Illustrazione
-
Depero al contrario. La grammatica della violenza, l’antidoto contro la paura.
Importante: le opere di Depero non sono ancora a diffusione libera, e questo articolo è un’interpretazione che mi è venuta mentre ne stavo scrivendo un altro. Per evitare problemi invito a googolare Depero. E se siete stati vittime di qualche bullo tenetevi una fotografia sul telefono da guardare al bisogno. Depero mi porta dove non voglio andare. Sento violenza, intimidazione. Questo occupare spazio.I bulli occupano spazio, è l’unico modo che hanno per essere visti.E’ come se mi ricapultasse all’aggressione che ho subito l’estate scorsa. Intorno: 1- i vari non sento, non vedo, non parlo. Il messaggio è: sei niente, di te sono liberi di fare quello che vogliamo. 2- I…
-
Nuove frontiere
C’è un pensiero che non mi lascia dalla scorsa settimana. Kant è il mio filosofo preferito perché è il manifesto della relatività, pone l’uomo come una specie tra le tante. Ognuno di noi ha una sua propria singolarità. E non smette di ripetere fino alla nausea: pensa con la tua testa, perché qualcosa è sempre stato fatto in un modo non significa che non ci possa essere un altro sistema.Insomma la parola sembra essere: consapevolezza di sé perché se riconosco il pensiero relativo riconosco anche me. (L’opera a fianco è di @ElenaMarkova) Provate a mettere questa idea nella fisica quantistica, esattamente nella teoria dell’entanglement. Fino a un po’ di tempo…
-
Mappe di mondi invisibili. I passati inglesi e la città di adesso.
In un luogo nascosto, esiste un mondo dove abitano le parole. In realtà è più di uno, direi un insieme di tanti universi incastrati uno con l’altro. Ogni lingua parlata ha il suo. Questa pubblicata è un pezzetto di una mappa fatta in velocità della lingua inglese. I passati vivono su una montagna incantata, nelle profondità dell’oceano. Qui vivono i vecchi amori, le sfide superate, qualche dolore, fatto che non si possono più modificare, rimangono ferme. Anche se per muoversi usano il past continuos sono comunque limitati. Nessuno può lasciare la montagna incantata; con sole due eccezioni il present perfect continuos ed il present perfect. Quest’ultimo con immensa difficoltà. Poco più…
-
Graffiti
C’è chi considera le scritte sui muri come fossero gli antichi social. Secondo me no, i muri (a dispetto dei loro proprietari) sono molto più ambiti e non passano mai di moda. Pensate a Obey (pseudonimo di Shepard Fairey), l’artista che riprodusse sui muri il volto in quadricromia di Barak Obama, diventato poi il simbolo della sua campagna elettorale; oppure a Banksy. (Adesso entrambi espongono nei musei e chi ha un muro con un loro graffito, un bel vantaggio economico). Di recente ad Anversa gli Street artist hanno reso omaggio Van Eyck. Vale anche per le scritte, ce ne sono di antichissime, datate due o tre secoli fa o addirittura provenienti dalla…
-
Ognuno ha la sua pioggia
Ci sono tanti modi di disegnare la pioggia, quante maniere di interderla. La cosa curiosa e’ lo stretto legame tra lo stile, l’inquadratura che si decide di dare al disegno è l’opinione sul tema in una varietà infinita di sfumature. Difficile farne un’equazione perfetta: siamo un impasto di culture ed individualità, dove il minimo comune denominatore è l’inconscio collettivo, un luogo senza confini identitari o temporali che non sia l’umanità considerata in se’. Si potrebbe dire che ognuno ha la sua pioggia. Prendete la storia più antica che mai ci sia giunta, “L’epopea di Gilgamesh” -scritta in lingua accadica, nel III secolo A.C – ed il suo diluvio. Il protagonista…
-
L’inferno. Esiste, Non esiste, di sicuro l’Aldila’ è un dedalo.
Ma com’è questo inferno? Esiste non esiste? Ricordo che il mio professore di Filosofia del Diritto fu licenziato dall’università che frequentavo perché disse ,in un’intervista ad un famoso settimanale, che l’inferno non esiste. E non è il solo che sostiene la tesi. Prendete gli Shintoisti, la religione più antica del Giappone, per loro il concetto stesso di peccato non ha ragione d’essere (essendo noi umani figli degli dei basta il cuore a ripulire il male) dunque come potrebbe esserci l’inferno? La vita è fatta di più vite e quando finiamo questa si passaal livello successivo: abbiamo l’upgrade come le app! Poi ci sono gli ebrei che su quello che sarà…
-
Appesi
Penso all’Orlando Furioso. Un tipo da incubo: casto, austero, coraggioso e devoto. Santo Cielo. E se sentite vi manca l’aria, dal punto di vista di Orlando è tutto il contrario. Tanto che si riteneva un uomo così valoroso che non si capacitava di come Angelica si fosse innamorata di Medoro. Morale: impazzì. Ma l’altro pezzo della storia racconta che, un bel giorno, mentre cavalcava per una delle tante foreste del mondo, trovò ristoro in un castello che dava ospitalità a tutti viandanti. La particolarità era che chiunque vi entrasse perdeva la capacità di parlare. L’unico modo che avevano per esprimersi era usare un mazzo di tarocchi. Così Orlando cominciò ad…
-
Uccellini…
A volte capita che una storia cominci a raccontartela ‘il prima’, cioè… tutto il collaterale, più i vari pezzi di passato che accadono. Ma poi, a ripensarla, rimane in testa come un incastro indissolubile. Questo è uno dei casi. Per cui racconterò questa storia come un’operazione matematica. La scenografia è un edizione del Paris Deco Off, il salone internazionale della decorazione.
-
Il potere degli oggetti: le ceramiche di Julie Spako
Difficile capire quale sia l’identità di una città. Pensate a New York con le sue tante anime. Eppure c’è un minimo comun denominatore: la terra. La scienza che studia il suolo, la posologia racconta che la terra è il risultato di un ecosistema quindi ogni posto nel mondo ha il suo. Dunque l’identità in un piatto di terracotta? Per me si. Meglio alcune ceramiche di Julie Spako sono New York. Ma quale relazione li leggerà ? Tra La a podologia, la scienza che studia la terra, e una favola russa.























