Moda
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Essere Michel Haddi
L’altra sera, alla galleria 29 arts in progress “un talk” meraviglioso. Protagonista Michel Haddi, intervistato da Tiziana Castelluzzo ( non la solita giornalista – con tanti agganci e poco sapere-,ma un’esperta d’arte che assiste privati e imprese nell’acquisto di opere uniche). E dove, durante la chiacchierata l’arte di Michel Haddi si è liberata nell’aria come un profumo. Intanto: lui.Michel Haddi è francese ma nato da una famiglia algerina. In due parole: vita difficile che fa rima con periferia, delinquenza, opportunità che ci sono solo si è abbastanza bravi da crearsele. Aggiungete che ha vissuto per un periodo in un orfanotrofio cattolico, dove però ha potuto studiare. Ha fatto una serie…
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Qualcosa di primordiale.
Articolo da leggere come fosse una storia dentro l’altra. (I disegni , anche quelli animati sono miei) 1- L’inizio. Sono tante settimane che penso a questo articolo. Era cominciata quando avevo visto da Guiltless Plastic, di Rossana Orlandi, una serie di sculture fatte con materiale di scarto che ritraevano il processo dal feto al bambino. (L’artista è Tecla Vellani). Allora ho pensato cosa fosse un inizio e all’associazione che si fa con la forma dell’uovo. Ho scoperto che nel paleolitico superiore le uova erano simbolo di rigenerazione e che noi oggi usiamo gli stessi loro simboli per decorare le uova di cioccolato. Bellissimo è incredibile. Certo l’uovo è un archetipo…
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Quando si sceglie il nero
C’è stata una mostra quest’estate a cui continuo pensare. Si trattava dell’arte tra il “Perugino” e Burri; trait-d’union il colore nero. E ci penso ogni volta che guardo la vetrina di un negozio. Perché scegliere qualcosa rispetto a qualcos’altro ha a che fare con la nostra identità.E quando gli artisti sono di questo calibro realizzano opere che ti entrano nella pelle. Indipendentemente da quello che l’esercito degli intellettuali ci costruisce sopra. Siamo noi e loro. A proposito c’è chi dice che in questo colore ci si possa nascondere, oppure seguendo l’alfabeto dell’Occidente è il colore del lutto, del dolore. Sembra che la ragione di tutto sia la caratteristiche che assorbe…
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Un Kimono, un corpo, due modi di vestire
A volte penso che esistano due “forme”: la linea, cioè l’architettura del vestito, l’insieme di taglio e cuciture, poi quella che veste un modo d’essere. Insomma la stessa ma diversa










