Come inventarsi un banchetto alla Rodolfo II (o trasformarlo in qualche giorno a Praga)
(Il tempo non esiste, per quanto mi riguarda credo alla fisica quantistica)

Chi di voi arriva dal rinascimento sa che un volto nasce nella stessa maniera con la quale spunta una foresta. E’ tutta un’aggregazione di elementi minimi in continua trasformazione.
(di fianco il Vertumnio di Arcimboldo rifatto con frutta e verdura vera da @KlausEnriqueGerdes
Gli altri, per dare un banchetto alla Rodolfo II, come Dio comanda, devono partire dall’idea di mondo secondo Arcimboldo. Un uomo di corte, per niente eccentrico, più vicino ad un ingegnere delle meraviglie che all’individualismo artistico. Ma con un ossessione: i simboli.
Certo le sue opere, la sua regia ad una festa erano atti di governo: poco male, si toglierà la politica e si terrà lo stupore: l’emozione fondamentale per attraversare la soglia dell’ordinario ed arrivare alla conoscenza.
Ci sono delle cronache del banchetto che Rodolfo II diede per festeggiare la fine dell’anno.
Non sono riuscita a trovare il nome del fotografo. L’immagine è utilizzata di affitti brevi a Praga e (mi sembra perché è leggermente modificata su visitpraga

Si era nel 1605.
Le architetture di Praga la nebbia, il colore dell’oro che balugina al chiarore della luna. E per le strade un gruppetto selezionatissimo di persone -qualche ambasciatore, un paio di artisti, gli astronomi ecc..- diretto verso Palazzo Reale. Rodolfo non amava le folle (ne gradiva essere osservato, per questo la forma della tavola era sempre ovale, così non aveva nessuno di fronte).
Quella sera gli ospiti, per prima cosa entrarono in una sala illuminata da candele, davanti alla quale avevano appoggiato sfere di vetro piene di acqua di diverse misure . L’effetto era una luce che si sdoppiava, deformava, moltiplicava.
La fotografia è di @SteveCollins via WikimediaCommons.

Ci sono molti scritti piene di descrizioni e meraviglia tanto fu l’impressione di abitare per qualche momento un altro pianeta. Sembra che dopo questa esperienza la stanza delle curiosità con gli oggetti più particolari ed incredibili del mondo passò quasi in secondo piano.
La cena ebbe tre elementi cardine: il pane diviso in 12 spicchi ognuno aromatizzato in base al segno, così anche il pasticcio con ripieni diversi e dolci a forma di minerale o creature alchemiche.
(l’opera è di @IlyaZomb

A proposito: nei banchetti il cibo arrivava ad ondate, ognuna con 5/ 8 piatti e non è un discorso di prelibatezze o cibi status simbol di ricchezza, ma di definizione delle forme che abitano il mondo. Dunque frutti montati in forma di animali o volti, carni assemblate in figure simboliche e via così. Non c’erano antipasto, primo, secondo e dolce, ma uno spazio suddiviso come i capitoli di una storia che il banchetto dipanandosi racconta.
Se questo articolo fosse un viaggio
Praga è una città costruita per contenere più livelli di verità. L’esoterismo non è qualcosa di sotterraneo, seppellito chissà dove; è solo dislocato. Per sentirlo bisogno cominciare dall’atmosfera e poi cominciare ad esplorare il primo livello:
1- l’orologio astronomico–
Tra i cicli solari e lunari, il calendario agrario e gli animali zodiacali, c’è il filosofo; colui che il tempo non lo subisce ma lo legge.
2- La torre del municipio–
Praga come tutte le città è fatta di vie, piazze, facciate di palazzi rumori. Una volta saliti sulla torre non è più fatta di parti ma diventa una figura intera. E’ la dissoluzione e la ricomposizione alchemica.
Al secondo livello si arriva attraversando il Ponte Carlo.
Pare che la prima pietra fu messa volutamente il 9 luglio 1937 alle 15.31 perché 1357/9/7/531 è un numero palindromo, cioè si legge anche al contrario.
All’altra estremità trovate a Mala Strana, un quartiere che visto superficialmente non è che un quartiere barocco, borghese. In realtà è un miscuglio di simboli cabalistici, iscrizioni ermetiche sui portali. Archi spezzati, simmetrie imperfette, sono messaggi di chi sapeva che la forma protegge il sapere. Gli archetipi sembrano camminare accanto a chi passa di lì.
È un luogo sospeso, che disorienta.
Vicino c’è la Biblioteca dei Gesuiti –Klementinum– che a dispetto del nome é un santuario laico. Sono messi insieme astronomia, cartografia, musica.
Un po’ più in alto rispetto a Mala Strana c’è il Castello che avrebbe dovuto essere il trait-d’union. Qui non bisogna farsi abbagliare dalla regalità ma cercare le dissonanze.
Ed a proposito: il vicolo d’oro, la strada degli alchimisti, anche se in realtà ce n’erano pochissimi, due o tre al massimo. Oggi sembra tutto ‘alla luce del sole’ in realtà spesso le pareti nascondono passaggi segreti, finestre cieche che servivano a disperdere i fumi.
Se voleste fare lo stesso, potreste pensare di chiamare le vostre ‘ondate’ con i nomi degli elementi, oppure banalmente con quelli delle stagioni – gli imperatori austriaci festeggiavano il nuovo anno non celebrando ma inaugurando il tempo-.
(la fotografia è di @Bill’sPrague/mlrh.com

