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Gratitudine

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Amo il folklore, non penso sia costume ma più uno strato di sapere antico, profondo. E forse è una mentalità più scientifica della nostra che vive di muri mentali e miti. Mi piace che non ci sia un tramite col mistero. 

In Giamaica sono tante le leggende per chi le vuole ascoltare. In questo caso il Museo Bagatti Valsecchi ha ospitato un artista incredibile: Hugh Findletar. Il titolo è “From till to now”, da allora ad ora, ma è niente più che un grande immenso cosmico grazie alla sua bisnonna. 


Ho avuto una breve conversazione con Hugh che mi ha raccontato che quando aveva sei anni gli successe qualcosa di orribile, ma poi questa signora gli salvò la vita. Così ha voluto fare qualcosa di grande per lei. Le sculture di vetro sono tutte dedicate alle storie  che gli raccontava, ai pesci che giocava a prendere e non riusciva mai. E l’inizio di tutto: la civetta,  considerata portatrice di cattivi presagi. Ma questa è la dimostrazione che è più importante quello che si fa con quello che ci capita. 

Ci sono le teste dei Rolling Calf che perseguitano le persone malvagie. (Nel caso siate tra queste c’è un modo per sfuggire: sembra abbiano una fissazione per la matematica quindi buttate a terra dei semi e si fermeranno a contarli).

Poi i potentissimi Obeah, persone capaci di lanciare incantesimi, proteggere le persone, guarire dai mali.

E vogliamo dimenticare gli spettri? I Duppy le persone defunte.

Ma soprattutto c’è lui Hugh Findletar, che ha studiato l’arte del vetro a Venezia, nella storica vetreria a Zanetti senza dimenticare la sua passione fare crescere le piante.

Combinazione il Museo Bagatti Valsecchi compie trent’anni e proprio all’inizio di maggio a Milano, si svolge Orticola. Dunque cosa meglio per fare diventare questa antica casa il palcoscenico per cosmico grazie?

C’è tempo fino al 7 giugno.
Elisabetta Guida