Anime Affini






Finalmente Palazzo Litta ha ricominciato a respirare: Mosca & Patners sono tornati e dunque il XVIII secolo con i suoi fasti e le sue scoperte. Almeno lo è durante il Salone del Mobile, ma dopo? meglio adesso quando non è più possibile stare nella vibrazione che Caterina Mosca hanno creato? Perché questo è il punto.
E’ da un po’ che ci penso, ieri, mentre studiavo Leonardo e raffrontavo la sua ritrattistica, ho capito. Secondo me Palazzo Litta e Cecilia Gallerani (la donna con l’ermellino) hanno cuori che battono all’unisono.

Lei era l’amante di Ludovico il Moro, stettero insieme per anni, ebbero anche un figlio. Poi lui per ragioni politiche dovette sposare Beatrice d’Este.

Per due secoli Palazzo litta fu abitato, ampliato, decorato, amato dalle famiglie nobili che lo abitarono. Poi il 27 gennaio 1874 fu messo all’asta.
Così Cecilia Gallerani fu allontana da palazzo. Ma Ludovico voleva che lei stesse bene, salvare l’apparenza; così gli trovò come marito il Conte Bergamini, figlio di uno dei suoi più stretti collaboratori e la mandó, a vivere nel palazzo che adesso ospita il Piccolo Teatro Strehler. Se state pensando che si arrese ad una vita triste e mesta: sbagliatissimo. Ma sbagliatissimo.
Cecilia Gallerani fece del suo palazzo un centro di artisti ed letterati. Riguardo al marito, entrambi ci provarono ad amarsi e probabilmente ci riuscirono anche. Ebbero dei figli ed il conte scrisse in una lettera -conservata all’Archivio Gonzaga di Mantova- che un giorno fecero l’amore così tante volte che alla fine non riuscivano più a stare in piedi!
A proposito, una volta, una collezionista in una conferenza stampa, disse che avrebbe fatto qualunque cosa perché le sue terrecotte medievali, dopo la sua morte, non andassero al miglior offerente, come fossero ‘cose’.
Voleva cercare qualcuno che le amasse e se ne prendesse cura quanto lei. La collezionista trovò un museo, ma per Palazzo Litta fu più difficile. Se lo aggiudicò l’Ente Ferroviario, che demolì, ricostruì insomma lo fece suo. Arrivò anche la seconda guerra mondiale, alcuni ordigni esplosero nel palazzo distruggendone parti importanti. Ma si ricostruì Grazie agli studenti dell’Accademia di Brera, grazie al Ministero delle telecomunicazioni e alle fotografie d’archivio dell’Ente Ferroviario.
Anni dopo l’incontro fatale con Caterina Mosca. E sfido chiunque passare per Corso Magenta e non pensare che dietro le porte chiuse ci sia una vita segreta.

Il segreto è che “dopo” non esiste perché la parola magica è: “attraverso”. Bisogna solo non farsi intrappolare. (Anche se sembra che ti strappano il cuore).


Caso vuole che quest’anno Caterina abbia affidato il Cortile d’Onore ad uno studio Sud Coreano – Byoung Soo Cho | Bcho Partners-, che lo ha trasformato in un confine tra l’uomo e la natura. Il pavimento rappresenta la terra sopra il quale si staglia il cielo, il colonnato é una foresta. Ed il messaggio è che niente ci appartiene.
Elisabetta Guida







