Andare,  Arte

Dentro

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Prendete Tarquinia e Cerveteri, se fossero due persone la  prima sarebbe una graphic novel, l’altro un architetto. Tarquinia si esprime con i colori, Cerveteri attraverso la pietra. Eppure sono a brevissima distanza l’una dall’altra e non stiamo parlando dell’attitudine di qualche persona ma il modo di esprimersi di un’intera comunità. Come se ognuna delle due città avesse una forza di gravità particolare che attrae chi è in linea con il loro sentire. (Certo c’è il discorso della persuasione indotta, ma quanto può essere coercitiva? voglio dire, dipende da quanto si è liberi).

In tutto questo metteteci Sarah Meyohas, Desert X -manifestazione d’arte open air che ad anni alternativi si tiene nei deserti della California e di Aiula-  e i Land Artists.

Perché a pensarci i posti nel mondo, funzionano esattamente come Tarquinia e Cerveteri: sono forze gravitazionali. E il festival artistico della Coachella Valley ha attratto -Sarah Meyohas-  che trasforma in immagini concetti economici rendendoli veritá universali. E’ come se avesse scoperto la struttura della realtà. Lei dice -mi baso sull’intervista rilasciata per la rivista Easthetica – che il vero volto della realtà è quello che vediamo con lo sguardo interiore. Cioè ile nostre emozioni illuminano una realtà che altrimenti sarebbe al buio. E questo è bellissimo perché ognuno di noi sente in modo diverso è possibile gettare luce su aspetti che altrimenti sarebbero invisibili. La magia è che alla fine qualcuno, col suo segno, arriva a toccare l’infinito dove tutti si riconoscono, ecco perché alcuni artisti sono dei grandi. 

Ora tutta questa premessa per dire che il segreto è stare dentro, perché solo così si può attraversare un luogo e capire di più, di noi, del posto.. Si sa che il tempo non passa mai del tutto. Ci sono sacche temporali che convivono con altre epoche. E se vedo l’ossatura/ struttura dei luoghi, li posso attraversare. Perché è come essere di fronte all’elica del Dna.

Esempio: Orvieto.

Penso a Coro -uno dei ristoranti tra i più belli del mondo ( è nei sedici finalisti del Prix Versailles, premio patrocinato da UNESCO e Nazioni Unite)- all’interno di una chiesa sconsacrata. Qui non si può essere spettatori il medioevo è addosso, come se il qui ed ora fosse un spazio divisibile.


Tutto intorno Orvieto con i suoi strati. La parte più fanfarona (quella dei papi) e là porzioni più vera ed antica con le stradine strette, le piazze che si aprono all’improvviso, i percorsi sotterranei con i resti della civiltà etrusca. 

La fotografia di fianco è via wikimedia commons.

Nel XIII secolo era potente ma come tutte le centri urbani medievali divisi tra Guelfi (per il Papa) e Ghibellini (per l’imperatore).  Così la Chiesa non lesinò neppure un miracolo per farla diventare una sua roccaforte.  

Successe che un bel giorno un sacerdote diceva messa a Bolsena quando l’ostia cominció a sanguinare. Episodio perfetto per far capire Dio da che parte stava,  e con molti altri diversi intrighi presero possesso della città Istituendo tra l’altro la festa del Corpus Domini. Non che i medievali fossero ingenui, al contrario avevano molta consapevolezza, ci sono manoscritti satirici proprio del 1200 in cui vengono messe in luce le dinamiche del potere, le ingiustizie. Il problema era il potere immenso della chiesa.
(La fotografia mostra una lastra della chiesa macchiata di sangue via wikimedia commons)

Per conservare il prezioso “manto” costruirono il Duomo (dove si trova ancora oggi) che doveva essere il suo grande scrigno. Ma qui si incontra un artista interessante Luca Signorelli. E la domanda è: se il suo giudizio universale fu studiato addirittura da Michelangelo per il suo alla Cappella Sistina , perché non è considerato tra i grandi? Il motivo principale è che Luca Signorelli non costruì mai il mito di se stesso, cosa fondamentale, per ottenere commissioni importanti che davano fama . Leonardo si presentava come uomo che sa cose che altri non sanno. Michelangelo chiese ad alcuni amici scrittori ad aiutarlo ad avere pubblicità. E qui si entra nel mondo abitato dagli artisti, il “giro” delle commissioni.

L’immagine è via wikimedia commons

Con l’andare del tempo nelle vie intorno alla chiesa vennero costruiti le case nobiliari delle famiglie vicine al Papa. Ed è proprio in un paio di questi, Palazzo Piccolomini o Palazzo Petrus, che vi consiglierei di stare se mai passaste ad Orvieto. L’idea è l’ immersione totale. Immaginatevi alla processione del corpus domini quando bisognava essere visti per non incorrere a spiacevoli conseguenze e poi, uscire dall’hotel e catapultarvi in un altro tempo solo camminando verso sud. E qui trovare case  messe un po’ alla rinfusa, non c’è un disegno urbanistico geometrico. Le strade sono strette, ogni tanto si vedono resti mura etrusche. E’ possibile  scendere nei sotterranei e vedere i pozzi le cisterne di questo antico popolo. Sotta la rupe ci sono le tombe  etrusche (credevano che i loro cari potessero proteggere  la città). 
Elisabetta Guida

Le ultime due immagine sono via wikimedia commons, i links sono i seguenti: la via sotterrane principale, un vicolo fotografato dalla torre del moro.