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I bagni del Foyer. Il teatro Arcimboldi.

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L’idea del teatro Arciboldi è stata quella di creare dei bagni, portandoli a 47 unità, che fossero il più possibili funzionali e senza differenza di genere.

Sotto, il mio disegno animato. @ElisabettaGuida



Cosa che mi ha fatto pensare a questa grande soprano. E fare l’associazione con il teatro dove le emozioni sono messe in scena.
Quanta infelicitá per la Callas: “perse la voce” per via di una malattia degenerativa dei muscoli, quindi anche la laringe. Poi il disastro Onassis, un figlio che morí il primo anno di vita. Ma anche gioia, come se ci avesse fatto surf. Il successo prodigioso, il jet set, la ricchezza.
Ma in particolare mi ha fatto chiedere: come si progetta un teatro?
E non le parti più frequentate, gli angoli nascosti, come i bagni.
Quali sono i presupposti da cui ci si muove? Può bastare funzionalità e razionalità?


Certo i nuovi bagni dell’Arcimboldi hanno il fascino underground, creano contrasto.
Ma a me, hanno trasmesso una freddezza infinita: il cuore stretto. Saranno le tonalità usate per i colori, quel senso di prodotto in serie, il minimal.

Mi hanno ricordato la porta con la maniglia antipanico della mia camera in un hotel newyorchese. Oddio, il bagno era uno dei più belli e raffinati in cui sia mai stata, tutto Art Deco’, una doccia grande, con la parete a vetro che dava sulla città. Ma quella benedetta porta.

Premetto che io sono per l’architettura dell’abbraccio.
E lo so che questa è edilizia pubblica -a proposito, ricordo dei grandi magazzini di Londra dove sul ripiano del lavandino c’erano bottiglie di profumo (quindi è più come si vogliono fare le cose) – ma qui stiamo parlando di un teatro, una meravigliosa Boule de Neige, dove il reale si fa impalpabile.

Non so: a me questa massificazione contemporanea non piace proprio.

Chiaramente, è solo la mia opinione, sperando si cambi presto registro, vi saluto.