e, da sempre, la luce arriva da sole, stelle, luna, cosa che spiega l’associazione tra divinità e alto. (Seppure ci sia anche un altro bizzarro elemento : la postura. Se guardiamo verso l’alto ci apriamo verso il basso ci chiudiamo). Ma tornando ai talismani di Harper e alle miniature medievali, la sensazione è come fossero frammenti del divino. 

Di fianco: William Harper, “Variation on a theme” by J.J. and E.M, 1993. Gold cloisonnè ennamel on fine silver and fine gold; 14k and 24k gold, sterling silver agate, pearl.

Aggiungete le immagini,  non c’è un millimetro nei suoi gioielli che non sia stato studiato. Usa le forme che sono diventate, nel corso del tempo,  simboli. É un set di meccanismi studiati da secoli per ridurre l’incertezza, creare la soglia. Sono le cosiddette forme antiche, i richiami all’antica conoscenza. Alla fine l’impatto è quel senso di continuità che permane nonostante quello che può cadere addosso. 
David  Frost disse  “Bello il bosco, buio e profondo. Ma io ho promesse da non tradire e miglia da fare prima di dormire”. Certo un talismano di Harper aiuterebbero, dunque tutti a Parigi.

Da oggi, 4 Marzo, fino al 10 Aprile: Les Enluminures, Galerie de Montpensier n.21/22, Jardin du Palais Royale. 

Elisabetta Guida