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Archeologia subacquea: un dolium e una nave romana sui fondali dell’Isola d’Elba

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Tutte le fotografie sono una cortesia di Visit Elba.

É notizia del 12 Agosto. 

Nelle profondità del mare dell’Elba, tra il Canale di Piombino e le isole dell’arcipelago toscano é stato scoperto un dollium e forse una nave, pare lunga 5 metri e larga due.

A proposito si parla di una seconda campagna di indagini subacquee, prevista per questo autunno, per comprendere cosa e chi fosse. Si tratterà di liberare alcune parti, studiarle e poi ricoprirle. Toglierla dalla sabbia per farla riemergere significherebbe ingaggiare una lotta contro la luce, l’aria, i tarli. Mentre l’assenza di ossigeno ne garantisce la conservazione, un po’ come se fosse una parentesi nello scorrere del tempo. 

Per ora quello che si é visto è una struttura di legno, tenuta insieme da chiodi di bronzo, da cui si deduce si tratta di una nave tardo antica/medievale. 

Ma poi c’è il dolium e la sua storia.

Si trattava di un anfora gigantesca -potevano contenere dai 1.500 ai 2.000 litri- , usata per trasportare derrate alimentari, olio, vino, oppure cereali. Impossibile da spostare a mano, i dollia venivano cementati sulle navi mercantili ancora prima che questi venissero messi in mare. Sistemati dentro a gabbie di legno e poi incastrati e sigillati  usando pece, corde e e cunei di legno erano praticamente murati nelle stive. Nei porti di partenza olio, vino o cereali  veniva travasato con otri oppure anfore, per poi all’arrivo venire letteralmente pompato. Erano le navi cargo ante-litteram.

E il mare dell’Elba ne era particolarmente trafficato, essendo al centro delle rotte romane commerciali. Tanto che è l’isola con la più alta densità di relitti e reperti archeologici sommersi. 


A capo di Sant’ Andrea, a soli dieci metri di profondità, sono state trovate anfore vinarie, alcune delle quali ancora con il tappo di pozzolana intatto con tracce di vino. Difficile berne un sorso, vista la consistenza melmosa in cui si era ridotto. Poco distante anfore di olio e salsa piccante -garum-. Per non parlare del relitto ritrovato a Porto Azzurro, che testimonia il commercio tra Africa e Roma. Piuttosto che quello nella Baia di Procchio ritrovato quasi sulla spiaggia.

Quella del mare dell’Isola d’Elba è una storia di Naufragi. 

Un naufragio di qualche secolo dopo. William Turner. Pubblico Dominio, Wikimedia Commons


L’atmosfera, tra il canale di Piombino che era un imbuto per il vento e le navi commerciali che per come erano fatte venivano spinte dove voleva il mare, sará stata quella di un quadro di Turner.  Senso da fine del mondo. 

Resta che del dolium e della nave ritrovata si sa solo della loro esistenza. Uno degli obiettivi della Soprintendenza Toscana è quello di coinvolgere quella nazionale. 

Gli scavi subacquei sono tra le operazioni più costose in assoluto: servirebbe la possibilità di attingere ai fondi ministeriali. Avere apparecchiature di indagine ultraspecialistiche come sonar ad altissima risoluzione, sottomarini a controllo remoto e via così. Tutelare il sito dai tombaroli del mare.

C’è un saggista giapponese, Masaru Emoto, -con il suo bestseller mondiale “Il miracolo dell’acqua”-, che ha ipotizzato che l’acqua abbia memoria. Cioè, per l’autore tutto è vibrazione, anche i pensieri e le parole, l’acqua li registra. Chissà….

Elisabetta Guida