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Che bella l’anarchia

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Karl Fritsch  dice che si impara a fare ’davvero’ un gioiello: ‘dopo’. 
Cioè dopo avere studiato gioielleria classica e dopo avere appreso tutte le possibili tecniche per  creare un monile. 
Parola interessante “l’esperienza”. 
Perché in genere te la fanno passare per comprovata obbedienza & fare le cose come gli altri; moneta di scambio  per  ottenere  prestigio. Invece, quella di Karl Fritsch  -e del vero significato del termine (scientificamente ‘esperienza’ significa esperimento)- è: una volta saputo il come, c’è la libertà di fare, e con dentro tutto, compreso quello di decidere di andare verso altre direzioni rispetto alle conosciute.

L’inizio del tutto è partito dalla  domanda “cos’è un anello?” 
Da qui l’inizio della visione, perché si è ritrovato a pensare che l’estetica non è qualcosa di legato ad un oggetto. Cioè la forma che diamo alle cose è una stratificazione di noi. 
E non da un punto di vista solo astratto, cioè dal modo di gestire il giorno per giorno della sua famiglia o la forma che davano alle carote quando le tagliavano piuttosto quello che gli è successo fino al minuto prima di mettersi a dare forma ad un anello, ma anche fisico. Per esempio la forma della sue dita, la forza che ci mette ecc (ama modellare la cera sulle mani). 
Per Karl Fritsch creare è come quando ci si ingegna ad aggiustare un elettrodomestico per non doverlo comperare nuovo:una necessità. 

In tutto questo, quello che mi affascina è:

1- la creatività intesa come un comportamento immerso in una realtà che cambia continuamente.

2- La libertà, individuale ed infinita. 

3- La risposta che si è dato alla domanda: un anello è un’arma; nel senso (secondo me) di sopravvivere alla vita.

Mi piace, questa prospettiva.
Penso al linguaggio: delle parole, del corpo. A come si modifica nel tempo e si arricchisce di nuove sensazioni, espressioni, modi di fare. A come diventiamo diversi. Perché trovo sia il movimento la vera rivoluzione, e a come, per manovrarci usino costantemente la paura della morte,e dunque a fissare il tempo in una eternità che non esiste. 

Adoro chi non cede spazi di libertà.
Elisabetta Guida

(Grazie alla Galleria Zink)