-
Graffiti
C’è chi considera le scritte sui muri come fossero gli antichi social. Secondo me no, i muri (a dispetto dei loro proprietari) sono molto più ambiti e non passano mai di moda. Pensate a Obey (pseudonimo di Shepard Fairey), l’artista che riprodusse sui muri il volto in quadricromia di Barak Obama, diventato poi il simbolo della sua campagna elettorale; oppure a Banksy. (Adesso entrambi espongono nei musei e chi ha un muro con un loro graffito, un bel vantaggio economico). Di recente ad Anversa gli Street artist hanno reso omaggio Van Eyck. Vale anche per le scritte, ce ne sono di antichissime, datate due o tre secoli fa o addirittura provenienti dalla…
-
Vermeer news…
Novità sulla vita di Vermeer. Un ricercatore, un ex archivista, mentre stava preparando “La Delft di Vermeer” , una mostra che aprirà il 10 febbraio nella città natale dell’artista, ha scoperto qualche nuova curiosità. La prima è il lussuoso funerale dell’artista; e non si capisce come. Intanto, Vermeer passò la vita protetto finanziariamente dalla moglie, almeno fino a dove riuscì, e da un mecenate che l’aiutò a pagare la quota di iscrizione alla corporazione dei pittori -la Gilda di San Luca- per potere dipingere e lavorare. A questo si aggiunge che, ad un certo punto, la Francia mosse guerra alle terre che allora erano considerate l’Olanda, dunque la borghesia dovette…
-
Ognuno ha la sua pioggia
Ci sono tanti modi di disegnare la pioggia, quante maniere di interderla. La cosa curiosa e’ lo stretto legame tra lo stile, l’inquadratura che si decide di dare al disegno è l’opinione sul tema in una varietà infinita di sfumature. Difficile farne un’equazione perfetta: siamo un impasto di culture ed individualità, dove il minimo comune denominatore è l’inconscio collettivo, un luogo senza confini identitari o temporali che non sia l’umanità considerata in se’. Si potrebbe dire che ognuno ha la sua pioggia. Prendete la storia più antica che mai ci sia giunta, “L’epopea di Gilgamesh” -scritta in lingua accadica, nel III secolo A.C – ed il suo diluvio. Il protagonista…
-
Quando un soufflé…
Un soufflé è un’abito da sera. Sarà questo uscire dallo stampo e quella sensazione di aria rarefatta. Perché non è solo una questione di morbido e vaporoso, ma proprio di… sollevarsi. Immaginate una nuvola di profumo appena accennata, la forma perfetta; tutto un’ insieme seducente e allineato all’Essere.. E poco importa che il soufflé sia un edificio o la portata di un pranzo, si tratta più di uno stato dell’essere, o di un’armatura contro il conformismo. Penso all’architettura di Kengo Kuma a Sidney in Australia (in un intervista ha dichiarato che l’idea era creare un edificio che fosse un punto di riferimento per il quartiere). O a Curves, un’architettura usata…











