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Friuli Venezia Giulia. La via dei sapori

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Ieri sera sono andata alla serata “Friuli Venezia Giulia meet Milano” alla camera di commercio.
Il progetto “La Via dei Sapori” è  bellissimo. Sono 8 ristoranti, 19 vignaioli ed undici artigiani del gusto che raccontano la loro regione attraverso ciò che da’ la terra e l’inventiva dell’uomo. 


Perché un luogo è sempre qualcosa che si mescola con l’identità. 
Penso  ai territori in astratto, cioè come se fossero una forma che si può plasmare;  al provare e riprovare fino a che si realizza  l’idea. E poi,  magari, quando si pensa di  avere trovato il meccanismo che fa funzionare il tutto, arriva qualcos’altro che arricchisce e scombina le carte. Sembra il rumore della vita, il suo continuo rinnovarsi. Il fatto è che essere  è un comportamento, così tra noi e l’ambiente in cui viviamo,  è come se ci fosse uno scambio continuo che finisce per intessere l’aspetto di un paesaggio. 
Creare una ricetta, un vino o fare un formaggio non è diverso che fare arte. 
Il fine è sempre quello di arrivare a descrivere l’infinito, il disegno di un emozione talmente perfetto che tutti possono riconoscersi. Poco importa quale sia il senso che si utilizza, ammesso che un sapore possa avere un confine. 

Prendete le Ostriche. Jolanda de Colò è un’impresa friulana che ricerca, importa (alle volte lavora) le eccellenze alimentari nel mondo. A “Friuli Venezia Giulia Meets Meet” ha portato, oltre all’Ossocollo di Manzetta Prussiana (un tipo di prosciutto crudo), i crostacei bretoni. È stata la prima ostrica della mia vita ed aveva un sapore descrivibile come se tutti i sensi fossero accesi nello stesso momento, difficilmente paragonabile al sentire di qualunque altro cibo, fa volare come la “petit mort”.  
Voglio dire, è impossibile classificare una vacanza per compartimenti stagni. Vedere, sentire, provare, magiare… si sovrappongono. L’impressione ed il piacere che si ricava nell’ andare è un alchimia  ed il gusto può essere la porta spalanca tutti gli altri. 

Mi piace Il punto di vista ed il progetto di “Friuli Venezia Giulia. Via dei Sapori”. 

Questo gruppo di persone ha investito del proprio, fatto sistema è creato una formula particolarissima per far conoscere il loro territorio. Ogni tanto, nei luoghi più panoramici della regione , organizzano delle “cene” dove ogni ristorante propone un piatto cucinato al momento ma soprattutto raccontato dallo chef. Accanto il produttore di vino associato a piatto, senza dimenticare i produttori. 

Ieri sera la formula è stata simile. Ho assaggiato un riso cotto nell’acqua delle vongole del ristorante Vitello d’Oro di Udine e, tra l’altro, un piatto che comprendeva un parte di semolino fatto con una ricetta di famiglia antichissima della Lokanda Devetak. Scoperto che le trote allevate da Friul Trota sono felici, mangiano bene ed hanno tanto spazio per nuotare. E poi il formaggio delle valli della latteria del Cividale, buonissimo. Ho bevuto Jermann -e premetto ma c’erano tanti altri marchi interessantissimi. 
Le persone erano belle, accoglienti e desiderose di raccontare.
Ma quello che ho adorato è stato il coraggio di fare qualcosa per tutelare la propria uncitá. 
Io detesto il modo contemporaneo di intendere marketing e l’omologazione che impone. Viviamo nel mondo in cui i grandi gruppi dettano il mercato, stabiliscono cosa dobbiamo fare e comprare. A loro, se si fa qualcosa di diverso non basta renderti trasparente, l’obiettivo  è eliminare chi non si uniforma.
Friuli Venezia Giulia, la via dei sapori, va controcorrente. Prendiamo esempio, in palio c’è la nostra libertà.

Un pensiero su “Friuli Venezia Giulia. La via dei sapori

  • Francesco

    Stupendo, brava

I commenti sono chiusi.