Arte,  Forme

Gente violenta

Share

L’altro giorno è stata la giornata contro la violenza sulle donne ma io la trasformerei come la giornata in contro tutta la violenza sul più debole con buona pace del 1522. Se un extraterrestre è  vittima di violenza in quelle precise circostanze, deve potere chiamarlo.

Le opere pubblicate sopra sono di Chiharu Shiota (https://www.chiharu-shiota.com/) e Stephen Mackey per Lady Bathory (instagram: @stephenmackey_artist)

Ma avete mai pensato a cosa significhi essere una donna in certi posti e tra certe cerchie sociali?
Se non sei sposata o almeno fidanzata puoi anche avere vinto un pulitzer ma sei niente:  n i e n t e (perché qualcosa che non va devi avere). In questi ambienti l’identità va a braccetto con la persona con cui stai. E non è cosa che riguarda il 30/40% della popolazione come a Milano, ma si arriva all’80%, al 90%…

Sono le cerchie sociali fondate sul pettegolezzo, il conformismo, l’arraffo. Persone che cercano un riparo dal loro niente senza affrontarlo, invece di scegliere di trasformarlo in qualcosa di bello e ricco (perché se si fallisce, cosa penserà la gente?).

(l’opera, “tre pettegolezzi”, è di Honorè Victorin Daumier. www.meisterdrucke.it)

Meglio interpretare il ruolo della madre di famiglia ( ma se arriva barbablù ed è disposto a prendersi i figli anche  per soli dieci minuti: tappeto rosso), quello della donna dell’alta società secondo i santi crismi dettati dai social.  La donna tutta amore e passione -per le luci della ribalta-.
Eccetera, eccetera. La rete di falsità che danno un senso di protezione è infinita.
Qualunque maschera , pur di non guardarsi dentro, trovare scorciatoie alla realtà, farsi proprie nicchie di potere: sempre gaudenti e smargiassi.

L’uomo forte che risolve tutti i problemi e permette di non pensare, a volte, nella vita di tutti i giorni,  si chiama  cliché. 
E guai a dire “il re è nudo”, se è gente potente (in qualunque senso) e si abita lì, si è fuori dalla socialità, perché loro, manipolando, governano tutto.  A volte diventano addirittura interlocutori per la politica. Nonostante la violenza, le diffamazioni… si fa finta di non vedere, si pensa che entrando nel cerchio magico la vita cambierà, si sarà dalla parte giusta, quella del clan.

(La fotografia di fianco è parte di una carta da parati, non sono riuscita a trovare il nome del fotografo. La pagina web è Bwallpaperhd.com)


Pensate  ad una bambina che nasce  tra gente del genere; o ad un ragazzo o una ragazza che si scoprono arcobaleno. Questo clima non è la violenza più subdola?

(Parentesi: davvero le persone possano amare chi vogliono? Se è così dove sono tutti? E le lesbiche? A me capita di vedere sempre e solo uomini e di una certa classe sociale, con le famiglie giuste, come se l’universo li abbia attentamente selezionati. E perché anche costoro hanno dei modi di manifestare la propria affettività in modo filtrato. O l’eccessiva megalomania il totale esatto opposto? Non è un sintomo che tutta questa open mind è marketing? Non so, solo la mia opinione.)

Di fianco “knives” un’opera di Andy Wharhol, cortesia dell’ufficio stampe della Galleria Fumagalli. La quale a Milano in via Bonaventura Cavalieri 6, mette in scena la tragedia umana; con Warhol anche Kounellis. Fino al 29 Maggio.

Mi chiedo, se invece di fare manifestazioni in piazza -scapicollandosi per  non si sa bene  cosa, visto che il giorno dopo è tutto come prima-  non sia meglio cominciare  a passare l’idea che una donna, non è la costola di nessuno? Ma nessuno. E che di nessuno abbiamo bisogno per Essere?.
Poi, basta con questo romanticismo. Ma basta. 
E ve lo dico io che ho chiamato il mio blog “il principe azzurro esiste”. C’è un autore dell’antica Roma -non è Tacito ma ha un nome simile che al momento mi sfugge-, che scrive della compagna che ne sentiva la mancava anche quando dormiva e lui era lì vicino.  Eppure nessuno costituiva “ragione d’identità” per l’altro. Ognuno aveva la sua vita, autonoma, forte indipendente. (Chiaro non sto parlando  della classica matrona romana).

Ma al di là, l’amore è un fatto, accade e lo diceva anche Prevert. 

Ed è un fatto, esattamente come il codice civile definisce un fatto, o come lo è una montagna. Non è iuna laurea, un lavoro o  un progetto per cui è necessario darsi da fare perché sono idee sospese che bisogna farle diventare realtà. 

Insomma credo che, perché qualcosa cambi, si debba ricominciare dal coraggio.  

Elisabetta Guida

(L’immagine a fianco proviene dal sito giftguru.co.nz)