Depero al contrario. La grammatica della violenza, l’antidoto contro la paura.
Importante:
le opere di Depero non sono ancora a diffusione libera, e questo articolo è un’interpretazione che mi è venuta mentre ne stavo scrivendo un altro. Per evitare problemi invito a googolare Depero. E se siete stati vittime di qualche bullo tenetevi una fotografia sul telefono da guardare al bisogno.
Depero mi porta dove non voglio andare. Sento violenza, intimidazione. Questo occupare spazio.
I bulli occupano spazio, è l’unico modo che hanno per essere visti.
E’ come se mi ricapultasse all’aggressione che ho subito l’estate scorsa.
Intorno: 1- i vari non sento, non vedo, non parlo. Il messaggio è: sei niente, di te sono liberi di fare quello che vogliamo. 2- I risolini.
.Foto di Steve Gribble su Unsplash

Le aggressioni accadono perché c’è un sistema sociale che le permette. Ed è questo, insieme, il vero problema e il motivo dello strascico che queste esperienze lasciano.
Quella paura che ti assale senza ragione. La sensazione di non valere, non sentirsi più sicuri, non fidarsi più.
Beh vittime di questo mondo ho scoperto che Depero potrebbe essere una via d’uscita dalla paura.
Beh vittime di questo mondo ho scoperto che Depero potrebbe essere una via d’uscita dalla paura.
Lì per lì non volevo scrivere di lui. L’avevo liquidato con un: non mi piace. Ma se si riesce a stare dentro le sue opere allora prende per mano e fa vedere che la violenza non è in una figura,qualcosa di concreto, ma è più come se forse una forza, un campo gravitazionale. La sensazione è come essere sollevati e facesse rimanere dentro una tempesta.
Ma se solo si sposta lo sguardo su qualche parte laterale, si cominciano a vedere moduli che si susseguono. Solo moduli dietro ai quali c’è: niente. Niente.
Fate caso, lo schema base dei teppisti è isolare la vittima, minacciare e poi occupare tutto lo spazio possibile, facendoti sentire un bersaglio. Togliete loro la strafottenza e resta un fantoccio.
Foto di Annie Spratt su Unsplash

Si dice che Depero riesca a fare la magia perché come la maggior parte di queste persone vuole smettere di sentire, preferisce trasformarsi in una macchina. Ma insomma il processo alle intenzioni non si può fare. Di certo si sa che da subito fu vicino al partito fascista. Che non è come dire: riconoscersi in un pensiero di destra piuttosto che di sinistra, nella pace della proprio giardino. (O come a volte sento dire “quello che è venuto è stata una deriva”.) No. Quando Mussolini perse le elezioni, marciò su Roma. Hitler ammirato, nel 1923 tentó un colpo di stato in Baviera. Fu un periodo in cui la violenza era sistematica, c’era sopraffazione, colonialismo brutale, uso di armi chimiche sulla popolazione civile (per lo scopo, in Etiopia, Mussolini, usó per la prima volta gli aerei).

In tutto questo Depero prestó il suo linguaggio alla propaganda. Ma la sua estetica della violenza non fu un linguaggiorabberciato per fare piacere al regime e ottenere favori. La sua arte arriva prima del momento in cui il fascismo si accorge della sua esistenza. Sono stati due mondi che si sono incontrati, non uno dentro l’altro.Chiaro il rischio per Depero era tornare invisibile, non avere la legittimazione che il potere gli forniva. Ma per lui, il fascismo fu la soluzione, non un’ espediente professionale.
L’artista è Barbara Licha. L’opera si chiama “danza”. Instagram: @barbaralicha
Ed è questa purezza che permette di leggerlo al contrario.
Allora viene da chiedersi di chi è l’arte? Credo che quel preciso modo d’essere, quel periodo storico fosse un espediente. Un modo di mostrare al mondo quell’ombra che non vorremmo vedere (almeno io). E fin qui ok il dualismo in astratto, ma tutti quelli che il fascismo lo hanno combattuto ed hanno pagato prezzi altissimi?
Considerato che ormai pare assodato che l’inferno non esista? Dov’è la giustizia? come metterli sullo stesso piano? Come paragonare Depero ad una come Kate Kollwitz? Lei guarda, sente, non sta zitta, la silenziano.
Non lo so, forse su fronti contrapposti, sono stati due facce della stessa medaglia. Anche se forse Depero stesso non lo sapeva.
Elisabetta Guida
Bibliografia per l’articolo:
Su Depero e l’adesione al fascismo:
-Il 3 marzo 1925 firmó su “l’impero” un quotidiano fascista “Le invenzioni di Depero”.
– Il partito gli scrive. Nel Fondo Depero (CIM – Mart Rovereto) ci sono: “Lettere intestate al partito nazionale fascista inviate a Depero”.
– Partecipa alla mostra della rivoluzione fascista. (Il materiale archivistico è conservato al Mart).
– E’ iscritto al sindacato nazionale fascista delle belle arti.
– Gianluca Camillini “Credere, obbedire, lavorare. I rapporti artistici tra Fortunato Depero e il fascismo



