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Ciò che la pioggia rivela

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Ciò che la luce costruisce

C’era una volta un pescatore, Urashima Tarō, che vede dei bambini molestare una tartaruga.  Lui interviene e la salva. Qualche giorno dopo, la tartaruga, un essere quasi immortale  che può attraversare i mondi, il nostro è quello del mare, torna.
Per ringraziarlo,  lo porta in un palazzo sottomarino costruito con coralli e pietre preziose.

È la casa del Signore dell’acqua, delle maree e della fertilità: Riūgū-jo, il drago. Noi umani possiamo sentirne la presenza nella pioggia, nell’acqua dei fiumi, dei laghi, del mare.

Si dice che in alcune stanze del suo palazzo convivano primavera, estate, inverno e autunno.

Yoshinori Mizutani, japan 1987. Rain Series, 27 x 18 cm ed. 5, 52 x 35 cm ed. 5, 100 x 67 cm ed. 3– La fotografia è una cortesia di MC2 Gallery


É il mondo dell’altrove celato ai nostri occhi. 

Qui Urashima Tarō conosce una fanciulla,  ma ad un certo punto decide di tornare al suo villaggio. La nostalgia e la mancanza della sua famiglia sono troppo forti. Al momento dei saluti la fanciulla gli regala una scatola, con la raccomandazione di non aprirla mai. 

Yoshinori Mizutani, japan 1987. Per entrambe: Rain Series, 27 x 18 cm ed. 5, 52 x 35 cm ed. 5, 100 x 67 cm ed. 3. Le fotografie sono una cortesia di MC2 Gallery

Al pescatore sembra che il tempo passato nel palazzo del drago fosse un battito di ciglia. Invece quando torna nel suo mondo scopre che sono passati secoli, la sua casa non c’è più, il suo villaggio è abitato da persone sconosciute. Lo sconforto lo assale, apre la scatola e  il tempo passato gli si riversa addosso. C’è chi dice che morí,  che invecchió,  altri che si trasformó in una gru.

Questa storia ha due significati.

Il primo: quando guardiamo, cosa vediamo veramente? 
Il mondo ha un apparenza. Un’immagine che sembra sempre uguale, diventa abitudine. Ma un bel giorno si mette a piovere e Riūgū-jo, il drago,  svela il vero volto di quello che ci circonda. Come se strade, ombrelli, luci, si rivelassero per quello che sono, al di là dell’ordinario. Forse la pioggia lava un vetro invisibile.

Forse la pioggia lava un vetro invisibile. 

Yoshinori Mizutani, japan 1987. Per entrambe: Rain Series, 27 x 18 cm ed. 5, 52 x 35 cm ed. 5, 100 x 67 cm ed. 3. Le fotografie sono una cortesia di MC2 Gallery

Tokyo ha la cultura della pioggia. L’immaginario  ha reso impossibile separe la città dai suoi riflessi sull’asfalto bagnato.

Yoshinori Mizutani era sul terrazzo di un grattacielo di Tokyo quando, dopo un temporale,  sotto i suoi piedi,  è  apparsa un’altra città. Da qui arriva questo articolo e le fotografie che lo corredano. Per me lui è un pezzo del potere di Riūgū-jo.

Il secondo significato:   l’idea che il passato sia rimasto immobile ad aspettare é un illusione.

Immaginate una pozzanghera dove si riflette il cielo. Noi siamo i funamboli che camminano sulla fune tra  questi due mondi. Difficile trovare il giusto equilibrio.
Ma a proposito c’è un tempio shintoista -Hakusan Shrine- proprio a Tokyo dedicato a Kukurihime-no-kami.

Questa dea, con un nome complicatissimo, almeno quanto il suo compito, sovrintende all’armonia delle forze opposte. E guarda caso le persone la vanno a trovare soprattutto nel periodo delle piogge da Giugno a Luglio quando arriva lo Tsuyo. Il momento della fioritura delle ortensie.

Yoshinori Mizutani, japan 1987. Rain Series, 27 x 18 cm ed. 5, 52 x 35 cm ed. 5, 100 x 67 cm ed. 3– La fotografia è una cortesia di MC2 Gallery


E il tempio è il lato della collina che occupa si riempie di fiori. La cosa curiosa è che non c’è una correlazione tra la dea e l’ortesia, ma c’è tra il fiore e la pioggia. Sono così grandi che trattengono le gocce d’acqua, i colori diventano più intensi. Permettono di vedere.

Elisabetta Guida