Allora la prima ondata potrebbe aprirsi con un gesto che fa entrare il nuovo anno.
Ai tempi di Rodolfo spesso usavano un automa a forma di albero (una forma che contiene contemporaneamente passato e presente) che si apriva. Importante: le portate più importanti non si mangiano. Gli automi, le statue di zucchero, il pane scolpito sono elementi narrativi che nel corso del banchetto cambiano in base alle esigenze di copione. Soprattutto qualunque cosa usiate per simboleggiare l’entrata in scena del ‘tempo’, ricordate di toglierlo allo scoccare della mezzanotte, solo così l’anno può iniziare.
Quanto al cibo nella prima ondata potrebbero entrare: radici, rape, frutta secca; ciò che la stagione preserva. Nella seconda aggiungete colore, l’inizio della natura che si sveglia, preparare gli ospiti alla metamorfosi che arriverà con la terza ondata. L’inaspettato: che può essere una torta salata che contiene qualcosa di imprevisto. Invece la quarta ondata è quella più ricca con le carni o il pesce. Poi certo il dolci, ma loro non sono il gran finale.
Nel 1605 per la mezzanotte Rodolfo portó tutti gli inviatati in una stanza dove era riuscito a materializzare un effetto boule de neige con scaglie di oro. L’imperatore era ossessionato dall’invisibile che la realtà nasconde.
L’artista dell’opera di fianco è @IrenaAizen

Voi dovrete seguire le vostre di ossessioni.
Elisabetta Guida
L’immagine sotto è di @KlausEnriqueGardes.

Ricetta tratta da Sabina Welserin, 1553.
Ho trovato un ricettario dell’epoca da cui ho estrapolato il pasticcio di mele a forma di uccello. Mi è sembrato il più semplice ed il più fattibile. L’impasto è semplice, mele tagliate a pezzetti, zucchero e cannella. È sul Teig, cioè l’impasto, che si gioca il piatto. Dire: farina, acqua, latte, uova, burro è fuorviante perché l’obiettivo non è una pasta frolla antellitteram ma una pasta modellabile che non si spezza. Per attaccare le ali usate l’albume dell’uovo. Per gli occhi dell’uccello due chiodi di garofano.
Per saperne di più:
”Das Kochbuch der Sabina Welserin. Internet- Ausgabe. (Testo integrale trascritto da Thomas gloning-
La versione tradotta in inglese è su “The Cookbook of Sabina Welserin” su daviddfriedman.com
Se voleste approfondire di più il tema dei banchetti al tempo di Arcimboldo, dico già che è complicato. Comunque questi i riferimenti:
-il museo delle meraviglie /Kunstammerwein
– gli archivi della corte asburgica: Hans Hof und staartsarchiv
– Kunsthistorisches museum Wien



